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Sul nuovo numero: l’Italia ha il petrolio ma la politica non lo sa

Il nostro petrolio. Apre così il nuovo numero di PrimadiTuttoItaliani dedicato ad un nostro pallino, che però è stato ignorato dolosamente.

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Lo scriviamo dal primo numero di questo foglio: il made in Italy è il nostro petrolio, ma fino a questo momento la politica non vi ha scommesso abbastanza. Oggi si apprende che, nel mese di marzo, Germania e Francia hanno incrementato gli acquisti di made in Italy di oltre il 30%. Stiamo parlando di un oggettivo traino che porta in grembo, non solo punti percentuali di crescita globale in termini tendenziali, ma anche la consapevolezza che rappresenta la gallina dalle uova d’oro. Il made in Itay è il perno della manifattura nazionale sui mercati internazionali e rappresenta l’ultima scialuppa per portare in salvo le nostre aziende che possono, adesso, finalmente recuperare i volumi persi nel corso della pandemia.

Il balzo di marzo del 30%, dopo una partenza in sordina nel primo bimestre, deve far mutare la mentalità di chi ha governato le politiche alimentari di questo paese con scarsi risultati, ovvero il Pd. Festeggiare oggi il made in Italy dopo aver permesso alle regole europee di schiaffeggiarlo è da ipocriti e va stigmatizzato con forza. Nessuno fino ad oggi ha mosso un dito per combattere seriamente la diffusione di prodotti farlocchi come il Parmesan o l’abbigliamento contraffatto.

Anzi, a scorrere i dati di Coldiretti si apprende che nel mondo il cibo italiano è quello meno dannoso.

In Italia su complessivi 297 allarmi alimentari registrati nel 2020 solo il 17% hanno riguardato prodotti con origine nazionale, 146 provenivano da altri Stati dell’Unione Europea (49%) e 100 da Paesi extracomunitari (34%). “In altre parole – precisa la Coldiretti – oltre otto prodotti su dieci pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero. I pericoli maggiori per l’Italia nel 2020 sono venuti da:– Pesce provenienza Spagna, con alto contenuto di mercurio; – Pesce provenienza Francia, per l’infestazione del parassita Anisakis; – Materiali a contatto con gli alimenti (Moca), per i quali si riscontra la cessione di sostanze molto pericolose per la salute del consumatore (cromo, nichel, manganese, formaldeide ecc.), in particolare per quelli importati dalla Cina; – Pistacchi provenienza Turchia.

Ora, nessuno intende demonizzare il cibo non italiano, ma è di tutta evidenza che la qualità tricolore è un fattore oggettivo su cui edificare politiche ad hoc, non lasciarsi mettere all’angolo dalle boutade di Bruxelles, come i vermi a tavola o il vino senza alcool di cui qualche burocrate farnetica.

In secondo luogo il made in Italy, cibo o prodotti poco cambia, significa anche dell’altro. Nell’era della post globalizzazione e nel primo anno D.C. (dopo Covid) vuol dire anche sicurezza finanziaria. Il made in Italy è un nostro asset strategico, perché foriero di interessi nazionali e di progressi economici. E’centrale per le nostre strategie di penetrazione nei diversi mercati del mondo, è centrale perché consente al sistema Paese di smarcarsi dalla concorrenza, è centrale perché ci consente di abbinare i consumatori medi di altri paesi a quelli più esigenti che ormai cercano il made in Italy in virtù di una svolta di carattere culturale.

Da segnalare sul nuovo numero il fondo di Roberto Menia sul rivio delle elezioni Comites, l’intervista allo chef Cristiano Venturi, presidente dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani Francia (APCI), lo scandalo di presunto spionaggio del Psoe al Parlamento Europeo, la polemica su Bella Ciao come nuovo Inno Nazionale italiano.

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Prima di Tutto ITALIANI

Il Direttore

Dott. Francesco De Palo

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