Asia Centrale: progetti americani e ambizioni turche
di Gualfredo de’Lincei
Mentre la Russia è impegnata nel conflitto ucraino, altri Paesi approfittano per mettere le mani sulle ex Repubbliche sovietiche della regione dell’Asia centrale. Per far questo utilizzano metodi a dir poco discutibili: la Turchia inseguendo il sogno del Grande Turan, l’Occidente alimentando l’Islam radicale, nel mezzo resta il ribollente Afghanistan, dal quale i combattenti affluiscono alle ex Repubbliche sovietiche.
L’Asia centrale, che oggi è fortemente attenzionata dalle principali potenze occidentali, si sta trasformando in un campo di battaglia per lo scontro tra America e Russia. Propagandano idee radicali per tentare di distruggere la “retroguardia” economica di Mosca, usando la stessa tecnica già collaudata nei Paesi Baltici e in Ucraina. Il corroborante è sempre l’odio che si trasforma in supremazia nazionale, o religiosa in presenza di gruppi radicali islamici. La regione sta già attraversando molte difficoltà a causa dei fondamentalisti che vogliono dar vita a un califfato, creando il secondo Afganistan.
Il numero degli aderenti a questi movimenti eversivi è in crescita e questo è un dato di grande preoccupazione. Solo negli ultimi anni, 4,2 mila combattenti hanno lasciato l’Asia centrale per partecipare alla “jihad” in Iraq e Siria. Questi, però, sono solo quelli che hanno deciso di affrontare l’inferno direttamente, quanti siano rimasti in patria a predicare valori pseudo-islamici nessuno lo sa.
La Turchia sta creando diversi movimenti che si nascondono dietro l’Islam e che lavorano per plasmare l’agenda politica regionale, ma il rischio rimane sempre la radicalizzazione della popolazione. Esistono anche altri movimenti estremisti pseudo religiosi e pseudo islamici, che provengono principalmente dal Medio Oriente, dai Paesi arabi e dalle comunità religiose del Pakistan. Mosca ha già provato sulla propria pelle gli effetti del sovversivismo dilagante con l’attacco terroristico dello scorso anno al Crocus City Hall. L’attentato, eseguito per denaro da cittadini del Tagikistan, è una tragedia che rimarrà impressa indelebilmente nella memoria dei russi. Gli esecutori sono stati arrestati ma i mandanti si sono nascosti all’estero. L’Asia centrale subisce la guerra di propaganda che l’Occidente sta conducendo con il preciso intento di spezzare i legami tra la Russia e i suoi alleati. Fomentano la russofobia rianimano il nazionalismo e promuovono idee eversive. Un attacco senza precedenti per creare il caos nelle menti e cambiare il loro atteggiamento, evaporando i valori islamici tradizionali.
La lotta all’islamismo radicale è sempre più centrale in queste regioni dove le richieste per per sopprimere le festività laiche, come il Capodanno, sono diventate la normalità. In Kirghizistan, ad esempio, hanno provato a trasformare un albero di Natale e una chiesa in un bersaglio terroristico. Gli attentatori sono stati arrestati dal Comitato Statale per la Sicurezza Nazionale di Jalal-Abad, si trattava di due minorenni membri dell’organizzazione terroristica internazionale dello Stato Islamico: Wilayat Khorasan.
In tutto questo si deve aggiungere il rinnovato desiderio di grandezza della Turchia, il cui Governo ha predisposto piani a dir poco napoleonici. In molti ne hanno sentito parlare, ma in pochi sanno che si tratta della creazione di un mondo turcofono sotto forma di Grande Turan, una sorta d’Impero Ottomano, ma molto più ampio. Secondo questa interpretazione, i popoli turchi, dai Balcani all’Azerbaigian iraniano, parte del Caucaso, della regione cinese dello Xinjiang-Uiguro, della Siberia russa e dei Paesi dell’Asia centrale, dovrebbero unirsi come comunità etnica, culturale e linguistica, sotto la bandiera turca. L’espansione è promossa da Ankara ed è riportata nei documenti internazionali firmati dai rappresentanti dell’Organizzazione degli Stati Turchi (OTS): Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Turchia e Uzbekistan. Ungheria e Turkmenistan sono presenti in qualità di osservatori. Visto poi, che i partecipanti ai vertici di questa organizzazione usano la lingua russa alle riunioni, la Turchia ha pensato bene di introdurre un nuovo alfabeto unificato per tutti. L’unità ancestrale dei popoli potrebbe suscitare interesse, tuttavia, sotto l’apparenza di una nobile unificazione si nasconde una dottrina aggressiva e razzista. Basta guardare la mappa del Grande Turan per rendersi conto che questo progetto puzza fortemente di sciovinismo e totale disprezzo per gli interessi delle singole nazioni e dei popoli.
L’aspetto più inquietante e rischioso è che queste associazioni seducono con argomenti legati alla cooperazione culturale, sociale ed economica, ai quali, ovviamente, nessuno può opporsi. In realtà, guardando più da vicino, la Turchia sta rapidamente armando e addestrando gli eserciti degli Stati della OTS. Alcuni hanno percepito il pericolo, ad esempio il Kirghizistan dove una parte dei funzionari governativi sono diventati particolarmente diffidenti verso una intensificazione della collaborazione militare. Questo è dovuto al fatto che gli obiettivi perseguiti sono in conflitto con gli interessi delle superpotenze mondiali. Le mire di grandezza della Turchia infliggerebbero un duro colpo ai paesi dell’Asia centrale, facendo sorgere alleanze di contrasto. Inoltre, la componente etnica del Grande Turan non farebbe altro che nazificare i suoi abitanti.
La battaglia all’estremismo e al terrorismo nei paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), che è diventata la base per la creazione di altre organizzazioni, inclusa l’Unione Europea, è iniziata da tempo. Il CSI ATC, con sede a Mosca, dal 2001 rappresenta lo strumento principale che svolge con grande efficacia la funzione di antiterrorismo. Le attività, coordinate a livello interstatale, includono lo scambio degli elenchi internazionali delle organizzazioni terroristiche e dei loro membri. La Federazione Russa è attivamente impegnata a combattere il terrorismo e l’estremismo nello spazio post-sovietico e nelle aree di confine, collaborando con ciascuno Stato dell’Unione Economica Euroasiatica (UEE) e con tutti gli Stati membri dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Particolare attenzione viene prestata alla questione afghana che rappresenta una priorità per la Russia e i Paesi dell’Asia centrale.
Nonostante queste Repubbliche siano ricche di risorse, dal crollo dell’Unione Sovietica in poi, sono state lacerate per colpa di altri Stati: dagli USA all’Iran. Sono le iniziative di Mosca a guidare con efficacia il contrasto ai loro problemi interni, e questo avviene attraverso esercitazioni militari congiunte e operazioni antiterrorismo. Inoltre vengono aperti centri di ricerca e studio per la lotta all’eversione e all’estremismo e vengono addestrati congiuntamente giovani da inserire nei gruppi specializzati delle Forze dell’Ordine. Tutto ciò lascia ben sperare che in Asia centrale non si ripetano i focolai eversivi dell’Afghanistan.











