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SOLDATI DELL’AZERBAIGIAN INVADONO L’ARMENIA

E la dittatura azera ricorre al vittimismo

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Non finiremo mai di stupirci dell’energico attivismo del rappresentante diplomatico del dittatore Aliyev in Italia. Un attivismo che durante i 44 giorni della guerra scatenata dall’Azerbaigian con l’aiuto della Turchia e dei mercenari jihadisti contro la piccola repubblica de-facto del Nagorno Karabakh (Artsakh) si è contraddistinto nel produrre una serie di fake-news che con il tempo sono state smentite e smascherate dai fatti e dagli stessi protagonisti del mondo azero.

Attivismo che è proseguito anche dopo la fine della guerra, con una serie di notizie e comunicati che avevano lo scopo di presentare l’Azerbaigian come vittima e l’Armenia come aggressore, anche con l’aiuto di una manciata di rappresentanti del popolo italiano che hanno deciso di sposare la causa della dittatura azera, ricca e luccicante ma pur sempre dittatura (168°/180 Freedom Press Index 2020).

Da ultimo, ecco un nuovo attacco che addebita all’Armenia e agli armeni la morte di due giornalisti il cui mezzo ha colpito una mina anticarro in una sperduta sterrata di montagna, lamentando la (presunta) mancata consegna delle mappe dei campi minati e parlando di fantomatici gruppi di sabotatori armeni che starebbero predisponendo nuove mine negli insediamenti e nelle strade dell’Azerbaigian.

Premesso che siamo dispiaciuti per la morte di tutte le persone innocenti alle quali va il nostro cordoglio, non riusciamo a capire perché il governo azero non limiti la libera circolazione di veicoli e persone in zone che fino a poco tempo fa erano teatro di guerra.

A noi sembra che questo attivismo mediatico sia solo l’ennesimo tentativo della diplomazia azera per deviare l’attenzione per cercare di sottrarsi alle pressioni che arrivano dalle istituzioni europee e mondiali.

Difatti, sono ripetuti i richiami della comunità internazionale rivolti al dittatore Aliyev per rilasciare i prigionieri di guerra armeni che secondo alcune stime sono quasi 200.

Sono molteplici gli inviti all’Azerbaigian per permettere alla missione UNESCO di visitare i distretti occupati con l’intento di tutelare il millenario patrimonio artistico e culturale armeno che soldati e funzionari azeri stanno distruggendo e non mancano ovviamente i richiami all’Azerbaigian a non ricorrere ad ulteriori provocazioni e a rispettare l’integrità dei confini territoriali dell’Armenia.

 E nel mezzo della crisi per la recente occupazione di territori della repubblica di Armenia da parte di alcune centinaia di soldati dell’Azerbaigian, questa esplosione giunge proprio a proposito per far vestire a Baku i panni della povera vittima.

La guerra scatenata a settembre dello scorso anno, in piena pandemia, da Azerbaigian, Turchia e mercenari assoldati per annientare la popolazione armena del Nagorno Karabakh – Artsakh ha prodotto già più di 5000 vittime tra le file armene e altre migliaia in quelle azere, oltre alla distruzione e all’orrore che la guerra  lascia nel cuore delle persone come una ferita aperta.

Il nostro appello alla comunità internazionale, ai media e soprattutto a certi politici, è quella di non cadere nel tranello azero della disinformazione e lavorare per una pace stabile e duratura, basata sulla verità e sul rispetto dei diritti dei popoli.

Noi ripudiamo la guerra, l’Armenia vuole la pace.

Consiglio per la comunità armena di Roma

www.comunitaarmena.it

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