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La finestra sull’Europa… è chiusa.

di

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Gualfredo de’Lincei

Il 9 Giugno in Russia sono stati celebrati i 350° anni dalla nascita di Pietro il Grande, primo imperatore della Russia, che nel 1703 decise di fondare la città di San Pietroburgo per aprire una finestra sull’Europa. A bordo della fregata “Satandar”, lo Zar, compì il primo viaggio nel mar Baltico con lo scopo di intensificare le installazioni militari a protezione del porto commerciale, sempre più al centro di un intenso traffico e di comunicazione tra Europa e Russia. Il progetto inizialmente era, per l’appunto, una base navale ma con il procedere dei lavori venne sempre più insistentemente l’idea di creare una città vera e propria, in una zona inospitale e dal niente. Com’è noto, per la fabbrica della città, oltre ad altri, fu incaricato l’architetto ticinese Domenico Trezzini, reduce del progetto di fortificazione costiera per Federico IV di Danimarca.

Dopo quasi tre secoli e mezzo, in Europa hanno deciso di sigillare questa finestra. Ormai sono passati quattro mesi da quando, la “nave russa” con rotta verso Occidente, entrava in collisione con una scogliera, posta lungo un fairway di acque insidiose, da lungo tempo e accuratamente preparato, per impedirne la navigazione. Secondo i molti pronostici degli esperti, questa nave sarebbe dovuta affondare, inabissandosi nelle gelide e profonde acque ma, con imbarazzante sorpresa, l’affondamento non è avvenuto. Qualcosa certamente è stato perso, forse tutto ciò che era mal assicurato sul ponte, ma la nave ha continuato a galleggiare e a navigare. L’equipaggio attonito si è affrettato per vedere cosa fosse successo, sorpresi di vedere persone impegnate a costruire queste barriere, provarono a domandare se ne fossero davvero convinti. Una breve occhiata e la convinzione che in fondo gli europei sono un po’ originali, hanno invertito la rotta verso Est portando con sé tutto ciò che era destinato all’Occidente e, allo stesso tempo, con qualche natante in più.

È probabile che l’Europa non abbia ancora compreso davvero che, insieme alla “nave russa”, se ne va anche la speranza di una rapida ripresa economica europea duramente colpita da una pandemia di coronavirus senza precedenti.

 

Cosa potrà succedere ancora? Questa domanda se la sono posta già in molti dopo che sui giornali è uscita la notizia dell’ennesimo pacchetto sanzionatorio contro la Russia. In particolar modo da chi comprende l’economia, da chi conosce un po’ di geografia e da chi ricorda l’importanza della storia. È però, dall’inizio delle contro sanzioni, che tutti hanno cominciato a ricordarsi che la Russia non è solo il più grande fornitore di gas e petrolio dell’Europa, ma anche il più grande produttore di grano, sementi, fertilizzanti e molto altro ancora. Ora a Washington, Londra, Berlino, Parigi, Roma, … è iniziata un’isteria chiamata “crisi alimentare globale“, che in Russia, in questo momento non c’è, e che nessuna analisi economica la prevede.

P.S. nei tempi antichi, i saggi avevano la convinzione che la natura ripudiasse il vuoto: “Natura abhorret a vacuo”. Tutto potrebbe indurre a pensare che, tra qualche anno, in Russia diventi difficile ricordare i nomi dei nostri eccellenti prodotti alimentari: la pasta, il formaggio e il vino italiani, molto apprezzati in questo paese. Gli stessi alpinisti, nel vedere scarponi “Scarpa” indossati da qualche malcapitato turista, si andranno chiedendo cosa sia questa calzatura. Non stiamo parlando di un film dell’orrore ma più probabilmente del prologo di una nuova realtà che si sta avviando in Russia, per la quale siamo spettatori inermi. Proprio come 350 anni fa, San Pietroburgo sarà protagonista di un cambiamento che troverà il suo slancio nel XXV Forum Economico Internazionale (SPIEF), ospitato proprio nella città simbolo di unione. Si aprirà così una nuova finestra e una nuova rotta economica, spinta dalla parteciperanno d’innumerevoli aziende cinesi, turche, arabe e molte altre ancora, le quali, guardando al loro futuro e all’attesa di grandi interessi, andranno ad occupare il posto lasciato dagli europei.

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