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Il 17 giugno la Segreteria di Stato Vaticano ha spedito all’Ambasciata Italiana una nota verbale inerente il DDL Zan. La critica verteva sui punti relativi alla libertà di espressione della Chiesa e l’invito a una diversa modulazione del testo normativo in discussione. All’indomani della tirata d’orecchi, il presidente del Consiglio Draghi ha prontamente replicato che «Senza voler entrare nel merito della questione, rispetto agli ultimi sviluppi voglio dire che il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale». La nota “conservatrice” della Santa Sede, ha sicuramente indotto le frange progressiste del vaticano e  lobby gay ed Lgbtq a darsi una ragione del’angosciante silenzio del papa che, una volta non giudicava. Infarto miocardico scongiurato! Per rassicurare i fans e i media che l’avevano nominato uomo dell’anno, come ad esempio Vanity Fair o la più antica rivista della comunità omosessuale Usa, Advocate, nel giro di poche ore ha colpito ed affossato i reazionari che senza averlo consultato, avevano osato farlo passare per un parruccone poco avvezzo alla modernità e alle gaiezze della vita. All’Angelus di Domenica 27 giugno, pur senza fare riferimenti diretti al fenomeno evidente dell’omofobia, ha parlato ai fedeli della  facile tentazione di cadere vittime dei pregiudizi. Per essere ancora maggiormente esplicito, il giorno successivo Papa Francesco ha inviato una lettera al prete gesuita James Martin esprimendo sostegno alle sue posizioni di “accompagnamento” comprensivo nei confronti della comunità Lgbtq. Una correzione di rotta che porterà Bergoglio ad essere proclamato il papa più amato dagli storici nemici della Cattolicità. Ossimoro stridente, ma considerata l’emorragia di fedeli dalle chiese e la drastica erosione dell’8X1000 alla chiesa cattolica, amara realtà innegabilmente vera.
Gianni Toffali

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