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“NAPOLEONE E IL MITO DI ROMA”

E’ questo il titolo della Mostra celebrativa del bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte, il corso nato ad Ajaccio il 1769 da una famiglia che in secoli lontani aveva origini fiorentine, trasferitasi in seguito prima a Sarzana, poi in Corsica.                                              Sottotenente a 16 anni, di lucida intelligenza e forte determinazione, ambizioso e dalle grandi capacità di leader, sconvolse l’Europa e dagli Inglesi vincitori venne, dopo la sconfitta a Waterloo, relegato nell’isola di Sant’Elena, ridotto quindi alla inazione per lui insopportabile. Lì si spense a 51 anni il 5 maggio 1821, mentre il cosiddetto ordine era già tornato a sistemi che non avrebbero funzionato, come, del resto, non aveva funzionato neppure con lui il principio della nazionalità e quello della libertà, validi solo per la Francia.                                                                                                                            Fu vera gloria? Si chiese il Manzoni nella celeberrima ode lasciando ai posteri la risposta, ma neppure i posteri possono rispondere se non chiariscono prima che cosa si voglia intendere per gloria, per vera gloria. E la diatriba non avrebbe termine.                                                                                                La Mostra, installata ai Mercati di Traiano (dal 2007 Museo dei Fori Imperiali), imponente complesso di costruzioni poste sulle pendici del Colle Quirinale, considerato primo centro commerciale nella storia, è stata allestita da Stefano Balzanetti, Simona Bove, Alessandro Di Marto, Eleonora Giuliani e Mario Maiorani, ed ha avuto come curatori Claudio Parisi Presicce, Massimiliano Munzi, Nicoletta Bernacchio e Simone Pastor.                                                                                         Inaugurata lo scorso 4 febbraio con chiusura in maggio, è stata poi prorogata sino al 7 novembre 2021 anche per le restrizioni poste in atto a causa del Covid 19.                                                                                                                    Napoleone, sin da giovinetto appassionato di studi classici, affascinato dalla grandezza di quella che era stata la Caput Mundi, non venne mai a Roma, ma sentì per la Città Eterna un legame particolare che gli derivava dall’ammirazione per quanto aveva Roma realizzato, per quell’impero che nei suoi desideri voleva tornare a far rivivere con le città amate, Parigi in primis e Roma che sarebbe stata, con le trasformazioni da lui volute, una seconda Parigi. Per questo dal 1811 al 1814 promosse gli scavi nella zona dei Fori Imperiali: vennero alla luce importanti reperti dalla basilica Ulpia. Sono alla Mostra esposti progetti di rinomati architetti come Giuseppe Valadier, e varie incisioni.                                                                                             Ambiva Napoleone ad essere grande condottiero sin da cadetto, del quale si può ammirare la statua in gesso di Louis Rouchet dov’è già col ciuffo rivoluzionario che verrà riprodotto in bronzi e bronzetti, in busti e dipinti, e anche con la tipica espressione del volto e la mano destra infilata nel gilet. Ammirava Cesare, di cui la Mostra offre il busto in bronzo, Alessandro Magno, del quale si può ammirare il bronzetto proveniente dal Museo Archeologico di Napoli, ma anche Annibale audace nel valicare le Alpi, di cui è presente un busto in marmo. E David raffigura il Bonaparte sul destriero con l’indice volto verso l’alto, e pare negli effetti dinamici attraversare le Alpi in volo. Si fa immortalare da Lorenzo Bartolini con la corona d’alloro (ma in qualche busto ha anche la corona ferrea) e le fattezze da imperatore romano, vuole essere considerato novello Augusto, del quale è presente un busto. E ambisce a eternare le sue imprese, lui come Traiano nella Colonna che aveva suscitato interesse anche in Luigi XIV, e Napoleone la realizza per sé, è la Colonna Vendȏme, di cui è esposto un calco. Ma vuole apparire anche prosecutore dei re francesi, a esempio nel dipinto di A. J. Gros, e pure quasi taumaturgo nell’incisione di A. C. Masson, o il salvatore dell’Italia nel gruppo scultoreo di Pacetti dove tende la mano alla donna seduta, raffigurazione dell’Italia. E’ presente anche Canova, il suo busto e quello che lo scultore fece a Pio VII, i cui rapporti con Napoleone furono difficili, complessi. Né mancano i modelli dell’epopea napoleonica come l’aquila romana e il vessillo del 7° Reggimento Ussari; ci sono inoltre i riferimenti alla Campagna d’Egitto con la statuetta di bronzo di C. J. Meurant dove Napoleone è sul dromedario e la stampa di Girardet che lo raffigura alle Piramidi.                                                                                                                    L’iter celebrativo si chiude con il ritratto di François Gérard che raffigura Napoleone Bonaparte con gli abiti dell’Incoronazione.                                                                                                         Una Mostra di oltre 100 opere che celebra attraverso sculture, dipinti e stampe, con medaglie, gemme, monete e oggetti d’arte varia provenienti da collezioni capitoline e da importanti musei italiani ed esteri, Napoleone Bonaparte imitatio Augusti, imitatio Alexandri a 200 anni dalla morte, ma insieme celebra la grandezza di Roma, nella memoria  ancor viva come nel Carmen saeculare di Orazio.  

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Antonietta Benagiano

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