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La manovra contro i poveri

La finanziaria danneggia le classi meno abbienti

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di Fabio Sortino

È stata varata dal governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni la manovra finanziaria per il 2023. A prima vista sembrerebbe una “manovrina”in stile democristiano che tende a rimandare le decisioni più importanti e a sfavorire gli ultimi. A partire dall’abolizione, dal primo gennaio del 2024 del reddito di cittadinanza. Ora è vero che questa legge di per sé sacrosanta che ha dato un sussidio e quindi un’ancora di salvezza dalla povertà più nera a circa un milione di persone, dicevamo è vero che questa norma non ha funzionato nel migliore dei modi. È stata valida come assistenza ai poveri ma non ha dato modo di trovare loro un lavoro. Ma lasciare in mezzo alla strada tanta gente non in grado di lavorare, non solo perché inabili al lavoro, ma perché molti dei percettori non hanno la formazione e neanche l’istruzione necessaria per trovare un impiego ( molti non hanno nemmeno la licenza media) è veramente scandaloso. Non è gente che è gente che vuole stare sul divano, come dicono in tanti, ma molti non sono in grado di lavorare e poi i lavori che gli vengono offerti sono miseri e in nero. Se non si forma la gente al lavoro e soprattutto se non c’è lavoro si lascia morire di fame le persone? Ma ci sono tante altre cose che a mio parere non funzionano in questa manovra. A cominciare dall’innalzamento del tetto del contante a 5000 mila euro ( all’ inizio si era parlato addirittura di 10.000 euro). È chiaro che non essendoci tracciabilità per redditi ragguardevoli si favorisce il riciclaggio e l’evasione fiscale. Si tratta di un notevole favore reso alla criminalità organizzata e alla corruzione in generale. Lo stesso stanziamento di 30 miliardi(9 e mezzo il primo anno) per il caro bollette è un pannicello caldo perché basterà per i primi mesi ma non risolve la situazione in maniera sostanziale. Sì è fatto qualcosa in tema di benefici e incentivi alle famiglie ma anche qui si tratta di soluzioni che appaiono inefficaci. C’è la sensazione che si voglia favorire il ceto medio -alto a discapito dei poveri. Gli aumenti delle pensioni sono infinitesimali. E anche sul cuneo fiscale (le tasse sugli stipendi) sembra non essersi trovata una soluzione efficace. Ma l’elemento  più grave di questa manovra è che non ci sia una visione. Si tira a campare, come dicevamo prima nella migliore o peggiore tradizione democristiana. Durante la campagna elettorale lo slogan di Giorgia Meloni era stato “ siamo pronti”. Invece a noi sembra che si tratti di una manovra raffazzonata, improvvisata, fatta all’ ultimo momento. È vero il tempo era poco ma ci aspettavamo qualche cosa di più dal “nuovo che avanza”. Si continua con piccoli bonus di draghiana memoria nel nome di una continuità col precedente governo che non ci aspettavamo da chi era sempre stato all’ opposizione. Soprattutto tornando al reddito di cittadinanza ci domandiamo come in un anno si possa formare al lavoro persone che hanno la terza elementare. Se non proprio disordini sociali che sono pure possibili c’è da attendersi un aumento della criminalità. Temevano un governo tendente all’individualismo esasperato, al darwinismo sociale, alla competizione esasperata, è così è stato. Si sono dimenticati gli ultimi, il tutto in assoluta e ottusa coerenza con le altre decisioni del nuovo governo come la lotta agli immigrati con gli sbarchi selettivi e i porti chiusi. Sembra si sia dimenticato il Sud, anzi con l’autonomia differenziata si rischia di aumentare ulteriormente il divario Nord-sud. Purtroppo, se si eccettua in parte il Movimento Cinquestelle, l’opposizione è inerte con il PD in totale stato confusionale e il terzo polo che fa finta opposizione e favorisce la destra dividendo e indebolendo ulteriormente la sinistra. Questo governo sovranista, che sta litigando anche con l’Europa, con la Francia in particolare, nostro partner storico di cui abbiamo bisogno su tante decisioni a cominciare dal tetto del gas; dicevamo questo governo rischia di durare cinque anni con conseguenze deleterie per tutta la “Nazione” come la chiama enfaticamente la leader del momento Giorgia Meloni. Ma la colpa è di questa inetta, supponente ed incapace sinistra a cominciare dal PD. Intanto il livello di povertà in tutta Italia e soprattutto al Sud continua ad aumentare. Poveri noi.

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