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LONDON BRIDGE IS DOWN

Il ponte di Londra è caduto. Con questa comunicazione si è ai funzionari data lo scorso 8 settembre 2022 la comunicazione della scomparsa di Sua Maestà del Regno Unito e attivato il protocollo già in precedenza stabilito. Sta accompagnando le varie fasi sino all’ultimo atto del 19 settembre prossimo.                                                                                    Massima l’attenzione mondiale subito dopo la diffusione della notizia, ed è misura del rilievo di una Regina che ha attraversato due secoli, sulla scena da sette decenni, problematici anche per il Regno Unito sotto diversi aspetti. Non si potrà la sua era denominare elisabettiana, non pone basi di rilievo politico e artistico-culturale come quella di Elisabetta I, né lascia il positivo segno della regina Vittoria. Sono le due regine che hanno realizzato la grandezza nella storia inglese. Mutati i tempi nel lungo regno di Elisabetta II che ha segnato il passaggio alla nuova era, mutato lo stesso mondo, altri attori si impongono.                                                                                                        E UK s’interroga con preoccupazione. Non è solo dolore per la perdita della Regina da 70 anni sul trono, per un tempo tanto lungo che, con una breve manciata di mesi in più, sarebbe arrivato a quel primato assoluto che resta ancora del re di Francia Luigi XIV, incoronato all’età di 5 anni.                                                                                                                             No, non è solo dolore, perché, fatte salve poche eccezioni, gli Stati sono nella nostra attualità in difficoltà, lo è anche la Gran Bretagna che sino alla prima metà dello scorso secolo vantava l’impero coloniale più vasto, grandi ricchezze. Oggi recessione profonda, superiore a quella del 2008-09, calo della produttività senza il grande mercato europeo, tassi di interesse e carico fiscale in aumento, finanze pubbliche in rosso, tensioni fra le classi sociali, i gruppi etnici e le nazioni. Si è con la Brexit allontanata dall’Ue, ma il Regno Unito non è isolato, ha creato solidi rapporti con gli Usa e l’Australia.                                                                  Ogni decisione, come si sa, è del Parlamento, Elisabetta II ha solo ratificato, ma intanto scendono i sostenitori della monarchia, su di essa sono incerti soprattutto i giovani, viene, anche se costituzionale, ritenuta superata. Questo è, del resto, il tempo in cui la stessa entità statale sembra perdere potere nell’avanzare dei vari organi cosiddetti sovrastatali. Basti menzionare l’Ue, l’Onu e l’Unione Africana, oppure attori economici quali Amazon e i big della tecnologia, o anche i movimenti transnazionali religiosi e politici, ma pure gruppi terroristici come Isis e Boko Haram, inoltre i gruppi etnici separatisti. Ormai ci sono forze che superano l’entità statale, la ridimensionano.                                                                                                                                Con la crisi che avanza, si pensa poi ancor più a quei 350 milioni di sterline all’anno che vengono assegnati alla Famiglia reale, sui quali non sembra esserci trasparenza.                                                                                                                                   In fermento anche i Paesi del Commonwealth, l’organizzazione intergovernativa fondata nel 1926 dall’Impero Britannico, con tantissimi Paesi al tempo dell’impero coloniale, ridottisi poi con la decolonizzazione avviata nel 1947 che portò all’indipendenza dell’India, del Kenia, del Sudan e di vari altri Paesi africani, inoltre di alcune isole del Sud Pacifico. In essi la Regina Elisabetta II (ora il Re Carlo III), quale Capo di Stato, ogni 5 anni nomina un Governatore Generale come rappresentanza per la gestione del potere parlamentare.                                                                                                                                  Il 1° dicembre del 2021 le Barbados hanno smesso di giurare fedeltà alla Regina e proclamato la Repubblica con una cerimonia alla quale ha preso parte anche la cantante, attrice, modella, imprenditrice e diplomatica Rihanna che è stata nominata “eroe nazionale”.  Potrebbe la proclamazione della Repubblica delle Barbados creare un precedente che Elisabetta II temeva: ai Paesi del Commonwealth la Regina teneva molto e numerosi sono stati, finché ha potuto, i suoi viaggi nelle varie terre, le strette di mano con promesse che tentava di mantenere. Non è morta, come qualcuno ha detto, un’anziana signora che faceva passeggiate in carrozza, ma chi ha compiuto con dignità, sino alla fine, il ruolo che era suo, ovviamente con comportamenti derivati da una forma mentis riflesso della sua natura, della educazione. Con lei, punto di riferimento e simbolo del Regno. è scomparso il collante che riusciva a tenere insieme quanto ha tendenza a disgregarsi. E ci si interroga sul futuro della Monarchia.                                                                                                                Certo, non sono mancati gli errori: siamo tutti – come rifletteva Plutarco – impastati di debolezze e di errori che ci intestardiamo a perseguire. Diciamo che talora, però, riusciamo a riparare all’errore, in questo modo evitiamo di commetterne un altro.                            Molti gli errori di Elisabetta II, a iniziare della gestione dei rapporti e delle scelte dei membri della famiglia. Errore poi non pagare le tasse sui redditi privati, non aprire al pubblico Buckingham Palace, provocò nel 1992 (annus horribilis per lei) dissensi ai quali dovette porre riparo. Errore nel 1996 non essere corsa subito nel Galles, ad Aberfan dove una frana uccise 144 persone, tra cui 116 bambini. Errore con conseguenze la nomina di Alec Douglas-Home che portò conservatori e laburisti ad escludere la Regina dalla decisione sulla scelta del Primo Ministro. E ce ne sono altri.                                               Si può ad alcuni errori riparare, ad altri no. Troppo si è scritto e si continua a scrivere sui rapporti tra la Regina e la nuora Lady Diana, sul suo restarsene a Balmoral dopo il tragico annuncio, sul diniego a porre segni di lutto a Buckingham Palace, al funerale pubblico. Riparò poi acconsentendo (gran parte ebbe il Primo Ministro Tony Blair), presentandosi e parlando di Diana con espressioni elogiative.                                                                                                                                Re e regine fanno parte dell’umana famiglia, anche in essi sinapsi si ingarbugliano tra luce e buio.

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Antonietta Benagiano

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