Giovanna Canzano
ABBRACCIO
(racconto 8)
5 dicembre 2024
Un’ultima foto insieme da soli, non l’abbiamo ancora fatta, dico rivolta a lui. Lui mi guarda e io, leggo nei suoi occhi le parole che sta per dirmi. Ne abbiamo fatte tante, ma mi guarda e approva. E, io gli dico, si, ne abbiamo fatte tante, ma non da soli.
Mi guarda sorridendo, e, si mette davanti all’obbiettivo del cellulare, che in questo momento è affidato a mani, speriamo, esperte.
Si avvicina sempre di più a me in modo, direi quasi invadete, e, contrariamente a come avevano fatto gli altri ai quali ho chiesto una foto ‘da soli’, lui si avvicina, si stringe a me, e, mi circonda col braccio destro stringendo il mio braccio destro con la sua mano come se volesse portarsi via qualcosa, volesse prendere qualcosa da me per lui. Mi sento in imbarazzo. Non so che fare. Forse lo guardo, forse no. Ma lui, non stringeva solo la mano intorno al mio braccio, ma tutto il suo corpo era come dire, allineato al mio senza ‘spazio’ tra noi. Forse sono diventata ‘paonazzo’ mi sentivo confusa. Gli altri in sala non hanno capito. Ma tutti erano presi dai discorsi, dal prepararsi per andare via. E lui, mi stringeva al suo corpo.
Foto fatta, che bello, tra un po’ il mio imbarazzo sarà terminato. Ma no, Aspettate, un’altra foto dice lei o lui che con il mio cellulare sta immortalando questo momento bellissimo, imbarazzante, emozionante… Si, dice lui, e, con dolcezza ‘ripete’ con più decisione accompagnato da un sorriso, l’abbraccio, stringendo il suo braccio intorno al mio corpo. Che faccio, penso, forse mi lascio abbracciare avvicinandomi al suo corpo senza opporre rigidità e con fare flessibile, come un oggetto che puoi modellare.
Mi avvicino a lui. Il suo modo elegante e garbato mi conquista di nuovo. Si, son felice di una seconda foto. Tutto si ripete. E’ ancora più bello. Adesso mi sembra di essere diciamo ‘abituata’ al suo abbraccio, lo guardo, mi guarda, e, come se volesse invitarmi a stare accanto a lui, mi lascio andare.











