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«L’inchiesta giudiziaria Sistema Cosenza non è bastata a far cambiare certe prassi anomale nell’Asp cosentina, se all’inizio del nuovo anno, con i contagi alle stelle, un dipendente ha dovuto rivolgersi ai carabinieri per tentare di riprendere servizio in una postazione del 118». Lo afferma, in una nota, il deputato di Alternativa Francesco Sapia, che alla Camera siede in commissione Sanità. «Anno nuovo, vita vecchia per l’Asp di Cosenza, che nei mesi scorsi – prosegue il parlamentare – aveva temporaneamente destinato il dipendente, un infermiere del 118, ad altro servizio, senza mai specificare quale. Così, lo stesso dipendente, tra gli eroi del Covid in tutte le ondate, ha atteso invano l’assegnazione della nuova sede lavorativa, mai arrivata. Nel frattempo, l’ordine di servizio con cui l’infermiere era stato trasferito in via temporanea è decaduto, non potendo per legge superare i 30 giorni. Quando l’interessato si è presentato al lavoro nella sua postazione del 118, di fatto – precisa il deputato di Alternativa – gli è stato impedito di svolgere le proprie mansioni nel delicato settore dell’emergenza-urgenza, peraltro senza alcuna spiegazione formale da parte dei superiori». «È successo in Calabria, è successo nel silenzio. È successo senza rendere conto ad una comunità, quella calabrese, che già paga le conseguenze del Piano di rientro, delle gestioni del passato e della discesa verticale dei Livelli essenziali di assistenza. Soprattutto – denuncia Sapia, che sul caso anticipa una sua interrogazione al ministro della Salute – è successo in una fase delicatissima del Covid, caratterizzata dalla ripresa dei trasferimenti in ambulanza nelle degenze e nelle terapie intensive». «Chiedo al commissario Occhiuto – conclude Sapia – di intervenire subito su questa vicenda, sulla quale ho già presentato un esposto all’autorità giudiziaria».

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