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Un gruppo di parrocchiane inveirono contro le due giovani signore lesbiche, le malmenarono e le cacciarono dalla chiesa assieme al loro bambino. Il piccolo scoppiò a piangere spaventatissimo, una della due signore spinta in malo modo, inciampò sui gradini e si fratturò un braccio.  Il parroco fu denunciato, poiché la sera antecedente, nell’omelia della messa vespertina aveva letto il seguente passo di san Paolo: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento» (Romani 1, 26 – 27). E il passo del Catechismo: “Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita” (N. 2357).
Correva l’anno 2025 ed era in vigore la legge Zan che recitava: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.
Senza dubbio erano state le parole del sacerdote a determinare il compimento dell’atto discriminatorio e violento da parte delle parrocchiane scandalizzate.
Renato Pierri

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