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Myanmar: Save the Children, supera il mezzo milione il numero di bambini costretti ad abbandonare le proprie case per sfuggire alle violenze

 

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Nonostante l’alto livello di bisogno, la crisi umanitaria del Paese è una delle meno finanziate a livello globale. L’Organizzazione, che opera in Myanmar dal 1995 fornendo assistenza sanitaria, alimentare e nutrizionale, istruzione e programmi di protezione dell’infanzia con più di 50 partner in tutto il Paese, esorta la comunità internazionale a fare di più per proteggere i bambini.

 

 

Il numero di bambini costretti a fuggire dalle proprie case per sfuggire alle violenze in Myanmar ha superato il mezzo milione, con una rapida escalation di sfollati quest’anno. Lo rende noto Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

Sono più di 1,4 milioni le persone sfollate – tra cui 520.000 bambini – a causa del conflitto nel Paese, di cui 1,1 milioni sono state costrette a fuggire dall’inizio della crisi politica e dell’escalation di violenza nel febbraio 2021. Dei 407.000 bambini sfollati da allora, circa il 63% – ovvero 257.000 – sono stati sfollati negli ultimi nove mesi1.

Le cifre non includono il mezzo milione di bambini Rohingya che vivono nei campi del vicino Bangladesh da più di cinque anni. Molte famiglie sfollate in Myanmar vivono in rifugi di fortuna nella giungla e sono vulnerabili alla fame, alle malattie e ai rischi per la loro sicurezza come il traffico di esseri umani e lo sfruttamento. Nonostante l’alto livello di bisogno, Save the Children reputa la crisi del Myanmar una delle crisi umanitarie meno finanziate a livello globale e ha esortato la comunità internazionale a fare di più per proteggere i bambini del Myanmar.

“Il nostro attuale rifugio è fatto di teloni ed è troppo piccolo per noi. È anche difficile trovare cibo a sufficienza per i bambini”, ha raccontato Daw Mar Lwin*, 35 anni, che con le sue quattro figlie è stata costretta otto mesi fa a lasciare la loro casa nella regione di Sagaing, nel nord-ovest del Myanmar, l’area che ha visto il maggior numero di sfollati in tutto il Paese. Hanno trascorso più di 25 giorni a camminare nella giungla per cercare di mettersi in salvo.

“Siamo qui da diversi mesi – ha aggiunto – e siamo tutti molto preoccupati per il cibo, l’assistenza sanitaria e l’istruzione delle mie figlie. In tutta la mia vita, non avrei mai immaginato di essere una rifugiata. Ho dovuto lasciare la nostra casa e il nostro villaggio a causa di questa violenza inaudita e non ho idea di quando potrò tornare”.

“Poiché ci sono così tante persone nel campo, spesso ci troviamo di fronte a una carenza di acqua pulita. Inoltre, non abbiamo cibo a sufficienza. Per noi giovani è come aver perso i nostri obiettivi. Voglio avere l’opportunità di continuare la mia istruzione e studiare senza paura”, ha affermato Daniel*, 17 anni, che vive in un campo di sfollati nello Stato di Kayah.

Per sopravvivere, le persone ospitate in questi campi di sfollati dipendono dalle donazioni dei gruppi di beneficenza locali e delle organizzazioni umanitarie. Secondo Save the Children, i blocchi stradali e le restrizioni sempre più stringenti sui trasporti e sugli aiuti fanno sì che l’accesso sia spesso incostante, con l’effetto di negare gli aiuti umanitari a chi ne ha disperatamente bisogno.

A quasi due anni dall’escalation di violenza nel Paese, la vita dei bambini rimane quotidianamente minacciata. A settembre, 11 bambini sarebbero stati uccisi e altri 17 feriti in un attacco aereo contro una scuola nella regione di Sagaing. Il mese scorso due bambini sono stati uccisi e uno gravemente ferito in un’esplosione mentre tornavano a casa da scuola nello Stato di Chin.

“Le persone non prendono alla leggera la decisione di abbandonare le proprie case. Questo rapido aumento nel numero di bambini costretti a fuggire è dovuto alle minacce quotidiane e concrete che i combattimenti in Myanmar rappresentano per le loro vite”, ha dichiarato Olivier Franchi, direttore dei programmi per l’Asia di Save the Children.

“I capi di Stato dell’ASEAN devono sfruttare il vertice dei leader di novembre per elaborare un piano d’azione concreto per risolvere la crisi in Myanmar. Stiamo sollecitando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a tenere una riunione aperta sul Paese e ad approvare con urgenza una risoluzione forte per proteggere i diritti dei bambini. Abbiamo anche bisogno che la comunità internazionale aumenti rapidamente i finanziamenti per quella che è una delle risposte umanitarie meno finanziate a livello globale. Un anno dopo l’inizio della crisi politica e dell’escalation di violenza, 150.000 bambini erano sfollati. Nemmeno un anno dopo, il numero è arrivato a mezzo milione. Queste cifre sono un monito: mentre il mondo è alle prese con molte crisi, i bambini del Myanmar non devono essere dimenticati” ha aggiunto.

Save the Children opera in Myanmar dal 1995, fornendo assistenza sanitaria, alimentare e nutrizionale, istruzione e programmi di protezione dell’infanzia con più di 50 partner in tutto il Paese. Stiamo collaborando attivamente con i nostri partner e con le comunità locali per proteggere i bambini e rispondere alle loro esigenze in questo periodo di crisi.

 

*Nomi di fantasia per proteggere l’identità delle persone.

 

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