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Da una comunicazione (divenuta in modo fortuito di pubblico dominio) inviata l’11 luglio scorso dal prof. ing. Giorgio Bertanza al Capo di Gabinetto del Prefetto di Brescia, emergerebbe che lo studio “Analisi dei siti alternativi per l’ubicazione dell’impianto di depurazione a servizio della sponda bresciana del lago di Garda, ai fini della presentazione della VIA”, esperito nel 2018 dal prefato Bertanza su incarico di “Acque Bresciane S.r.l.”, gestore unico del Servizio Idrico Integrato per la provincia bresciana, peraltro punto di partenza di studi successivi, sarebbe inficiato da inesattezze, omissioni e parzialità nelle valutazioni condotte. L’individuazione dei comuni di Gavardo e di Montichiari, da parte del Prefetto e Commissario straordinario, a luglio scorso, come siti dove edificare due nuovi impianti di depurazione ad uso dei comuni bresciani del Lago di Garda, andrebbe, a rigore, rimessa in discussione per decadenza dei presupposti. I due Comuni, infatti, non si trovano sulla sponda bresciana del lago ma in un bacino del tutto diverso e i due depuratori, posto che per quello di Gavardo si progetta di cementificare un’area verde agricola e boscata di oltre 7 ettari, soggetta a tutela paesaggistica e idraulica, avrebbero lo scopo di trattare acque reflue provenienti dal bacino idrico fiume Sarca-Lago di Garda-fiume Mincio riversandole poi, al termine del processo di depurazione, nel ben distinto bacino Lago d’Idro-fiume Chiese. Con l’interrogazione n. 3-02961, pubblicata dal Senato il 30 novembre, accogliendo le osservazioni puntuali e ragionate del Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia, i senatori Angrisani, Corrado, Granato e Lannutti hanno chiesto al ministro Cingolani: “se non ritenga opportuna e, a questo punto, imprescindibile la revisione delle analisi finalizzate ad individuare quale sia la soluzione effettivamente migliore per l’ottimizzazione del sistema di depurazione a servizio delle comunità del Lago di Garda, contemplando fra gli elementi di valutazione, in misura prioritaria, l’impatto ambientale, il minore o nullo consumo di suolo, il principio di prossimità del sistema ai luoghi serviti”. E ancora: “se, per conseguire la menzionata revisione, non sia necessario commissionare un nuovo Studio, assegnandone la redazione ad esperti di specchiata professionalità e di indubbia indipendenza, da individuare attraverso un bando di livello europeo.

 

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Margherita Corrado (Senato, Gruppo Misto – Commissione Cultura)

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