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Il Popolo della Famiglia del Piemonte apprezza il segnale dato dalla “manovra Gasparri”

Cristina Zaccanti, PdF Piemonte «Meglio tardi che mai. Speriamo che questo “reddito di maternità” sia almeno l’inizio di un’inversione di tendenza culturale e politica»

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«Il Popolo della Famiglia propone dal 2018 un’indennità di maternità che dia reale ed efficace sostegno alla donna italiana che sceglie di essere madre – dichiara Cristina Zaccanti, Coordinatore regionale del PdF in Piemonte – Raccogliemmo nel 2019 circa 60.000 firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che fu totalmente ignorata dalle forze al governo. Gasparri, capogruppo di FI al Senato, ha presentato il 2 u.s. un disegno di legge, decisamente ridimensionato rispetto alle necessità e alle disponibilità finanziarie (basterebbe ridurre i finanziamenti alle spese militari), ma comunque una manovra che ci auguriamo possa dare avvio ad una politica attenta al dramma reale del nostro Paese, la denatalità di cui deteniamo il primato mondiale. Siamo gli ultimi italiani, nel giro di un decennio l’INPS non sarà più in grado di soddisfare il sistema pensionistico, scuola e sanità gratuite saranno sempre più ridimensionate».

«Ci auguriamo – prosegue Zaccanti – che la proposta Gasparri, per quanto inadeguata, non resti inascoltata e, piuttosto, congiunta all’azione di altre istituzioni pubbliche, fornisca ossigeno alle famiglie italiane, soprattutto a quelle giovani, ancora in grado di aprirsi alla vita nascente. In Piemonte la Regione ha operato in tal senso nella passata amministrazione. Speriamo che continui ad investire in aiuti ancor più radicali a favore della maternità».

Mentre uno “spiraglio di vita” sembra aprirsi sul fronte della natalità, il PdF si prepara a contestare un’altra azione che lo Stato cercherà di mettere ad effetto: l’approvazione di una legge sul fine vita che legittimi una condizione di sofferenza come dato su cui fare leva per indurre i più fragili, anziani, malati, disabili, a chiedere di essere soppressi. Il 17 settembre p.v. al Senato verrà incardinato il ddl Bazoli, che discuterà sui limiti di non punibilità dell’aiuto al suicidio assistito, già passato alla Camera nella scorsa legislatura.

Ci opponiamo con tutte le nostre forze alle ostentate provocazioni messe in atto da attivisti di area radicale che violano apertamente le limitazioni, i “paletti” fissati dalla corte Costituzionale con la sentenza 242/2019, accompagnando persone in Svizzera a suicidarsi per poi autodenunciarsi, rimanendo regolarmente impuniti.

Rinnoviamo con insistenza il nostro appello all’uso della ragione di ciascun cittadino, di ciascuna famiglia italiana affinché non rinunci alla prerogativa di essere sempre al servizio della vita in tutte le sue fasi, soprattutto quella della cura ai sofferenti. Lo Stato deve farsi carico di aiutare le famiglie in questo ruolo essenziale. Non si presti, per evidenti ragioni di finanza, a favorire l’eliminazione dei non produttivi, percettori di pensioni. Si ricordi come in una società di anziani sono gli anziani con le loro pensioni ad aiutare i giovani a sopravvivere.

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