TRA BEFFA E CARTA STRACCIA
Viviamo in un mondo dove tutti gli Stati, chi più chi meno, sono dipendenti gli uni dagli altri, ed è ovvio che chi lo è di più vive una condizione di insicurezza maggiore. Come l’Italia, scarsamente attrezzata sotto alcuni aspetti, soprattutto sul piano energetico. Questo genera forte preoccupazione il momento in cui gli equilibri vengono ad essere compromessi dalle decisioni di uno Stato che ritiene di potersi permettere lo squilibrio, di muoversi in modo tale da provocare una generale allerta. Ha una causa la provocazione, va per ogni cosa ricercata, talora è in eventi del passato giudicati positivi nel loro sconvolgimento, a esempio la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il 25 dicembre 1991 vide per l’ultima volta sventolare sul Cremlino la bandiera sovietica (falce e martello e stella gialli a lato asta su fondo rosso), sostituita alle ore 18,30 dalla bandiera russa (tre bande orizzontali, bianca blu e rossa, a partire dall’alto) con conseguente nascita degli Stati post-sovietici. L’Ucraina, divenuta indipendente con il referendum del 1° dicembre 1991, proprio in virtù della sua indipendenza, potrebbe entrare a far parte della Nato, seguire un percorso diverso.
Ma se a presiedere la Federazione Russa si trova dal 2012 l’ex militare ed ex funzionario del KGB Vladimir Putin (appellato Zar), il quasi settantenne con ancora negli occhi la bandiera sovietica, l’ingresso nella Nato si complica.
“Noi non vogliamo la guerra ma non accetteremo mai l’allargamento della Nato fino ai nostri confini, è una minaccia che noi percepiamo chiaramente”.
Che proprio non scendesse giù al Presidente Vladimir Putin quell’allargamento era ben chiaro sin da anni passati, comunque lo ha con forte chiarezza ripetuto al Cancelliere Olaf Scholz seduto a lunga distanza da lui a quel tavolo immortalato dai media di tutto il mondo già nell’incontro col Presidente francese Macron.
Ha poi aggiunto (ed è questa speranza) che, relativamente all’Alleanza sulla sicurezza, ci sono “ragionamenti” in corso: non può lo Zar non farli poiché sarebbe danneggiata anche la Russia.
Poi, nella conferenza successiva all’incontro, Putin è andato oltre mettendo al corrente di voler ritirare parte delle truppe dislocate al confine con l’Ucraina. E, in effetti, dei movimenti ci sono stati, anche se registrati come spostamenti.
De-escalation in vista? Ci si interroga da più parti.
Boris Jhonson, però, è molto cauto: l’Intelligence britannica ha rilevato la costruzione di ospedali da campo presso le truppe russe, e ciò avviene solitamente quando ci si prepara alla invasione. Cauti anche Usa, Ue e, ovviamente, l’Ucraina che si sente ancora quasi accerchiata.
Il Presidente Usa Biden si dice “desideroso di negoziare accordi scritti con la Russia, di proporre nuove misure sul controllo degli armamenti e sulla trasparenza”. “Verba volant, scripta manent”, recita un antico proverbio latino. Ma quanto possono valere gli accordi scritti, vale a dire i cosiddetti pezzi carta? Un infinito numero di guerre sono da remote ere seguite, nonostante i Trattati di pace. A nulla valgono, o per poco. E innumeri sono state le infrazioni agli accordi. Un esempio solo: Il Cancelliere tedesco Theobald Bethmann Hollweg, all’ambasciatore britannico che il 14 agosto 1914 gli ricordava la neutralità del Belgio violata, rispose che i Trattati erano pezzi di carta, che quindi non avevano valore.
Per questo Biden precisa che “le sanzioni sono pronte nel caso la Russia attacchi l’Ucraina”. La storia è un susseguirsi di violazioni e guerre, e ogni guerra impone morte e distruzione. Ricordiamo quanto scritto nel Manuale di guerra tedesco del 1902: “Una guerra condotta energicamente non può essere diretta solamente contro il nemico che combatte e contro ciò che esso ha disposto per la sua difesa, ma tende e dovrà tendere ugualmente alla distruzione delle sue risorse materiali e morali. Le considerazioni umanitarie, come i riguardi alle persone e ai beni, non hanno alcuna influenza se la natura e lo scopo della guerra se ne avvantaggiano… E’ lecito ogni danno, anche il più grave che la guerra esige o che la sua continuazione logica porta con sé”. Riflette Albert Einstein: “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”. E le cause di ogni guerra, al termine di essa, con i milioni di morti e le infinite rovine, perdono di significato. Ma la brama di dominio continua da remoto tempo a prendere i Reggitori, dimentichi che il vero potere sta nel dominare attuando la pace.
Antonietta Benagiano











