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Il 12 luglio 1990, in un’Italia ancora attraversata da profondi squilibri sociali e da una fitta rete di criminalità organizzata, veniva aggredita e colpita a morte Raffaella Scordo, docente di 39 anni, madre di due figli, esempio concreto di dedizione familiare e professionale. In una sera d’estate, a Locri, fu sorpresa da tre uomini armati mentre rientrava a casa con la sua famiglia. Tentando di proteggere i suoi cari, fu ferita mortalmente. Morì dopo diciotto giorni di agonia.

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A distanza di trentacinque anni, il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani ritiene fondamentale rinnovare la memoria di Raffaella Scordo, che non è solo vittima della violenza criminale, ma figura emblematica della cittadinanza attiva, silenziosa e dignitosa, che si oppone ogni giorno alle logiche della sopraffazione.

La sua vicenda, seppur lontana nel tempo, è straordinariamente attuale. In un contesto nazionale in cui i fenomeni di criminalità giovanile riemergono con preoccupante frequenza, è doveroso riflettere sul valore educativo e simbolico di figure come Raffaella Scordo. La sua storia parla alle nuove generazioni con la forza semplice e potente di chi ha difeso la propria famiglia senza esitazioni, in un territorio dove troppo spesso la paura ha fatto da padrona.

L’educazione, oggi più che mai, è chiamata a rispondere a una sfida profonda: contrastare le nuove forme di devianza, marginalità e violenza che attraggono i più giovani, spesso in cerca di identità e riconoscimento. La criminalità giovanile non nasce nel vuoto: cresce dove mancano modelli positivi, dove le istituzioni sembrano distanti, dove l’indifferenza sociale prevale.

Raffaella Scordo era un’insegnante, e questo dettaglio non è secondario. Insegnare significa presidiare i confini fragili della società, dare forma al futuro, contrastare con gli strumenti della conoscenza e della parola le derive dell’illegalità. È proprio nelle scuole, nei quartieri più complessi, nei contesti educativi di frontiera che si può fare la differenza.

Anche se il 12 luglio ricade durante la pausa estiva dell’attività didattica, la memoria di Raffaella deve trovare spazio nella progettualità scolastica annuale. Invitiamo sin d’ora i docenti a inserire il suo ricordo nei percorsi di educazione alla legalità e ai diritti umani, non come celebrazione rituale, ma come occasione per interrogarsi su come la scuola possa essere un argine contro la cultura della violenza, dell’intimidazione, del silenzio.

Il sacrificio di Raffaella Scordo non deve restare confinato alla cronaca del passato. Deve diventare parte integrante di una narrazione educativa che mette al centro il coraggio civile, la responsabilità personale e collettiva, la lotta alla criminalità come dovere di ogni cittadino.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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