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L’Italia lavora al piano maxi emergenze ustionati dopo le raccomandazioni UE
Siust e istituzioni a confronto
 

Roma – Cosa accade di fronte a un disastro da ustione di massa? In caso di eventi particolarmente gravi l’Italia è pronta a gestire un elevato numero di pazienti ustionati? Il sistema di accoglienza e gestione ospedaliera dei centri specializzati sarebbe in grado di rispondere ai bisogni di un consistente numero di pazienti grandi ustionati? Su questo ed altro si sono confrontati per la prima volta nei giorni scorsi a Bologna attori istituzionali deputati alla realizzazione e alla gestione dei piani per maxi-emergenze e tutti i responsabili dei centri ustioni nazionali. L’attuale scenario geopolitico, la guerra in Ucraina e le attuali minacce nucleari hanno accelerato tale attività.

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Uno di fianco all’altro si sono ritrovati esponenti del ministero della Salute, della Protezione civile e della Società Italiana Ustioni (Siust) con l’obiettivo di implementare il Piano nazionale delle maxi-emergenze con un piano specifico per i mass burn disaster. Al meeting hanno partecipato, inoltre, rappresentanti dell’industria farmaceutica.
Secondo quanto emanato dalle raccomandazioni europee nel 2020 tutti gli Stati membri devono dotarsi di un piano di soccorso specifico per le maxi-emergenze con ustionati attivabile a livello locale, regionale o nazionale, creare squadre di pronto intervento con esperti in materia, attuare un coordinamento a livello regionale/nazionale che sovraintenda le operazioni di soccorso, che informi in tempo reale riguardo la disponibilità di posti letto e che attivi le squadre di intervento rapido, aumentare disponibilità di posti letto attivabili nei Cu/ospedale (centro usctioni / ospedale) in caso di emergenze (Peimaf) e, infine, dotarsi di scorte nazionali strategiche di farmaci specifici per aumentare la capacità di trattamento ospedaliera di un elevato numero di pazienti ustioni.
Dall’incontro è emerso che il Piano nazionale dell’Italia non sarebbe ancora in grado di rispondere a queste specifiche richieste. Perchè il nostro Paese sia dunque in linea con quanto stabilito dalla Commissione europea, gli esperti a confronto hanno sottolineato la necessità di un coinvolgimento maggiore dei Centri ustioni nella pianificazione dei soccorsi e nella creazione di una rete di reparti con cui collaborare, oltre al fatto che la formazione del personale non possa prescindere da corsi teorico-pratici e simulazioni con l’aiuto di esperti.
Degna di nota è stata la partecipazione alla riunione di Omar – Osservatorio malattie rare – impegnato attualmente a dare voce alle associazioni dei pazienti ustionati e fare emergere le attuali criticità strutturali dei centri di cura.
Nel corso del dibattito è stato posto l’accento anche sul ruolo della industria farmaceutica e delle biotecnologie farmaceutiche nel fornire contromisure mediche nella gestione delle maxi emergenze. Il responsabile Italia dell’azienda farmaceutica israeliana Mediwound ha presentato la partnership strategica industriale di Mediwound con U.S. Barda, autorità statale statunitense deputata alla preparazione e risposta nelle maxi-emergenze. La Barda (Biomedical Advance Research Devolopment Authority) ha finanziato, così come anche per i vaccini durante la pandemia da Covid-19, il progetto di sviluppo clinico di Nexobrid come contromisura medica nelle maxi emergenze con pazienti ustionati e nel 2020, con una speciale procura di acquisto, ha iniziato ad accumulare scorte di farmaco per la popolazione americana, come parte di un stock strategico nazionale.

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