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FOTO Maurizio Vetrugno, Ritratto di Sue Weston, 2022

 

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Wild Life Wild Heat

un’opera inedita di Maurizio Vetrugno

a Pitti Immagine Filati 91

Fortezza da Basso, Padiglione Centrale

29.06-01.07.2022

 

Una collaborazione

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e

Fondazione Pitti Discovery

 

 

Inaugurazione:

mercoledì 29 giugno, ore 12

 

 

 

Firenze, 27 giugno. In occasione di Pitti Immagine Filati 91 (Firenze, Fortezza da Basso, 29 giugno – 1 luglio 2022), rassegna internazionale dedicata ai filati per maglieria, la Fondazione Pitti Discovery e il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci presentano Wild Life Wild Heat, un progetto inedito di Maurizio Vetrugno, a cura di Camilla Mozzato. L’opera è allestita al Piano Terra del Padiglione Centrale, nella Hall Principale, dove resterà in visione per tutta la durata del salone.

Mercoledì 29 giugno, alle ore 12.00, si terrà l’inaugurazione della mostra alla presenza dell’artista.

 

“La Fondazione Discovery lavora da oltre vent’anni sulle aree di confronto e di innesco reciproco tra moda e arte contemporanea – dice Lapo Cianchi, segretario generale di Fondazione Discovery – e inoltre siamo convinti sostenitori delle collaborazioni tra istituzioni culturali, soprattutto quando nascono spontaneamente. Questa collaborazione ha origine da una semplice cortesia di vicinato, che però, dopo soli dieci minuti di chiacchierata con il nuovo direttore del Centro Pecci, Stefano Collicelli Cagol, ha prodotto il desiderio e il bisogno di un progetto comune dedicato proprio a Pitti Filati, che è una fiera affatto speciale. Per il nostro Gruppo, perché il suo oggetto – i filati – è il primo anello della catena della moda e nel salone sono rappresentate le migliori produzioni a livello mondiale. Per Prato, distretto industriale e artigianale di fondamentale importanza in questo settore. E infine per una variegata classe creativa internazionale: da chi fa ricerca e curatela su materia, colori e punti agli uffici stile delle più importanti case di moda (e di altri settori manifatturieri), dai sociologi dell’evoluzione dello stile ai responsabili della comunicazione. Così, quando ci è stato proposto di coinvolgere Maurizio Vetrugno, la scelta ci è sembrata perfetta e ci siamo subito messi a lavorare per fargli trovare il contesto più adatto”.

 

“Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci sin dai suoi inizi ha avuto una vocazione interdisciplinare, promuovendo l’incontro tra le arti in un territorio ricco di eccellenze sia a livello culturale che imprenditoriale”, afferma Stefano Collicelli Cagol, direttore generale del Centro Pecci. “Questa dimensione, unica in Italia, sarà sempre più sviluppata nelle future attività della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, di cui il Centro Pecci è espressione. Strategica sarà la sinergia con altre istituzioni del territorio che operano in diversi settori tra i quali le immagini in movimento, il teatro, la musica, la letteratura e la moda. Poter collaborare insieme a Fondazione Pitti Discovery in occasione di una manifestazione come Pitti Filati – centrale per lo sviluppo della moda in Italia e nel mondo e per il distretto di Prato – testimonia il successo delle progettualità quando il territorio si fa rete. L’artista Maurizio Vetrugno è stato scelto per la sua capacità di muoversi tra i diversi linguaggi artistici attraverso una pratica concettuale che non rinuncia alla dimensione estetica e dunque alla sollecitazione dei sensi. Nessuno meglio di Vetrugno può interpretare il reale attraverso le sue tele e gli oggetti che compongono le sue collezioni, svelando le connessioni tra gli immaginari che attraversano la cultura pop, l’artigianato, la moda, che nel contesto unico offerto da Pitti Filati saranno ancora più esaltate.”

 

Le pratiche di Maurizio Vetrugno (Torino, 1957) partono dalla selezione di singoli elementi – oggetti, immagini, segni, opere – riconosciuti per la loro bellezza e successivamente rielaborati dall’artista secondo un’estetica contemporanea.

Prodotto in occasione di Pitti Immagine Filati 91, il progetto Wild Life Wild Heat, 2022 a cura di Camilla Mozzato, curatrice del Centro Pecci, evoca esempi di teatri del sociale, in particolare nella rassegna delle maschere: le presenze nella libreria surrealista di André Breton, metamorfosi di materie e spiriti; il pulsare attivo della Factory di Andy Warhol e il suo prolungarsi per decenni sulla scena disco di New York; Le Theatre de la Mode di Christian Bèrard. O ancora La Mode au Congo di Man Ray, che faceva indossare alle sue mannequins du monde, come Consuelo de Saint-Exupéry e Meret Oppenheim, copricapi e monili africani testimoniando – se mai ce ne fosse stato bisogno – il gusto sofisticato dell’arte africana e il perdurare della sua influenza nella controversa affermazione del modernismo internazionale. Rispetto a Man Ray, le opere di Wild Life Wild Heat prendono una direzione simmetrica ma rovesciata, portando soggetti noti e meno noti nel contesto cerimoniale e rituale del teatro di Bali. Le maschere di questo palcoscenico sociale sono icone celebri del pop o ribelli esemplari, modelle d’eccezione, profeti inascoltati, dadaisti della prima ora o figure di semplice e pura vanità.

 

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