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I DUE KAPPA E IL MEGAFONO CONTEMPORANEO

Toni patriottici nel discorso di Vladimir Putin alla celebrazione del 9 maggio a memoria della vittoria del 1945 contro il nazismo. Presente anche il Patriarca Kirill, assente il generale Valery Gerasimov.                                                       Lo Zar mescola storia e attualità, motiva lo scontro con quelli che definisce i seguaci di Bandera, scontro inevitabile, a suo dire, dopo le fallite soluzioni di compromesso chieste nello scorso dicembre.                                                  Ciò che Putin vuole dimenticare e fare dimenticare ai Russi è il tempo infausto degli anni Novanta, perché ritorni l’autostima. Pertanto sin dal 2005 volle la sfilata dei mezzi storici, successivamente degli armamenti in carico delle Forze Armate Russe, e poi dal 2012 la marcia del Reggimento Immortale (sfilano i discendenti di quanti combatterono nel secondo conflitto mondiale, per i Russi la Grande Guerra Patriottica) a onore anche dei 28 milioni di morti.                                                                                             C’è stata nel discorso di Putin una affermazione che lascia spiragli alla speranza se l’altra parte non ostacola il dialogo. Ha detto: “L’orrore della guerra globale non deve ripetersi”.                                                                   Dall’inizio della guerra russo-ucraina, per meglio dire tra Russia e Usa perché l’una salvaguardi quello che ritiene dover essere il suo ruolo e gli altri lo affossino, prosegue la ipocrisia celando motivazioni, obnubilando eventi, intrappolando soluzioni. La verità, sempre difficile da cogliere, viene oggi maggiormente offuscata nel marasma dei social dove ogni cosa, reale o di invenzione, è offerta in pasto a discussioni, travisamenti e controversie che accendono gli animi delle opposte parti, per il linguaggio spesso anche da trivio, fortemente offensivo. Diventa boumerang. E non c’è fiducia.                                               Nell’enciclica “Pacem in terris” Giovanni XXIII scriveva: Al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il privilegio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia.                                                                              Tempo molto difficile anche gli inizi degli Anni Sessanta per la crisi dei missili a Cuba, pericolosissimo per la sopravvivenza del globo a causa delle armi atomiche in possesso di Usa e Urss.                                                                                               Krusciov lesse la copia in russo dell’enciclica, inviata dal Papa ancor prima della pubblicazione ufficiale insieme alla medaglia papale, e meditò. I missili inviati a Cuba vennero ritirati e all’infuriato Fidel Castro fu consigliato di collaborare con Kennedy. Il quale poi, durante la crisi dei missili a Cuba si era, a sua volta, opposto ai suoi Capi di Stato Maggiore che chiedevano di bombardare Cuba e di lanciare un missile balistico verso l’Unione Sovietica: avrebbero i Sovietici risposto giustificando così l’attacco nucleare degli Usa.                                                               Kennedy e Krusciov ebbero fiducia l’uno dell’altro e il mondo si salvò allora dal disastro nucleare. I due Kappa, come venivano appellati, avevano rapporti epistolari da cui si coglie la volontà di entrambi che l’arca di Noè (metafora di Krusciov) continuasse a galleggiare. Erano, Kennedy e Krusciov, più vicini di quanto lo fossero con i loro generali.  Rapporti privati che portarono entrambi a voler risolvere con la pace la fallita invasione della Baia dei Porci (17 aprile 1961) da parte di esuli cubani addestrati dalla Cia. A Kennedy era stato detto della imminente sollevazione popolare cubana contro Fidel Castro, nella realtà non veritiera.                                                                                                                        Il rapporto epistolare tra i due Kappa rimase un fatto privato, non c’erano allora i social dove tutto si annuncia dando spazio a una marea di supposizioni, illazioni, commenti che arroventano gli animi, non imboccano di certo la via maggiormente utile a risolvere le tragedie di un conflitto.                                                                            Anni Sessanta, tempo lontano, protagonisti diversi che si dovrebbero, però, prendere come esempio onde evitare la rovina globale.

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Antonietta Benagiano

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