Advertisement

Kenya: Save the Children, siccità e conflitto hanno spinto da settembre oltre 55.000 somali, soprattutto donne e bambini, nel Paese confinante, nel più grande esodo di rifugiati somali verso i campi profughi di Dadaab dell’ultimo decennio

L’Organizzazione – che lavora a Dadaab dal 2006, gestendo programmi di protezione dell’infanzia e di istruzione e che solo quest’anno ha raggiunto più di 16.000 persone, tra cui oltre 12.000 bambini – chiede alla comunità internazionale e ai donatori di mettere a disposizione fondi per le famiglie vulnerabili, per l’assistenza ai minori non accompagnati, per la creazione di spazi a misura di bambino e per la gestione dei casi all’interno dei campi profughi e tra le comunità che affrontano la fame grave

Advertisement

La devastante siccità in Somalia ha portato al più grande esodo di rifugiati verso il Kenya in più di un decennio. Oltre 55.000 somali – per lo più donne e bambini – sono, infatti, arrivati da settembre di quest’anno. Lo rende noto Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

Si stima che centinaia di persone arrivino ogni giorno nei tre campi di Dadaab, in cerca di cibo e riparo dopo aver dovuto abbandonare le loro case a causa della peggiore siccità degli ultimi 40 anni e del conflitto in corso.

Il team di coordinamento delle Emergenze di Dadaab (Dadaab Emergency Coordination Task Team) – terzo campo profughi al mondo per grandezza – ha reso noto che il numero di nuovi rifugiati potrebbe aumentare di altre 66.000 unità entro aprile 2023, mentre la Somalia si trova a un passo dalla carestia, aumentando così la pressione sulle già scarse risorse disponibili per i bisogni umanitari.

Il campo per rifugiati di Dadaab è stato aperto nel 1991 per dare rifugio ai richiedenti asilo in fuga dalla guerra civile in Somalia. Nel 2011 si è verificato un secondo afflusso massiccio con circa 130.000 rifugiati arrivati per sfuggire alla carestia nel sud della Somalia che ha ucciso più di 260.000 persone, più della metà delle quali erano bambini sotto i cinque anni.

Questa è la seconda volta che la siccità spinge le persone in fuga dalla Somalia nel già sovrappopolato campo, che ospita circa 220.000 rifugiati, più di tre volte la sua capacità.

Secondo l’Organizzazione questo rinnovato movimento di rifugiati sta causando una pressione senza precedenti sulle già limitate risorse. Questo nonostante dopo un incontro tra organizzazioni a metà ottobre si sia deciso di riaprire un altro campo, chiuso tre anni fa, per ospitare i nuovi richiedenti asilo.

La regione del Corno d’Africa sta vivendo una crisi alimentare catastrofica dopo quattro stagioni consecutive di piogge mancate, aggravata dall’impennata dei prezzi dei generi alimentari e dei carburanti sui mercati internazionali, determinati in parte dalla guerra in Ucraina.

In Kenya, si stima che 4,35 milioni di persone – il 9% della popolazione – stiano affrontando una grave carenza di cibo, mentre quasi 6,7 milioni di persone in Somalia – il 41% della popolazione – stanno combattendo contro una diffusa carenza di cibo, con la malnutrizione infantile in aumento e i timori di carestia.

“Stiamo assistendo ad una crisi alimentare devastante, molto simile a quella del 2011. La siccità devastante nel Corno d’Africa e l’estrema carenza di cibo stanno spingendo le madri a prendere misure disperate, tra cui camminare per centinaia di chilometri fino al complesso di rifugiati di Dadaab, in Kenya, mettendo a rischio il benessere e la sicurezza dei loro figli. Temiamo che la crisi in corso faccia regredire i progressi compiuti negli anni, con il rischio concreto che alcune famiglie reinsediate in Somalia possano essere sfollate per la seconda volta”, ha dichiarato Yvonne Arunga, Direttore di Save the Children per il Kenya e il Madagascar.

“In Kenya e in Somalia è necessario un sostegno massiccio, prolungato e multisettoriale. Il tempo è già scaduto per troppe persone e non possiamo permetterci di perderne altro quando sono in gioco delle vite. Chiediamo alla comunità internazionale e ai donatori di mettere a disposizione fondi per le famiglie vulnerabili, per l’assistenza alternativa ai minori non accompagnati, per la creazione di spazi a misura di bambino dove i più piccoli possano giocare e imparare, e per i sistemi di gestione dei casi all’interno dei campi profughi e tra le comunità che affrontano la fame grave, comprese le comunità ospitanti” ha aggiunto.

Save the Children lavora nel complesso di rifugiati di Dadaab dal 2006, gestendo programmi di protezione dell’infanzia e di istruzione, ed è stata fondamentale nel rispondere alla siccità del Corno d’Africa del 2011. Nel 2022, l’Organizzazione ha raggiunto più di 16.000 persone, tra cui più di 12.000 bambini, attraverso programmi di protezione, istruzione e assistenza in denaro.

Al di fuori del campo profughi, Save the Children sta fornendo assistenza salvavita ai bambini e alle loro famiglie nelle contee di Turkana, Mandera, Wajir e Garissa attraverso interventi integrati di salute, nutrizione, sicurezza alimentare, protezione dell’infanzia e istruzione. Quest’anno le équipe di Save the Children hanno raggiunto più di 514.000 persone attraverso lo screening e il trattamento della malnutrizione, il trasporto di acqua, la riabilitazione dei punti d’acqua e la promozione dell’igiene.

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteLuigi de Magistris presenta a Cosenza “Fuori dal sistema”
Articolo successivoCome i giovani leoni…? – Like the young lions …?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui