A CHI TIRA DI PIU’
“Ci sono cose da non fare mai -ammonisce Gianni Rodari- né per mare, né per terra (né per cieli, aggiungiamo noi), per esempio, la guerra”. E la guerra si continua, invece, a fare. Dall’Ucraina, in queste due ultime settimane, immagini toccanti e narrazioni diverse, a seconda del punto di vista, occidentale o russo. L’Occidente condanna chi sta producendo distruzione e morte, una sopravvivenza difficile per quanti vanno alla ricerca di una via di fuga, della salvezza. Sono soprattutto donne (gli uomini restano a difendere la terra patria dagli assalitori) con bimbi piccoli in braccio e con quelli che possono da sé procedere tenendo il passo di madri, zie e nonne. Sono esseri distrutti dal lungo cammino nel gelo, da fame e sete, dall’abbandono di ogni cosa cara. Le guerre, sorte dai primordi della storia per brama di dominio, procedono come tragedie dei vinti dalle quali non sono, però, esclusi neppure i vincitori, e vengono a posteriori immancabilmente condannate. Intanto l’essere che tutto impara non ha imparato la pace e le guerre si fanno e diventano con le nuove armi atomiche (sono state, con buona sorte, per ora messe da parte) sempre più distruttive. In ogni guerra è presente la fiumana umana in fuga per la salvezza, c’è da quando, per riferirci a una narrazione nota, Enea fuggì da Troia in fiamme con il padre Anchise in spalle e il figlio Ascanio accanto. Troia, una leggenda non tanto leggenda se Heinrich Schliemann, che abbiamo ricordato nel bicentenario della nascita (www.literary.it), animato dalla passione per Ilio, sulla scorta delle narrazioni omeriche, riuscì a rintracciarne l’esistenza, a documentarne la realtà tragica. Si ripete nei secoli, nei millenni. Tante guerre anche in questi ultimi trent’anni con i relativi colpevoli, con quelli che sono passati per tali, sommariamente liquidati, mentre non ci si soffermava molto sulle tragedie, sulle sofferenze e rovine. E la guerra è anche distruzione di patrimoni d’arte. Abbiamo ancora presenti le immagini televisive dei saccheggi nel 2003 al Museo di Baghdad con la perdita di circa 15 mila opere, preziosa testimonianza della antichissima civiltà mesopotamica. Trent’anni di Usa e Nato con Prima guerra del Golfo (1990) e Seconda guerra del Golfo (2003 – 2011), con la guerra nei Balcani (1992) e in Afghanistan (2001-2021). Ci fermiamo qui tralasciando quanto avvenuto altrove e continua ad avvenire in ogni parte del globo, sempre a maggior danno dei deboli, in special modo di donne e bambini. Molla ovunque la cupidigia, e intanto la Cina che, interpellata dall’Occidente come intermediaria per il ‘cessate il fuoco’ (anche ciò fa riflettere sul tramonto dell’Occidente), con strategie diverse sempre più s’impone come potenza economico-finanziaria, pur non negando un intervento negoziale, conferma di avere con la Russia un’amicizia “solida come la roccia”. Avrebbe la Russia potuto, con rapporti diplomatici diversi, con una maggiore attenzione da parte dell’Occidente, volgersi a quel mondo occidentale che è poi culturalmente il suo mondo. Negli oltre trenta ultimi anni ovunque distruzioni e centinaia di migliaia di vittime civili, tra cui i bambini. E sempre il vecchio continente, senza armi proprie e progetto politico proprio, viene tirato al seguito. Avrebbe dovuto ogni volta chiedersi il “cui prodest ?” e, nel conflitto in corso, prodigarsi con diversi approcci ancor prima che le truppe russe venissero poste al confine ucraino. Restano gli ucraini sotto le bombe per difendere la loro terra e i giovani russi (inconsapevoli taluni, a quanto riferiscono, della gravità) vanno a bombardare. Più motivati i primi, e da ciò la resistenza che Putin non si aspettava. La Nato, dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia e la frammentazione dell’Urss (1991), ha trovato la ragione della sua esistenza in un rapporto non conflittuale con gli ex avversari del Patto di Varsavia e nella difesa comune. Intanto Putin vuole riprendere le parti perse nella frammentazione, pertanto agita anche il terrore delle armi nucleari, mentre la Nato ha la sua giustificazione nel rifornimento a Kiev perché resista. Si dovrebbe da entrambe le parti ragionare diversamente per un accordo in modo da salvaguardare ciò che maggiormente va salvaguardato: è la vita a dover essere in prima linea, a dover essere difesa, e ciò può avvenire solo se il buon senso, in guerra molto latitante, ritorna in possesso delle menti fuorviate. Per questo conflitto non è solo il vecchio continente (e massimamente l’Italia che ha fatto ‘la bella addormentata’) ad essere danneggiato dalla chiusura del flusso energetico e dei prodotti di sussistenza, anche la Russia viene penalizzata con i nuovi provvedimenti volti a tagliarla fuori. L’Europa si allarga verso la terra russa e la Russia ha come vicino prossimo il vecchio continente, dovrebbero entrambi non irrigidirsi, ascoltarsi per il conseguimento della pace. Che è la cosa più importante, ma è anche quella che richiede molto buon senso perché si possa non solo realizzarla, anche mantenerla.
Antonietta Benagiano










