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NUOVA ERA

Le leopardiane magnifiche sorti e progressive ci stanno approntando l’era nuova, quella del primato della cultura tecnologica, prettamente pragmatica, secondo Pasolini, porta a una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. Anche delle capacità fisiche                                                                -aggiungiamo noi.                                                                                                                  L’uomo è passato dalla caverna alla palafitta sino a giungere, via via nei millenni, al grattacielo per un vivere giustamente volto all’attuazione di quanto può dare quel benessere che – bisogna riconoscere- anche se materiale è molto importante per una vita agile, comoda. Come diceva, però, Manzoni, esso implica più che il fare bene lo stare bene individuale, e ciò non dà serenità e felicità, mentre l’essere umano da sempre proprio quelle ricerca, anche se s’impegna in realizzazioni opposte.                                                                                                                                Da lunghi decenni ormai, per non affaticarci, adoperiamo scale mobili, ci muoviamo in auto, non usiamo le mani, solo qualche dito per pigiare tasti o bottoni. Preoccupati poi dei chili di troppo, andiamo a smaltirli in palestra, così il problema è più o meno risolto.            Ma c’è anche, con quanto viene dalla tecnologia portato avanti, un altro pericolo, è l’ottundimento mentale: come smaltirlo? Unica possibilità il pensiero riflessivo, proprio quello che la tecnologia, con la visione di dover realizzare ad infinitum quanto ritenuto rientrante nel benessere, sta riducendo al massimo.                                                          Dovrebbe Einstein essere di ammonimento: Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà allora popolato da una generazione di idioti. E diciamo che gli idioti, a differenza dei saggi, riescono a trascinare moltissimo, facendo diventare idioti anche gli altri. Ovviamente a ‘idiota’ non diamo il significato che ha in lingua russa, non è il dotato di fede candida in Dio e nel prossimo come il personaggio dell’omonimo romanzo di Dostoevskij, né chi viene definito ‘utile idiota’ nel senso che si adopera per i fini di altri. Per idiota intendiamo chi non si sofferma a riflettere, convinto di agire per il bene e di avere sempre ragione.                                                                                                         Talora poi -lo sosteneva Musil- la stupidità può anche assomigliare al talento, apparire genio per l’attuazione del miglioramento, vale a dire della salita sulla scala del progresso. Dove ci porterà quella scala? Non sappiamo, anche se taluni qualcosa prevedono.                                                                                                 Nel film ad ambientazione fantascientifica Idiocracy del 2006, diretto da Mike Judge, viene proposto un futuro dallo scenario distopico. L’ archivista militare e la prostituta, scelti per l’esperimento di ibernazione asciutta, si trovano, dopo l’accidentale apertura delle loro capsule, a vivere nel 2505 su una Terra devastata e popolata da individui patologicamente idioti, disorientati su tutto: non riescono neppure a capire che le piante, perché non si secchino, vanno innaffiate con semplice acqua, non con bevanda energetica.                                                                                                                         Il progresso, l’andare avanti ritenendo ogni cosa superata, anche l’acqua, non è un procedere verso la fine? Che può anche non essere distruzione completa, ma un trasformarsi della vita sino ad adottare sistemi che la realtà annullano.                                 Non si sarebbe, a esempio, negli anni Ottanta immaginato che nel nuovo secolo avremmo stretto nella mano uno smart, strumento indubbiamente sotto molteplici aspetti utile, ma divenuto troppo inseparabile, inoltre maestro, informatore, imbonitore e tanto altro ancora.                                                                                                                            Chi avrebbe poi immaginato le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione? C’è sì attenzione a certe difficili condizioni di vita e ai diritti violati, una diffusione della tecnologia, ma ha prodotto anche degrado ambientale, crescita delle disparità sociali, perdita delle identità con appiattimento anche culturale, riduzione delle economie locali, inoltre maggiore diffusione di malattie e pandemie, come si è negli ultimi anni sperimentato.                                                                                                                                         E Internet si è ancor più velocemente propagato. Sorto negli anni Sessanta in Usa per esigenze militari, è giunto ovunque, ovviamente innanzitutto nei Paesi europei, per prima anzi in Italia nel 1986 con la rete che ne consentiva lo sviluppo. Sino agli anni Novanta appariva una probabilità da mettere in discussione, invece ha trasformato la vita prendendo tutti gli aspetti che riguardano il vivere umano, ritenuto non più possibile senza di esso, prevaricatore anche della stessa presenza fisica.                                                                     E su quella scala che dicevamo si continua a salire perché venga superata la realtà fisica, ritenuta non più adeguata al progredire tecnologico. Si vuole attuare il passaggio dal guardare all’esserci, mandare col metaverso, anzi coi metaversi dato che sono tanti, la realtà fisica in archivio. Il termine, coniato da Neil Stephenson nel romanzo cyberpunk Snow Crash  (1992), indica uno spazio tridimensionale al cui interno possono persone fisiche muoversi e agire, a esempio comprare virtualmente anche terreni e venderli o affittarli, partecipare a aste, avere diritti di proprietà attraverso NFT (non fungible token). Secondo la banca d’affari americana J.P. Morgan sono un potenziale enorme.               Trump ne ha una collezione (viene rappresentato anche come un supereroe) e si è registrato il sold out (tutto esaurito).                                                                                       Siamo alla nuova era: è quella in cui la tecnologia va oltre la umanità, come diceva Einstein?                                                                                                                                   Per i più scorre, però, ancora il tempo da archiviare, possiamo, anche se attorno rileviamo reticenze dovute ad altre motivazioni, augurare Buon Natale e un Anno Nuovo cum grano salis.                                                                                                        A parte i metaversi, l’umanità appare sempre più dimentica della bellezza della pace, s’impegna a vivere l’orrore della guerra.

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Antonietta Benagiano

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