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LEGGE BRAMBILLA PER TUTTI GLI ANIMALI: “UCCISIONE E MALTRATTAMENTO NEL MIRINO DELLA MIA LEGGE”

“Uno dei principali obiettivi della legge è fornire ai magistrati strumenti più efficaci e adeguati per punire i responsabili di fatti particolarmente gravi”. Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, Nm, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente, spiega la legge che porta il suo nome e che per la prima volta tutela direttamente gli animali (non più il sentimento dell’uomo per gli animali), durante l’evento “Legge Brambilla: una riforma storica. Finalmente giustizia!” che si è svolto oggi a palazzo Madama, aperto dal saluto del presidente del Senato Ignazio La Russa.

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L’on. Brambilla ricorda in primis l’importanza della rivoluzione culturale portata dalla legge Brambilla: finalmente l’animale essere senziente diventa il soggetto da tutelare direttamente, cambiando radicalmente la prospettiva, come l’Italia chiedeva a gran voce. Poi, a titolo d’esempio, ricorda il cane Angelo torturato a morte nel Cosentino, il cane Aron bruciato a Palermo, il gatto Leone scuoiato vivo nel Salernitano, il gatto Green ucciso a botte in Veneto: sono solo i casi più eclatanti, quelli che i media riportano per la loro efferatezza o perché sono avvenuti sotto gli occhi di tutti e che, d’ora in poi, sarà più facile sanzionare come meritano. Non dimentichiamo che, con la riforma, le pene detentive saranno sempre accompagnate da una multa, anche di dimensioni maxi: fino a 60 mila per l’uccisione, fino a 30 mila per il maltrattamento”. In pratica, l’inasprimento delle pene derivante dal riconoscimento degli animali come bene giuridico tutelato riguarderà i delitti più frequenti: il reato di uccisione di animali e quello di maltrattamento di animali rappresentano da soli il 68,6 per cento di tutti i reati contro gli animali perseguiti dalle Procure italiane: rispettivamente il 39,6 e il 29 per cento del totale. Benché la maggioranza dei fascicoli sia a carico di ignoti (nell’ordine, l’87 e il 53 per cento) è soprattutto su queste due fattispecie che si farà sentire la stretta operata dalle nuove norme.

Diventa finalmente perseguibile d’ufficio anche il reato di uccisione o danneggiamento di animali altrui (art. 638 cp), con pena detentiva da uno a quattro anni. L’articolo sarà applicabile all’uccisione o al danneggiamento anche di un solo bovino o equino. Oggi a questo articolo si riferisce circa il 4 per cento dei fascicoli aperti. Di straordinaria importanza in linea di principio, per la particolare offensività, è il reato di organizzazione di combattimenti insieme con le competizioni non autorizzate ed il reato di traffico di cuccioli: anche queste previsioni trovano un forte inasprimento delle pene nella legge Brambilla. A chi abitualmente commette questi reati si applicheranno le misure del codice antimafia. “E’ importante sottolineare – ricorda l’on. Brambilla – che tutto quanto previsto nella legge Brambilla riguarda tutti gli animali, non solo quelli d’affezione, ma anche tutti gli altri, senza distinzione di specie”. La prossima tappa è la tutela dei selvatici: “Quella contro la caccia è e resta la mia battaglia”, assicura l’on. Brambilla.

Di natura amministrativa, invece, sono le sanzioni (fino a 5mila euro) previste per la violazione del divieto di tenere una cane alla catena, esteso a tutto il territorio nazionale. Un’innovazione che porta il nostro Paese a livello dei pochi Stati europei che l’hanno già previsto in forma totale o con deroghe precise: Svezia, Austria, Norvegia, Svizzera e Regno Unito.

Sulla “rivoluzione copernicana” si sono soffermati tutti i relatori, dal presidente di sezione del Consiglio di Stato Michele Corradino che vede nella legge Brambilla “la prima applicazione della riforma costituzionale dell’art. 9”; al generale Umberto Sìrico, comandante dei reparti speciali della Guardia di Finanza, che parla di “un passo storico che darà impulso alla nostra azione” e sottolinea la possibilità di applicare ai responsabili di alcuni tra i più odiosi reati contro gli animali, l’organizzazione di combattimenti e il traffico di cuccioli, le misure patrimoniali previste dal codice antimafia; al tenente colonnello Emiliano Zatelli, dei Nas, che ricorda il 20 per cento di non conformità rilevato in 1.300 controlli sui canili e sui mangimi; al professor Orlando Paciello, ordinario di anatomia patologica e patologia forense veterinaria all’Università “Federico II” di Napoli, secondo il quale la legge Brambilla “cambierà il nostro modo di interagire con gli animali”; alla professoressa Margherita Pittalis dell’Università di Bologna che vede nella riforma “un ponte verso il potenziamento della tutela anche a livello delle leggi regionali”.

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