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Il sud della Russia e Il Caucaso del nord da dieci anni aggrediti dall’Azione degenerativa di Massa.

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Gualfredo de’Lincei

Negli ultimi dieci anni il sud della Russia e il Caucaso settentrionale sono stati oggetto di aggressione degenerativa di massa. Un tempo era diffusa la propaganda di idee estremiste e atti terroristici, attacchi alle strutture delle Forze dell’Ordine, dei così detti gruppi della morte, che più tardi vennero sostituiti con attacchi a scuole e università da parte di studenti. Dal 2016 in Russia furono registrati circa 20 casi simili, senza però vittime. Le idee erano veicolate da gruppi coperti creati dai così detti “colombaini” (movimento che fu riconosciuto terroristico e bandito dalla Russia).

Dall’inizio del 2022 le regioni Iufa e Skfo sono state colpite dal terrorismo di massa attraverso annunci telefonici fatti da forze sovvertitrici, che in modo criminale minacciavano gli asili, le scuole, le università, i tribunali e le amministrazioni. Fortunatamente casi reali non ve ne furono ma non mancarono, in maniera diffusa, danni psicologici sulle giovani generazioni. Al tempo stesso tramite social network diffondevano attivamente contenuti ostili, materiale estremistico e appelli di vario genere.

Inizio dell’Operazione Speciale (SVO)

Dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina (CBO) i social network stranieri hanno limitato l’accesso per i contenuti reali, affidabili e media russi, di contro hanno invece hanno iniziato a trasmettere programmi con notizie discutibili, idee naziste, estremiste, pianificazioni e appelli a manifestazioni.Questo tipo di propaganda appare ovunque: siti stranieri di hosting, video giochi, eCommerce e altre piattaforme di divulgazione dell’informazione. Tutti questi contenuti sono stati trasmessi con inserzioni pubblicitarie volutamente distribuite in determinati paesi, regioni e classi d’età.

 

E’ stato scoperto che la maggior parte degli elementi degeneranti ha origine in Ucraina, paese nel quale, già da una diecina d’anni, si sta diffondendo l’ideologia nazista. Sempre da programmatori ucraini sono stati creati un certo numero di giochi contenenti pubblicità integrata. Così pure la creazione e amministrazione del gruppo della morte avveniva in Ucraina, territorio dal quale originavano anche le chiamate di minaccia a mine esplosive. Una settimana fa a Sochi è stato trovato e arrestato l’amministratore di questo gruppo terroristico “colombaini”. L’indagine ha mostrato che i diritti di amministratore del gruppo erano stati concessi da un ucraino chiamato Iaraslav Ovsiuk.

Gli esperti del Centro Nazionale d’Informazione Contro il Terrorismo e l’Estremismo in ambiente educativo e in siti internet (NZPTI), in un’intervista rilasciata al giornale “Sud servizi notiziario ” hanno osservato che negli ultimi tempi sono aumentati i casi di utenti internet che ricevono contenuti mai sottoscritti e privi di qualsiasi relazione con loro.

 

Il business del traffico internet e la propaganda

«Parliamo innanzitutto della campagna informativa occidentale lanciata intorno all’Operazione Militare Speciale di smilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina.

I principali fornitori di questa pubblicità, riscontrabile ovunque, sono i cosiddetti “arbitri”. La loro funzione è di attirare traffico per grandi siti, applicazioni o altri progetti o servizi commerciali online», hanno osservato gli analisti.

Per capire, un cliente, direttamente o tramite agenzia, inserisce un annuncio tramite speciali scambi per arbitraggio, con lo scopo di attirare persone e farle registrare su una determinata piattaforma. Ciascuna di queste registrazioni porta profitto a chi ha generato il traffico ma questo non è in realtà regolato dal cliente, il cui unico interesse è il numero delle visite.

«Come funzionava si poteva vedere dalle normali pubblicità che apparivano sui social network, via e-mail o durante i giochi online. Un caso è stato quello della promozione di un gioco per dispositivi mobili, la cui pubblicità non corrispondeva al game play stesso. Tuttavia, l’utente si è interessato, si è registrato o ha seguito il collegamento e l’arbitro ha ricevuto i suoi soldi», ha riferito l’NCPTI. Gli esperti hanno anche potuto confermare la provenienza ucraina di un gran numero di questi specialisti programmatori e di agenzie di marketing.

 

«Presumibilmente, proprio loro hanno organizzato gruppi collegati con i quali stavano diffondendo fake e vera propaganda attraverso i medesimi canali. Certamente per queste persone si tratta di mera questione contabile: quando serviva vendevano applicazioni mobili, ora il flusso di denaro proviene dalla vendita di svastiche e ideologie naziste.

Da qui si è formato un enorme flusso di fake, fotografie di cadaveri, slogan estremisti e persino minacce contro i russi attraverso il web. Per questo tipo di attività le categorie poco importano, chiunque può vedere questi contenuti: un bambino, una donna incinta o un’anziana, importante è che l’ordine per la visualizzazione sia stato completato. In determinati casi, non è neanche detto che al committente interessi anche il danno che questi contenuti possono portare alla psiche e alla salute umana. Dopotutto, uno dei loro principali obiettivi è intimidire la popolazione civile e attirare dalla loro parte i radicali», hanno aggiunto gli analisti del Centro.

 

Considerando i “soliti canali” di distribuzione, per prima cosa vale la pena evidenziare il divieto esistente nella Federazione Russa alla organizzazione sovversiva Meta, bandita dalla Federazione Russa, la quale consente di indirizzare pubblicità mirata sui suoi social network e su Google. Anche quest’ultima piattaforma include alcuni servizi come YouTube e Google Play Store. Tutti questi giochi e applicazioni, generalmente gratuiti, trasmettono annunci pubblicitari.

 

«In pratica tutta la pubblicità che passa su queste piattaforme è moderata, ed è ovvio che segue le tematiche dei propagandisti che intenzionalmente o meno, viene saltata. E’ probabile però che sia intenzionale, in quanto i tentativi di lanciare contenuti anti fake, simili per funzionalità e aspetto, portano al blocco dell’account o quantomeno alla censura da parte dei moderatori a causa dei pregiudizi politici.

Pertanto, l’afflusso di contenuti indesiderati è in gran parte associato all’uso di prodotti informativi stranieri, che sono difficili e talvolta impossibili da controllare da parte delle agenzie governative. In questi casi solo le capacità di alfabetizzazione mediatica e il pensiero critico possono venire in soccorso», hanno osservato i tecnici dell’NCPTI.

 

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