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SUMMIT G20: STOP THE WAR!

La guerra non s’inchina al suono della chitarra come si augurava Jim Morrison, resta presente con la sua ferocia sempre e, proprio quando si è sul punto di accordarsi per metterla da parte, c’è l’imprevisto, ciò che bisogna tenere sempre in conto, a farla tornare drammaticamente in azione. A ripercorrere, però, i casus delle passate guerre, sembrerebbe l’imprevisto non necessario per i sapientes che vogliosi attendono la sua presenza, almeno quelli che direttamente non la patiscono.                                                                                                 Rovina globale produrrebbe seguire la causa che l’apparenza porta ad attribuire alla Russia su quanto avvenuto lo scorso 15 novembre 2022 in Polonia, a un passo dal confine con l’Ucraina. Già si sarebbe dovuto evitare quel 24 febbraio attraverso contatti che avrebbero potuto forse portare ad uno status dall’una parte e dall’altra accettabile. Invece distruzione, morte e crudeltà da entrambe le parti, e all’Onu che chiede a Putin di pagare i danni in Ucraina, la Russia risponde: Usa e Nato paghino quelli di Jugoslavia e Vietnam.                                                                                                                                  Questa volta tutti coloro che hanno voce, pur rimettendosi alle previste indagini da portare avanti sul caso, hanno messo in atto la prudenza, sono sulla stessa linea del Presidente degli Usa che commenta: Il missile in Polonia potrebbe essere ucraino, improbabile lo abbia lanciato la Russia. Si scongiura pertanto l’attivazione dell’articolo 5 della Nato                                                                                            evitando l’estensione del conflitto, pur volendo dare corso a una indagine chiarificatrice dell’origine del missile.                                                                                                        Prudenza invoca anche il Presidente turco Erdogan: Non dobbiamo insistere sul fatto che il missile sia stato lanciato dalla Russia, sarebbe una provocazione, mentre potrebbe essere un errore tecnico. Quel che importa è portare il prima possibile Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati, può arrivare solo dal dialogo, ci stiamo impegnando per questo, appena torno sarò al telefono con Putin. Putin! Se, andando in Cina per le Olimpiadi, lo Zar avesse manifestato al Presidente Xi Jinping la sua intenzione di invadere a breve l’Ucraina, forse l’amico Xi sarebbe riuscito a farlo desistere, anche perché non ritiene conforme la guerra agli interessi cinesi. Putin non confidò il suo proposito e, com’è in questi giorni trapelato (confidenza di un funzionario cinese al Financial Times), il Presidente Xi lo considerò non sincero mostrandosi poi piuttosto tiepido. Se…, inutile se…                                                                                                               Comunque sul missile caduto in Polonia la Russia si è prontamente tirata fuori da responsabilità, e la stessa Polonia è stata pronta a gettare acqua sul fuoco che altrimenti divamperebbe su tutta la Terra già afflitta da numerosi problemi, desolata, per riprendere l’efficace lessico del poeta Eliot. Pensiero, per buona sorte di molti, è non voler permettere che il mondo cada in una nuova guerra mondiale.                                                                                  Tanti Capi di Stato (unica donna Giorgia Meloni), Rappresentanti delle finanze e Governatori delle banche si sono riuniti (15-16 novembre) a Nusa Dua di Bali in Indonesia per il G 20, il forum fondato il 1999 dopo una successione di crisi finanziarie, quindi con la finalità, attraverso proposte che favoriscano internazionalità economica e concertazione sulla scorta delle economie in sviluppo, di evitare le crisi finanziarie. I 20 Stati facenti parte (non c’è la Spagna, ma è ospite permanente) rappresentano il 60 % della popolazione globale, l’80% del Pil del mondo, il 75 % dei traffici del mondo.                          Assente a questo G20 Putin per impegni interni –ha detto-, presente in sua vece il Ministro degli Affari Esteri Sergej Lavrov, costretto poi a rientrare a Mosca dopo il missile in terra polacca al confine con l’Ucraina.                                                                                                                                In video presente pure il Presidente ucraino Zelensky che nei suoi dieci punti, oltre a chiedere sicurezza nucleare, alimentare, energetica e la tutela dell’ambiente, chiede, ovviamente, il ritiro delle truppe russe, la liberazione di prigionieri e deportati, l’attuazione della Carta delle Nazioni Unite e la conferma della fine della guerra.             E Lavrov commenta: Retorica russofobica.                                                                                   Ha aperto i lavori il Presidente dell’Indonesia Joko Widodo che ha accolto i partecipanti con lo slogan Riprendiamoci insieme, riprendiamoci più forte, il futuro della prosperità è condivisione, dipende dalla nostra abilità collettiva di creare una base inclusiva e sostenibile per la crescita.                                                                                                                                                                Come sempre tanti lodevoli propositi programmatici, cui, purtroppo, non seguono le azioni concrete che porterebbero il pianeta a situazioni diverse e ad una migliore vivibilità di tutti i suoi abitanti, non solo dei privilegiati, nel giro di 50 anni passati da 4 a 8 miliardi.                                                                                                                              Tre i temi in trattazione: salute globale, transizione energetica e trasformazione digitale.                                                                                                                    Già nella nota della Casa Bianca Biden annunciava: Discuteremo della cooperazione sulle sfide globali incluse quelle poste dalla Cina e sugli sforzi in corso per aiutare l’Ucraina a difendersi dall’aggressione della Russia.                                                                                                                 Nel loro colloquio poi Xi Jimping e Biden hanno concordato sulla necessità di imparare, pur senza conciliazione, a non farsi la guerra. E’ un apprendimento necessario sempre, massimamente nel nostro tempo con armi di distruzione ancor più terribili, anche definitive.                                                                                                                                Il Presidente Giorgia Meloni, che nell’intervento ha posto in rilievo il navigare del mondo in acque tempestose e quanto l’impatto della guerra sia stato devastante, nel colloquio con Biden ha riaffermato la solidità dell’alleanza transatlantica per fronteggiare crescita economica e sicurezza comune; in quello con Erdogan ha poi condiviso la lotta comune contro il terrorismo e le potenzialità da cogliere della Regione Mediterranea.                                                                                                 Quel che è emerso dal G 20 di Bali è forse una maggiore consapevolezza dei disastri di una guerra nucleare, il rendersi conto di dover seguire l’appello del Presidente Joko Widodo che ha più volte ripetuto: Stop the war! Stop the war!

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                                              Antonietta Benagiano

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