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BULLISMO ROSA SHOCKING

Stavo scrivendo un pezzo sulla violenza giovanile, sui soliti maschietti dalle gambe larghe e le mani in tasca, i soliti boys dai bicipiti in bella mostra, in gruppo a menare ragazzetti inermi, adolescenti che non sanno difendersi, il solito bullismo disarcionato dalla trasgressione, scaraventato tra coltelli e tirapugni in una dimensione di devianza conclamata. Reati commessi e atteggiamenti non più adolescenziali, affascinati dal pericolo del vicolo cieco che invece moltiplica i comportamenti criminali. Mentre da città e periferie venivo inondato di racconti e  video ben orchestrati per fare vedere la violenza elargita senza il minimo rigurgito di compassione, mi sono accorto che c’è un bullismo altrettanto violento e crudele all’ennesima potenza,  perpetrato da tante e troppe protagoniste in rosa, da tante e troppe vigliacche che in gruppo, riducono a meno di niente coetanee più giovani, vere e proprie bambine. Con l’inganno, l’agguato,  l’accerchiamento, la sequenza  inaccettabile degli schiaffi, dei pugni, dei calci in pieno viso, le tirate di capelli. Ragazzine che fanno carne da macello di bambine più piccole, indifese, zittite dalla ferocia della paura, piccole Madonne con le mani sugli occhi, colpite, offese, umiliate. Colpisce lo slang in uso nel gruppo dei pari, parole e simboli provenienti da ambienti lontani, che non sono i loro né lo saranno mai, ma intanto ne fanno corazza e modalità di onnipotenza, di sottomissione dell’altra che non può reagire, con l’acquisizione di un fare imparentato con le grandi organizzazioni criminali, con la messa in pratica di una omertà come strumento per marcare il territorio in cui le regole sono annientate, permangono i messaggi, le condivisioni, il pensiero unico che sottomette, che consegna intatto il potere del dominio, del sopruso e della  prevaricazione. Ragazzine che conoscono  la strategia della prepotenza, dell’angolo in cui ridurre a oggetto l’essere umano più innocente. “Le forze dell’ordine non sottovalutano il problema oramai dilagante, tanto da assumere i contorni di vera piaga sociale.” Il rinculo di un colpo di fucile è il fare i conti con questa realtà non più ascrivibile a quei soliti nuclei familiari ben noti, qui la piaga sociale ha contorni ben definiti, l’indifferenza del mondo genitoriale, professorale, adulto, la disattenzione che discrimina,  giustifica, peggio, assolve, tutto ciò finchè il sangue e la sofferenza non s’accanisce su tua figlia. Mentre osservo le immagini dei video in cui più ragazze insieme picchiano ferocemente una loro coetanea più giovane, rimango di stucco per quanta cattiveria e cecità del cuore, sento un male profondo avvolgermi, la ragione vacilla, non mi capacito per la tanta violenza espressa, per un bacio rubato, una parola di troppo, un compito premiato e l’altro non ritenuto sufficiente, nel mezzo la meccanica del maledetto per forza, che lascia a terra giovanissime con le labbra rotte, lascia dietro di sé l’annientamento dell’innocente, di chi negli occhi ha disegnato il dolore che mette di lato l’amore. Non c’è più molto tempo per tentare un argine, questo di oggi non è bullismo di ieri, non è vero che i giovani hanno sempre fatto queste cose, il problema che nel frattempo siamo cambiati noi, gli educanti, gli esempi, gli indifferenti.

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