Maryam Rajavi alla Fox News: Il cambio di regime in Iran è “inevitabile” attraverso la resistenza popolare, non la guerra
Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI)
In un’intervista esclusiva alla Fox News Digital, Maryam Rajavi, la presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), ha esposto la visione del suo movimento per un Iran democratico. Rifiutando sia l’intervento militare straniero che la restaurazione monarchica, Rajavi ha descritto il cambio di regime come non solo possibile, ma inevitabile, citando decenni di resistenza organizzata e rivolte di massa.
Ha promosso il suo Piano in Dieci Punti per una repubblica laica e con pari opportunità di genere e ha respinto le accuse di impopolarità come propaganda del regime. Rajavi ha invitato i leader mondiali, incluso il presidente Trump, ad adottare una politica ferma che riconosca il diritto all’autodeterminazione del popolo iraniano. Ha inoltre respinto le alleanze con i monarchici, affermando che il vero cambiamento deve passare attraverso libere elezioni e la volontà del popolo iraniano.
L’intervista originale è stata pubblicata da Fox News Digital. Qui di seguito il testo completo dell’intervista.
“Offriamo al popolo iraniano un’alternativa democratica e inclusiva: una repubblica basata sulla separazione tra religione e Stato”, afferma Maryam Rajavi, leader del Consiglio Nazionale della Resistenza.
di Beth Bailey
Mentre lo storico cessate il fuoco del presidente Donald Trump entra in vigore, l’incertezza sul futuro dell’Iran e la spinta verso un cambio di regime hanno spinto i principali gruppi di opposizione iraniani a scontrarsi verbalmente per convincere gli iraniani di essere i più capaci di prendere il posto dei mullah.
In un’intervista esclusiva con Fox News Digital, Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha risposto a domande sulle posizioni e le politiche del gruppo, che spera possano portare il popolo iraniano a ribellarsi al regime.
Rajavi guida il controverso gruppo, affiliato ai Mujahedin-e Khalq (MEK). Un tempo considerato un’organizzazione terroristica negli Stati Uniti, il gruppo è stato rimosso da quella lista nel 2012 ed è accreditato per avere denunciato per primo il programma di armi nucleari della Repubblica Islamica dell’Iran.
Seguono estratti dell’intervista di Fox News Digital a Maryam Rajavi.
Maryam Rajavi, leader del CNRI.
Fox News Digital: Pensa che il cambio di regime avverrà in Iran?
Maryam Rajavi: Assolutamente. Un cambio di regime in Iran non è solo una possibilità, ma un imperativo storico, inevitabile e a portata di mano. Oggi esistono una società esplosiva e scontenta e una Resistenza organizzata disposta a pagare il prezzo più alto per la libertà della propria patria. Al contrario, il regime della Guida Suprema ha perso ogni legittimità a causa di una corruzione strutturale radicata, di una repressione spietata e di una diffusa incompetenza economica. Le ondate di rivolte popolari – dal 2009 al 2017, 2018, 2019 e 2022 – con slogan potenti come “Morte al dittatore, Morte a Khamenei” e “Morte all’oppressore, che sia lo scià o la Guida”, riflettono chiaramente la ferma determinazione del popolo iraniano a porre fine a questo regime.
Cosa offre il suo gruppo al popolo iraniano?
Maryam Rajavi: Offriamo al popolo iraniano un’alternativa democratica e inclusiva: una repubblica basata sulla separazione tra religione e Stato, sulla completa uguaglianza di genere, sul rispetto dei diritti delle minoranze etniche e religiose e sull’abolizione della pena di morte. Il Piano in Dieci Punti che ho presentato 19 anni fa al Consiglio d’Europa si fonda sui principi universali dei diritti umani e fornisce una tabella di marcia completa e pratica per un Iran libero e giusto. A differenza del regime, che governa attraverso la paura e la repressione, crediamo nel potere del popolo e nella sua libera scelta. Al centro della nostra resistenza si trovano i Mujaheddin-e Khalq (OMPI/MEK), con i loro 60 anni di storia di lotta contro due dittature, che propongono un Islam tollerante e democratico che abbraccia la coesistenza tra seguaci di diverse religioni. Rappresentano un’alternativa culturale – anzi, l’antitesi – alla cultura arretrata e reazionaria del clero. Fin dall’inizio, il nostro slogan contro il clero è stato chiaro: “No al velo obbligatorio, no alla religione obbligatoria e no al governo obbligatorio”.
Una delle caratteristiche più distintive di questa resistenza contro la tirannia religiosa misogina è il suo fermo impegno per la parità di genere. Da più di trent’anni, le donne ricoprono ruoli di leadership e di comando all’interno del MEK, il principale costituente del CNRI, un fenomeno nuovo.
Molti dicono che il suo Gruppo è impopolare fra i comuni iraniani — come risponde?
Maryam Rajavi: In condizioni di assoluta tirannia, quando mai la popolarità della nostra resistenza è stata realmente messa alla prova da libere elezioni o sondaggi affidabili? In queste circostanze, l’unica misura è la legittimità della resistenza stessa.
Tali accuse fanno parte di una deliberata e vasta campagna di demonizzazione condotta dal regime contro il suo principale oppositore. Ogni anno, il regime spende centinaia di milioni di dollari per produrre film, serie televisive, centinaia di libri, migliaia di articoli, reclutare mercenari che si spacciano per oppositori, falsificare documenti e condurre operazioni informatiche, oltre ad assumere giornalisti e organi di stampa stranieri, il tutto per denigrare la resistenza iraniana e metterne in dubbio la credibilità. Il loro obiettivo è convincere le controparti internazionali che non esiste un’alternativa legittima e che il dialogo con questo regime è la loro unica opzione.
Se la nostra resistenza è davvero priva di sostegno popolare, perché il regime teme così tanto la sua influenza e il suo impatto all’interno dell’Iran? Perché, negli ultimi 46 anni, lo slogan permanente di tutte le cerimonie ufficiali del regime, persino in ‘parlamento’, è stato “Morte al MEK”? Perché più di 100.000 sostenitori e membri del MEK sono stati giustiziati? Perché il regime ha costantemente preso di mira raduni e rappresentanti della resistenza all’estero nei suoi complotti e operazioni terroristiche? Basti pensare ai raduni internazionali del CNRI, che a volte attirano folle fino a 100.000 persone. Si tratta di rappresentanti del popolo iraniano, soprattutto della classe media urbana. Basti pensare all’elenco dei martiri del MEK, che comprende diverse classi sociali, e all’indipendenza finanziaria del MEK, finanziata interamente dai contributi iraniani in patria e all’estero.
Lottiamo per conto di decine di milioni di iraniani per la libertà e un futuro migliore, perseguendo gli stessi ideali per cui George Washington ha combattuto: diritti umani fondamentali: vita, libertà e ricerca della felicità, sotto un governo che trae il suo potere dal consenso dei governati.
Qual è il suo messaggio al Presidente Trump?
Maryam Rajavi: Il nostro messaggio al Presidente e a tutti i leader mondiali è chiaro: il cambio di regime è a portata di mano, realizzabile grazie al popolo iraniano e alla sua resistenza organizzata. Abbiamo costantemente sottolineato che non abbiamo bisogno né di denaro né di armi. Ciò che chiediamo alla comunità internazionale è una politica ferma contro il regime, il riconoscimento del diritto del popolo iraniano all’autodeterminazione – libero da qualsiasi forma di dittatura, religiosa o monarchica – e il riconoscimento della lotta delle Unità di Resistenza contro l’IRGC











