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Assaporare con parsimonia, mentre si legge o si studia, la liquirizia può essere piacevole per tutti. Per un calabrese come me, nato nella Cosenza vecchia, che vive fuori dalla Calabria, il sapore della liquirizia richiama alla memoria la terra d’origine, dove da ragazzo ne mordevo le radici.

Se oggi la liquirizia, unicamente prodotta in Calabria, è venduta in tutto il mondo, il merito è della famiglia Amarelli che dal 1731 ha iniziato a produrla, a venderla e a documentarne la lavorazione nel Museo della liquirizia di Rossano Calabro.

Un esempio di produzione industriale quello dell’Amarelli, con un marchio esposto al Moma Design Store di New York e con un successo commerciale crescente. Anche in tempo di crisi Amarelli apre una pagina di ottimismo programmando per il 2024 di aprire in Italia alcuni negozi monomarca iniziando dalla Calabria con un primo negozio pilota.

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Se posso permettermi un suggerimento diretto a Margherita e Fortunato Amarelli, il negozio pilota l’aprirei a Cosenza e precisamente nel corso Bernardino Telesio nella già capitale della Calabria Citeriore, oggi capoluogo della Provincia di Cosenza possibilmente vicino allo storico e mitico caffè Renzelli.

Perché proporre alla Società Amarelli di realizzare il primo negozio monomarca di liquerizia nella vecchia Cosenza?

Grazie alla presenza dell’Accademia cosentina, vitalizzata nel Cinquecento da Bernardino Telesio, non vi è in tutta la Calabria un luogo culturalmente più rappresentativo adatto a stabilire un legame inscindibile con il territorio. Un luogo elegantissimo, aristocratico, affascinante che merita di essere rigenerato, rivitalizzato, riassaporato.

Amarelli potrebbe sfruttare l’ubicazione del suo primo negozio monomarca attestandosi l’inizio della rigenerazione della Capitale della sua Provincia anticipando i restauri finanziati dal Ministero dei Beni Culturali. Potrebbe pubblicizzare l’evento organizzando nella piazza XV marzo una manifestazione per il recupero della capitale, immaginando di dare una nuova vita alla città già predisposta per essere una città senza auto, con infrastrutture innovative, il massimo per il benessere dei cittadini.

“La delocalizzazione è finita – afferma Francesco Amarelli – il mondo è cambiato”, approfittiamone per rianimare città Alta (la vecchia Cosenza) dove giace un grande patrimonio storico e culturale impareggiabile, irripetibile, irrinunciabile e unico nel panorama europeo.

Empio Malara
Architetto e Scrittore

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