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ALPINI E MOLESTIE

di Paolo Mario Buttiglieri

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Durante la 93/a Adunata Nazionale degli Alpini a Rimini ci sono state numerose segnalazioni di molestie. Quando accade un fenomeno da sociologo sono abituato a interrogarmi sulle cause. Intanto bisogna precisare che non tutti gli alpini si sono dati alla molestia. Ma chi sono gli alpini? Innanzitutto sono dei militari che appartengono ad una organizzazione dove la principale regola è obbedire senza discutere a chi ha un grado più alto di te. Quindi sono persone abituate alla logica di comandare e obbedire. Non è certo la logica di Gesù che proponeva e testimoniava l’amore per il prossimo.

Chi ama non da ordini. Se dai un ordine vuol dire che hai torto e non ti fidi che l’altro faccia quello che gli chiedi ed è per questo che usi il tono autoritario che prevede una punizione se l’altro non obbedisce. E infatti nell’esercito (di cui gli alpini fanno parte) se non obbedisci vieni punito. E se obbedisci lo fai perché hai paura. Obbedisci non perché è giusto quello che ti viene ordinato ma semplicemente perché non vuoi essere punito. Tutti quelli che si stanno scannando in Ucraina obbediscono a degli ordini e sono dominati dalla paura. Chi comanda è solo la paura. La paura fa imbracciare le armi ai russi e agli ucraini. La paura spinge molti paesi a sanzionare la Russia e i suoi abitanti, anche quelli che non sono d’accordo con Putin. La paura spinge molti paesi  inviare armi agli Ucraini.

Ma tornando agli alpini, in particolare ai molestatori. Perché un essere umano molesta un altro essere umano? Semplicemente perché è un represso. Quando voi riempite un contenitore oltre la quantità che è in grado di contenere lo vedrete traboccare facendo dei danni. E questo è quello che accade a chi si reprime. Fa dei danni a chi è vicino a lui. Molti alpini nei raduni, ma anche nella loro vita ordinaria, scaricano la loro tensione, la loro frustrazione nell’alcol e di conseguenza anche nel trattare male chi sta loro vicino.

La persona molesta è un infelice che ha solo bisogno di essere aiutato ad amare se stesso invece di reprimersi e farsi dominare dalla paura.

Io nella mia vita quando vengo aggredito di solito leggo la paura negli occhi dell’altro e mi dispiace per lui. Non ho paura ma pietà per lui. Se lui leggesse paura nei miei occhi continuerebbe a infierire su di me, ma vedendo che non ho paura e non perdo la calma improvvisamente vede se stesso e l’assurdità di quello che sta facendo. Questo lo disarma e lo rende incapace di continuare l’aggressione.

Questo è il segreto della non violenza.

 

 

 

 

 

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Paolo Mario Buttiglieri, sociologo e giornalista

direttore della BIBLIOTECA FRANCO BATTIATO

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