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In questo periodo la vegetazione a Roma cresce quasi a vista d’occhio, non solo nei parchi e nelle aiuole della città, ma anche sui cigli delle strade, sui marciapiedi, lungo i muri e sui muri, persino sui tetti. Piante selvatiche dappertutto. Le chiamano erbacce, in realtà sono bellissime e utilissime. I tarassachi dai piccoli soli gialli che ornano in questi giorni i marciapiedi del quartiere Colli Aniene, dove abito, sono una gioia per gli occhi. Via Francesco Compagna in questo periodo potrebbe essere chiamata via del cardo, talmente è piena del bel fiore. Sul ciglio di alcune strade hanno avuto tempo di fiorire persino degli oleandri. Ma a dominare è il tarassaco, chiamato anche dente di leone, soffione, e piscialetto per le sue proprietà diuretiche e depurative. In via Urbano Cioccetti, non ci crederete, ma sul marciapiede si stende abbondantemente una siepe di more. E ci sono i papaveri rossi e la cicoria e la rucola e tante altre piante delle quali, ahimè, non conosco il nome. Il Comune di Roma non taglia le piante spontanee per incuria, ma è un’incuria che non mi sento di rimproverargli.
“Tutte queste piante fanno parte della nostra natura urbana, aiutano a rimuovere l’inquinamento, producono ossigeno e sono utili agli insetti e agli uccelli”, ha dichiarato Sophie Leguil a Mother Nature Network. La giovane etologa e botanica francese, che vive a Londra, ogni volta che incontra una pianta selvatica o dei fiori, spuntati ad esempio ai bordi di un marciapiede, li fa notare ai passanti scrivendone il nome sul selciato con un gessetto. Se venisse a Roma, nel mio quartiere, di gessetti ne consumerebbe a centinaia, tante sono le varietà di piante spontanee che vi crescono.  Molti marciapiedi del quartiere sono impraticabili a causa del selciato dissestato, non per le piante spontanee. Ad ogni modo, viva le erbacce e viva la primavera.
Renato Pierri

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