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Napoli. “Lo specchio”, racconti di Bianca Fasano. Sul Web.

 

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Loredana Zino Vassallo.[1]

Esiste nel linguaggio cinematografico una tecnica, detta “soggettiva” in cui la telecamera sostituisce appunto il soggetto, avanzando nello spazio della location come fosse questi a muoversi; ciò che la telecamera narra è la visione o meglio, il “punto di vista” della persona o della cosa che osserva luoghi, persone e situazioni via via svolgersi sotto i suoi occhi.

Avrete fatto caso alla ripresa di una facciona che appare sollevando il coperchio di un vasetto di yogurt, nelle pubblicità, come se ci fosse una telecamerina sul fondo del vasetto, puntata verso l’alto! Quella è la soggettiva del vasetto di yogurt, ed è la tecnica usata da Bianca Fasano nel suo racconto, “Lo Specchio”.

Il libro di cui fa parte “Lo Specchio” è una raccolta omonima di sei racconti, scritti adoperando diversi punti di vista.

La Fasano narra ora in prima persona, ora in terza, mentre nel racconto scelto come apertura adopera il punto di vista di uno specchio, oggetto di famiglia, spiato da un osservatore esterno che ne descrive le generazioni a cui è appartenuto, i diversi arredamenti che si succedono nel tempo, le facce che vi si riflettono in un lungo e rotondo peregrinare, di casa in casa, fino alla chiusura del cerchio.

Un elemento importante nello stile di Bianca Fasano è la napoletanità. Lungi dalla facile scelta di intercalari o di espressioni popolari, la napoletanità è avvertita nella parlata essenziale e asciutta, franca e onesta, senza giri di parole, dalla terminologia tanto semplice quanto potente, nella forza evocativa di stati d’animo e descrizioni varie in cui l’autrice non si attarda e di cui non  si sente la mancanza.

Pure, avrebbe potuto esibirsi in una dettagliata spiegazione di tutta la letteratura esistente sulla simbologia dello specchio; non lo ha fatto, ha preferito affidare alla sola forza di quelle due parole “lo specchio” la marea di interpretazioni libere dei lettori, e questa è la forza di uno scrittore: evocare, non spiegare.

Umanità, sobria accettazione del destino ma anche forza d’animo e spiccata intelligenza, senso pratico e altruismo sono i valori che emergono dalle storie, alcune dal sapore autobiografico come “Il Mal di Denti” dove paragona, e idealmente accompagna, una tribolazione fisica alla tribolazione emotiva per un fatto di cronaca realmente accaduto, il caso di Alfredino Rampi.

O ne “Il Padre” in cui la protagonista trova la forza di volgere al bene un male, quasi in un implicito accordo con leggi destiniche dove si trova suo malgrado a nuotare, ma anziché resistere asseconda il fluire degli eventi, e la vita, alla fine, le riserverà ancora belle sorprese.

Chiude la raccolta la poesia “Goditi il tuo fuoco”, trascritta a mano sopra l’autoritratto dell’autrice che, ricordiamo, è anche pittrice, e giornalista impegnata in problematiche sociali. Personalmente la conobbi nel 1996 come fondatrice dell’Accademia dei Parmenidei di Salerno e di un prestigioso Premio Letterario per il quale si spendeva con grande devozione e indefesso lavoro.

Mi colpirono il suo contagioso entusiasmo e la sua luce, dapprima al telefono e poi di persona, quando la incontrai a Salerno.

“Nella sua lettura gratuita”, scrive la Fasano “(Lo Specchio) ha avuto, in pochi mesi, oltre 250 letture”, e prosegue “Non tutti gli scrittori sono aiutati da campagne pubblicitarie e molti, come me, sono ‘figli di un dio minore’, per cui l’unico autentico sostegno ci viene da chi ci legge”.

Il libro, edito da Accademia dei Parmenidei, è in vendita su molte piattaforme del web.

La copertina è di Bianca Fasano.

[1] Scrittrice, drammaturga, blogger, docente di recitazione e scrittura creativa.

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