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Iran: Le Unità di Resistenza del MEK dimostrano la fragilità della rete di sorveglianza di Teheran

Il 2 giugno, mentre procedevano i preparativi statali per l’anniversario della morte dell’ex leader supremo del regime Ruhollah Khomeini e l’intero apparato di sicurezza era in allerta a causa della tensione alta in tutte le principali città iraniane, le Unità di Resistenza, una rete affiliata ai Mujahedin-e-Khalq (OMPI/MEK) hanno lanciato un’operazione ben pianificata e simultanea in diverse località della capitale della nazione, Teheran.

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Sul suo sito web ufficiale, il MEK ha annunciato che le Unità di Resistenza hanno “condotto una vasta operazione, in cui hanno colpito e messo fuori uso 5.138 telecamere a circuito chiuso (TVCC) installate presso la tomba di Khomeini, presso centri governativi e in diverse altre parti della capitale iraniana. Questa rete di telecamere di sicurezza è controllata da un centro nell’amministrazione del Comune di Teheran”.

La rete di sorveglianza oggetto dell’attacco viene utilizzata semplicemente per monitorare e rilevare qualsiasi dissenso nella società ed è accessibile solo agli uffici del leader supremo del regime Ali Khamenei, del presidente Ebrahim Raisi, del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza (MOIS), delle Guardie rivoluzionarie (IRGC) e del Comando delle Forze di Sicurezza dello Stato (SSFC). Durante le proteste, una delle principali prassi del circuito viene attivata e molti iraniani sono stati identificati, arrestati e fatti sparire attraverso questa rete.

Secondo il MEK, le telecamere di sorveglianza oggetto dell’azione erano state installate in molte zone della capitale, tra cui le seguenti:

  1. Intorno agli uffici governativi situati in Via Pasteur Street a e nelle aree circostanti, inclusi gli uffici di Khamenei, di Raisi, della magistratura, del Consiglio dei guardiani, del Majlis (assemblea parlamentare consultiva) e altrove;
  2. Alla tomba di Khomeini nel cimitero di Behesht-e Zahra (a sud di Teheran);
  3. Al cimitero di Behesht-e Zahra;
  4. In strade e superstrade di Teheran.

Simultaneamente, le Unità di Resistenza hanno preso il controllo di più di 150 siti web e piattaforme del Comune di Teheran, riuscendo a pubblicarvi immagini dei leader della Resistenza iraniana Massoud Rajavi e Maryam Rajavi nonché slogan come “Viva Rajavi, Sia dannato Khomeini, Morte a Khamenei”.

Nell’ambito dell’operazione, i server del Comune di Teheran sono stati utilizzati per inviare SMS a più di 585.000 telefoni cellulari con messaggi che chiedevano un cambio di regime e così una nazione frustrata, malata e stanca delle distruttive politiche statali ha potuto avere una rara occasione di testimonianza.

In meno di due ore, i media statali hanno ammesso la massiccia violazione della rete. La sala stampa del Comune di Teheran ha riferito: “Importante, molto urgente. A seguito dell’hacking della Rete del Comune di Teheran da parte di nemici giurati della santa Repubblica Islamica, si raccomanda ai colleghi di mettersi urgentemente al 100% di allerta, di ordinare lo stesso a tutti i responsabili dei sistemi informatici e di rendere indisponibili tutti i server se necessario”.

L’agenzia di stampa Tasnim, affiliata alla Forza Quds dell’IRGC, ha diramato una rigida serie di linee guida statali per la comunicazione, che è stata utilizzata da altre fonti. Ha citato l’organizzazione per le pubbliche relazioni del servizio municipale per la tecnologia di informazione e comunicazione (ICT): “L’interruzione deliberata nella pagina interna del Comune di Teheran ha reso questo sistema fuori dalla portata dei colleghi per alcuni minuti pubblicando un’immagine offensiva”.

Secondo il sito english.mojahedin.org, in questa operazione sono state messe a disposizione le specifiche complete di 269 telecamere a circuito chiuso nel cimitero di Behesht-e Zahra, 270 telecamere a circuito chiuso nel centro di Teheran, 1.377 telecamere a circuito chiuso sulle superstrade di Teheran, 3.222 telecamere a circuito chiuso Milestone a Teheran e dettagli completi di 2.185 server che controllano queste telecamere, insieme a 168 server per le telecamere e la loro gestione della sicurezza.

Questa è stata la più recente di una serie di operazioni simili da parte delle Unità di Resistenza, che testimoniano la loro crescente efficacia nell’infrangere il muro della censura, della repressione e delle intimidazioni.

Questi incidenti, compresa l’interruzione di 27 diverse stazioni radio e televisive

 

 

Iran’s State Broadcasting Organization Reports Dozens of Satellite TV Ne…

Dozens of satellite television networks, alongside hundreds of national radio stations, provincial and local TV …

 

 

statali insieme a 600 dei loro server, oltre all’alterazione di 64 siti web e alla rimozione di centinaia di server e computer affiliati a diversi enti governativi dal 27 gennaio, sono costati al regime iraniano un’enorme quantità di fondi, tempo ed energia e hanno messo a nudo la sua debolezza contro un movimento di opposizione sempre più potente e organizzato all’interno del Paese.

L’elemento più vitale, che potrebbe non essere ripristinato così facilmente, è una mentalità che ha un effetto di scala e cambia l’equilibrio di potere tra il popolo e lo Stato. Le Unità di Resistenza, continuando a dare fuoco ai manifesti e agli edifici di enti del regime giorno e notte, trasmettendo slogan per il cambio di regime nei luoghi pubblici e organizzando proteste in ogni angolo del Paese, dimostrano a milioni di iraniani che il regime è molto più debole e più vulnerabile di quanto cerchi di mostrarsi.

Con le difficoltà socio-economiche che riducono la tolleranza della gente, ogni singolo atto contro il regime è un colpo a ciò che il regime ha cercato di preservare con dozzine di apparati militari e di intelligence e budget da miliardi di dollari. Le Unità di Resistenza stanno dimostrando che il cambio di regime non solo è possibile ma inevitabile, un’operazione alla volta.

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