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“Qui NON finisce tutto”: in Campidoglio un incontro organizzato da Azione riporta l’attenzione sulla necessità del confronto con la comunità transgender

Flavia De Gregorio, capogruppo capitolino di Azione: «Solo dando ascolto ai bisogni e alle necessità della comunità transgender sarà possibile fornire loro il giusto sostegno».

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Roma, 29 maggio 2023 – “Qui finisce tutto”. Con questa semplice frase affidata al blog che a lungo ne ha raccontato il doloroso vissuto Cloe Bianco, l’ex professoressa transgender vittima della transfobia, sceglie di dire addio alla vita. È il giugno del 2022. A quasi un anno di distanza da allora, proprio prendendo spunto da quelle parole, è iniziato in Campidoglio un ciclo di incontri, fortemente voluto da Flavia De Gregorio e organizzato dal gruppo capitolino di Azione, che, puntando sull’idea che “qui non finisce tutto”, cerca di tracciare un percorso capace di contribuire alla realizzazione di una società più giusta ed inclusiva.

 

Dopo quello di marzo, il secondo appuntamento, dal titolo “Qui NON finisce tutto: generazioni a confronto”, è in programma oggi, 29 maggio, a partire dalle ore 18.00 nella Sala del Carroccio in Campidoglio.

Ai lavori prenderanno parte accanto a Flavia De Gregorio, capogruppo capitolino di Azione e membro della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale, Massimo D’Aquino, attivista Libellula APS, scrittore e autore del libro “Io che da mio padre ho preso solo gli occhi chiari”; Asia Cione, Coordinatrice Transgender Day of Visibility Roma; Andrea Perugini, attivista Gender X e Leila Pereira, Presidente Libellula APS. A introdurre e moderare saranno rispettivamente Marilena Grassadonia, coordinatrice dell’Ufficio Diritti Lgbt+ di Roma Capitale, e Valerio D’Angeli, attivista e membro del direttivo provinciale di Azione.

 

Anche nel corso di questo incontro, come accaduto in precedenza, si tornerà ad ascoltare la comunità transgender romana, mettendone a confronto le diverse generazioni che la compongono. Questa volta l’obiettivo sarà cercare di capire meglio, anche attraverso le esperienze dei presenti, le difficoltà da loro vissute e conoscere la storia delle battaglie condotte a partire dagli anni ’80 contro le discriminazioni in ambiti diversi, compreso il posto di lavoro.

Ampio spazio sarà dato alla scrittura, uno strumento attraverso il quale si riesce a comunicare con sé stessi e con il mondo esterno, ma anche a lasciare una testimonianza del proprio vissuto. Saranno portati ad esempio i libri di Massimo D’Aquino, autore di Camminavo rasente i muri. Autobiografia tascabile di un transessuale e di Io che da mio padre ho preso solo gli occhi chiari, in cui lo scrittore, oltre a denunciare discriminazioni e abusi, racconta il difficile percorso che lo ha portato alla transizione.

 

Secondo il capogruppo capitolino di Azione Flavia De Gregorio: «Soltanto ascoltando con attenzione i bisogni e le necessità della comunità transgender e facendo incontrare mondi che spesso, a causa della mancata conoscenza, della differenza di vedute e di preconcetti, non riescono a comunicare, si riuscirà ad aumentare il loro livello di integrazione sociale».

 

Sensibilizzare le istituzioni e far capire cosa significa essere transgender può permettere di creare un’unica grande rete a supporto di chi, troppo spesso, viene lasciato ai margini della nostra società per via del pregiudizio e dell’odio. A quasi vent’anni dall’istituzione della Giornata contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, infatti, gli episodi discriminatori continuano purtroppo a essere ancora quotidiani, al punto che troppo spesso per le persone transgender addirittura trovare un posto di lavoro diventa una chimera. Il percorso a ostacoli inizia già durante la fase della ricerca e prosegue con quella dei colloqui, ma anche quando si arriva al traguardo sono più le spine delle rose: ingiustizie, offese, marginalizzazioni addirittura stipendi più bassi e blocchi di carriera. Uno studio del 2019 finanziato dalla Commissione europea ha evidenziato come tra la popolazione trans in Ue solo la metà abbia un impiego retribuito, contro una media totale del 69,3%. Inoltre, solamente una persona su quattro ha riferito di vivere in un ambiente di lavoro accogliente e di non aver mai avuto commenti negativi relativi alla propria identità di genere.

 

Ancora secondo Flavia De Gregorio: «La presenza di pregiudizi incardinati, che purtroppo non siamo stati ancora in grado di abbattere completamente, fanno alzare mura insormontabili. Chi tuttora li ha dovrebbe imparare a guardare la diversità senza timori, come un valore aggiunto e a confrontarsi con essa senza trincerarsi dietro immotivati atteggiamenti di chiusura. Solo se riusciremo in questo compito, saremo in grado di rendere la società realmente giusta e inclusiva».

 

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