RICOMPORRE
Chi più chi meno, responsabili tutti, a Oriente e ad Occidente, di aver infranto la preziosità dell’esistere insieme, con tanti problemi sì, ma senza mano armata. Tocca pertanto impegnarsi, anche se pure il ricomporre comporta ferite, rinunce, uno status che per nessuno potrà essere quo ante. Da sempre, si sa, è stato così. Quando di anni non contavamo ancora la prima decina, dalle generazioni ormai passate, come suol dirsi, a miglior vita, sentivamo dire: “Ogni cosa, e soprattutto quella di valore, va presa con attenzione per evitare che, cadendo, finisca in pezzi, difficili poi da ricomporre”. In questo tempo si è presa la pace lanciandola qua e là senza attenzione. Si è rotto il vaso prezioso e i cocci, rimbalzando in più parti, hanno prodotto, oltre a rovine e morte, fratture, hanno generato pericolose falle. Alla guerra russo-ucraina, se a tutti i Potenti è rimasto in zucca un pizzico di sale, si dovrebbe porre fine. Aggiungiamo il “senza se e senza ma“, espressione oggi tanto in voga anche per situazioni che non sono poi di tale gravità. Come il “faccio fatica a…”. Anche noi facciamo fatica a comprendere come non si comprenda la necessità di trattative al posto della prosecuzione di distruzione e morte. A che punto si deve giungere? vogliono che si giunga? E frattanto le res stanno complicandosi per tutti. La Russia, Stato aggressore, mostra ora sistemi più efficienti, maggiori capacità belliche, ma deve fronteggiare anche parecchi problemi interni, tra cui defezioni e tradimenti, oltre a un pericoloso isolamento, nonostante l’amicizia che Putin ritiene di avere con Xi Jinping . L’Ucraina, Stato aggredito, stenta ora a ricevere gli aiuti, quegli armamenti necessari per riprendere i territori che ritiene le appartengano, ingiustamente sottratti dall’avanzata della Russia. Ma i suoi alleati, tra cui gli Usa che si sono maggiormente impegnati a sostenerla, stentano a proseguire nell’invio di aiuti militari. Rilevanti sono per gli Usa le difficoltà: alla scarsità di minerali per fabbricare armi si aggiunge ora la consapevolezza che la Russia sta mostrando capacità belliche insospettate perché non mostrate a pieno in precedenza, e inoltre gli statunitensi cominciano a condannare una guerra senza previsione di positività immediata. E poi c’è l’Uk , l’alleato che, concordando con la percezione degli Usa, si fa ora pur esso titubante, al quale poi i problemi, di certo, non mancano: instabilità del Governo e riduzione di prestigio, malessere sociale e tanto altro ancora per fare dietro-front. I conservatori non approvano la conduzione di Boris Johnson e si dimettono facendo svanire in lui il sogno di un nuovo impero afro-mediterraneo. Due dimissioni di rilievo: il Cancelliere dello Scacchiere ex Government Deputy Chief Whip Rishi Sunak, e il Ministro della Sanità Savid Javid. Tra le accuse: Johnson ha chiuso un occhio sul molestatore sessuale Chris Pincher. E altri conservatori continuano a dimettersi, e si supera la seconda decina. L’ Ue appare ferma nel contrastare la Russia, ma all’interno di essa gli Stati hanno molti problemi, alcuni più degli altri, è il caso dell’Italia, fragile su diversi fronti. Per quanto riguarda la Turchia, Erdogan, prima ambiguo, sembra ora assumere una posizione più decisa pro Ucraina, come si è compreso dal colloquio con Draghi che, però, sui migranti, per i quali l’Italia è al limite, ha risolto ben poco. Intanto anche gli amici appaiono fra di loro in tensione: l’invito di Putin a visitare la Russia è stato da Xi Jinping al momento declinato. Buona scusa il Covid Sars 2., ma Xi è andato a Hong Kong per la celebrazione dei 25 anni del ritorno della Città alla Cina, e ciò fa meditare. In realtà Xi non vuole minimamente incrinare i rapporti con Stati Uniti e Unione Europea, pertanto il tutto deve restare in equilibrio diplomatico. E così la Russia constata di non poter contare sull’appoggio manifesto del Dragone. Per la Lituania che, entrata nella Nato si è ad essa allineata, il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov ha sottolineato che c’è, da parte della Russia “fiducia nel buon senso” facendo, però, rilevare anche che, nel caso di uno scenario peggiore, ci sarebbe “una risposta economica estrema”. Comunque non possiamo ritenere la Russia in una condizione di isolamento: la Siria riafferma il legame con essa riconoscendo le Repubbliche Democratiche di Luhansk e Donetsk, anche se ciò sembra accentuare la tensione con Israele. Tensione, del resto, apparsa già evidente in “Zona bianca” nel corso dell’intervista di Giuseppe Brindisi al Ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Il riconoscimento delle due Repubbliche potrebbe alla Russia venire anche dal Nicaragua che ha permesso alle Forze russe l’addestramento nel suo territorio; difficile, invece, che le venga dal Venezuela, dato che Gli Stati Uniti hanno fatto sapere che allenteranno le sanzioni. Per il riconoscimento c’è, però, da pensare pure alla Corea del Nord che ha già riconosciuto l’annessione della Crimea, anche se, essendo in trattative con gli Stati Uniti, le conviene, al momento, soprassedere. Come conviene all’Iran, cui interessa stipulare con gli Usa accordi nucleari. A riflettere è il nostro un mondo di interessi globali sempre più interconnessi, e avrebbe bisogno della pace. A romperla siamo tutti ed è gran fatica rimettere insieme i cocci. Ma gli esseri umani che commettono l’errore e poi non lo riparano ricomponendo, commettono un altro errore che ricade sulle generazioni che non hanno colpa.
Antonietta Benagiano











