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Omelie brevi. Papa Francesco ha ragione, ma…
Il Papa: omelie brevi, se no la gente si addormenta. Questo papa, nonostante i difetti (e chi non ne ha?) è più saggio e più vicino al Vangelo dei suoi due noti predecessori. Ha perfettamente ragione nel raccomandare ai preti di non dilungarsi troppo nelle omelie. Neppure Gesù si dilungava troppo quando predicava. Però il papa si è dimenticato del rosario.  Centocinquanta Ave Marie, divise in decine, intercalate dalla recita del Pater Noster e del Gloria, con meditazione, tra una decina e l’altra, dei Misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, ai quali Giovanni Paolo II ebbe la splendida idea di aggiungere i Misteri della Luce, portando così le Ave a ben duecento. Celiando, oserei dire che l’interminabile “preghiera” sarà venuta a noia persino alla Madonna. Gesù prega e mostra una profonda unione col Padre. Lo chiama familiarmente “Abbà”, papà. Nella cena prima della passione prega per i discepoli, e fa dei ragionamenti: “Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. E tutto ciò che è mio è tuo, e quello che è tuo è mio, e io sono stato glorificato in loro… “ (Gv 17). Esprime concetti, ma non ripete decine di volte lo stesso concetto o le stesse parole. Nel Getsemani prega dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice. Però non come voglio io, ma come vuoi tu (Mt 26, 39). Sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Perché i cattolici pregano ripetendo gli stessi concetti e le stesse parole per decine o centinaia di volte? Recitando il rosario, salutano (ave) la Madonna circa duecento volte, e duecento volte le dicono che è piena di grazia e duecento volte che il Signore è con lei e via di seguito. E per non perdere il conto si servono di una sorta di pallottoliere che è per l’appunto la corona del rosario. Ve l’immaginate Gesù col pallottoliere che dice al Padre duecento volte: “Padre ti ringrazio di avermi ascoltato” (Gv 11,37)? Di norma coloro che recitano il rosario non si addormentano, ma dopo poco tempo il loro pensiero vola altrove e si dimenticano delle parole che pronunciano. Le parole che vengono spontanee, non ripetute all’infinito, sono forse le preghiere più belle.
Renato Pierri

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