L’ingenuità della signora Zaira e le parole vuote di Leone XIV
“Caro papa Leone XIV, Le scrivo di seguito una breve riflessione sul bisogno di pace che abbiamo tutti in questo momento storico. Che ne sarà dei sogni dei bambini se scoppia una guerra mondiale? Che ne sarà dei sacrifici dei loro genitori per comprare una casa, farli studiare e risparmiare per il loro futuro? Paolo vorrebbe diventare un dottore, per imparare a curare chi sta male; Manuela ama gli animali alla follia e le piacerebbe essere un giorno una veterinaria. Gabriele desidera spegnere gli incendi da grande e Valeria, invece, infiammare i cuori dei bambini scrivendo per loro storie di fantasia. Che ne sarà dei sogni dei bambini se le bombe distruggeranno le loro case? …”. È parte della lettera che la signora Zaira Mainella, scrive al Papa, sulla rivista “Piazza San Pietro”.
La signora si preoccupa dei bambini qualora dovesse scoppiare una guerra mondiale. Non una parola riguardo ai sogni già infranti dei bambini vittime della guerra in Ucraina e dei bambini vittime del genocidio in atto a Gaza. Si preoccupa del futuro e non del presente. E va bene, possiamo comprendere l’ingenuità della signora. Ma che dire della risposta di Leone XIV? Scrive: “Cara Zaira, Il suo è un grido che arriva al cuore di Dio. E Dio ci raggiunge sempre nei luoghi anche più difficili e tragici dove noi stiamo. Questa è la nostra fede e la nostra speranza che non viene meno nemmeno nelle realtà più drammatiche. Possiamo avere momenti di smarrimento, di spaesamento, ma anche in quegli spazi dell’anima e dei territori, Dio — che è amore — non ci abbandona mai. Non dobbiamo mai dimenticarlo e dobbiamo testimoniarlo a tutti, a cominciare dalla famiglia in cui viviamo”.
A me sembrano parole vuote. “Grido che arriva al cuore di Dio”; “Dio non ci abbandona mai”. Che vo’ di’? Oggi Dio sembra aver completamente abbandonato i bambini fatti a pezzi, mutilati, operati senza anestesia, resi orfani, terrorizzati per tutta la vita, sepolti vivi sotto le macerie, privati di una casa, del cibo, di acqua, di farmaci. A proposito degli orrori a causa delle bombe attuali, non ipotetiche, il Pontefice anziché dire come fece papa Ratzinger ad Auschwitz: “Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?”, dovrebbe dire: “Perché, Signore, taci? Perché tolleri tutto questo?”. Stupirsi, non darsi una spiegazione per gli orrori in atto, ed invece se n’esce con parole che lasciano il tempo che trovano.
Renato Pierri











