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«Ritengo prioritario, oltre al potenziamento dei controlli sui movimenti dei rifiuti, aggiornare la normativa sull’iscrizione all’Albo gestori ambientali, nel senso di escludere ogni possibilità che ditte infiltrate o sospette la mantengano od ottengano».  L’ha detto a Montecitorio il deputato M5S della commissione Ambiente Giuseppe d’Ippolito, nel replicare alla sottosegretaria Ilaria Fontana, che ha risposto in Aula ad un’interpellanza urgente del Movimento 5 Stelle sull’inchiesta Mala Pigna, la quale ha confermato gli interessi, i metodi e la pericolosità della ’ndrangheta sullo smaltimento dei rifiuti. Nella replica, il deputato M5S ha ricordato che in un’interrogazione del giugno 2020 aveva denunciato in solitudine come l’imprenditore Rocco Delfino, coinvolto nella recente inchiesta Mala Pigna, «riuscisse ad aggirare le interdittive antimafia, a restare nel mercato e perfino ad espandere il proprio giro di affari», forse anche con l’aiuto di «rappresentanti dello Stato». «È indispensabile – ha avvertito il parlamentare – una maggiore consapevolezza e responsabilità politica per proteggere il Mezzogiorno dall’inquinamento ambientale prodotto dalla ’ndrangheta, dalla mafia e dalla camorra», anche «con le loro entrature nel sistema dei rifiuti». Difatti, «diverse inchieste giudiziarie – ha precisato l’esponente dei 5 Stelle – dimostrano che il Sud è area privilegiata per lo smaltimento, l’interramento o l’affondamento di rifiuti tossici e pericolosi». «Per esempio penso alla vicenda della nave Jolly Rosso, alla morte del capitano Natale De Grazia, alla storia della motonave Cunsky e – ha spiegato D’Ippolito – all’inchiesta Mala Pigna, con cui è stato scoperto un disastro ambientale nell’area della Piana di Gioia Tauro; territorio sui cui, peraltro, gli ultimi governi hanno investito molto per lo sviluppo del Porto e quindi dell’economia pulita della Calabria».

 

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