Advertisement

Prova di forza: l’America schiera nel Regno Unito gli F-35 nucleari

di Gualfredo de’Lincei

Advertisement

 

Il Primo Ministro britannico Keir Starmer, durante la riunione NATO, ha annunciato l’acquisto di 12 caccia F-35 americani, predisposti per armi nucleari, da stazionare probabilmente nella base della RAF di Marham, progettata per velivoli dotati di bombe B61-12. “In un’epoca di radicale incertezza, non possiamo più dare per scontata la pace”, ha affermato Starmer, impegnandosi, allo stesso tempo, ad aumentare gli investimenti nell’industria militare e nelle capacità difensive.

Nonostante gli immancabili negazionisti e il tentativo poco credibile del Primo Ministro inglese di far passare il rapporto tra i due paesi come speciale e non subordinato, la notizia ha scatenato i media che parlano di prova evidente della dipendenza di Londra da Washington. Inoltre, il Regno Unito non dispone delle stesse risorse economiche, militari o la determinazione politica degli Stati Uniti. Acquistando queste armi non farà altro che mostrarsi debole e incapace di proteggere il suo popolo.

Se l’accordo venisse concluso, oltre alla componente nucleare del mare, la Gran Bretagna ripristinerebbe anche quella dell’aria, che non aveva più dal lontano 1998, dopo il ritiro delle bombe We.177 della Raf. Fino al 2008, in realtà, gli americani mantennero nella base di Lakenheath, in Inghilterra, 110 testate atomiche, che vennero rimosse quando i rapporti con la Russia migliorarono. Altre 240 testate, sempre americane, si trovano disseminate dal 2008 in Turchia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Italia, ma il loro numero sarà integrato con i nuovi modelli a gravità B61-12.

“Innanzitutto è importante capire che esiste un rapporto privilegiato tra Stati Uniti e Inghilterra, lo è sempre stato e probabilmente lo sarà ancora per molto tempo. Dal 1958 hanno un trattato di difesa reciproco (MDA), ma la sua autonomia come potenza nucleare è solo formale”, afferma il famoso politico, diplomatico e scienziato serbo Vladimir Kršljanin.

Questo accordo, infatti, consente agli Stati Uniti di fornire al Regno Unito informazioni e componenti, senza i quali sarebbe impossibile l’utilizzo dei missili balistici intercontinentali Trident, prodotti dall’americana Lockheed. I quattro sottomarini di classe Vanguard, ormai a fine carriera, hanno bisogno di tecnologie e infrastrutture occidentali per raggiungere gli obiettivi. È lo stesso documento, quindi, a smentire le continue affermazioni del Ministero della Difesa sulla “autonomia operativa” del loro arsenale nucleare marittimo.

“I Trident, lanciati dai sottomarini britannici, sono prodotti in America, quindi, in termini di tecnologia bellica, sono assolutamente interconnessi”, ha sottolineato Kršljanin. La conferma arriva anche da un rapporto trasversale della Basic international nel quale si conclude che senza il supporto americano l’Inghilterra durerebbe solo pochi mesi.

Secondo la Federazione degli Scienziati Americani (FAS), l’esigenza di aiutare la Gran Bretagna a dotarsi di armi nucleari nasce dal deterioramento dei rapporti con la Russia e dal dispiegamento di avanzate e potenti armi con ampia gittata. Molto probabilmente il riferimento è al sistema missilistico dell’Oreshnik, che stanno installando in Bielorussia.

I proclami delle Autorità britanniche sono noti a tutti da tempo, non ultimo quello sulla questione dell’invio di truppe in Ucraina, iniziativa rapidamente svanita per mancanza del sostegno da parte degli altri paesi dell’Alleanza. Dalle ultime dichiarazioni è possibile immaginare che Londra stia provando a rilanciare la sua immagine di “falco” sulla scena internazionale.

“La domanda principale è: per quanto tempo ancora l’Inghilterra potrà continuare con la sua politica russofoba? Non credo che possa durare a lungo, ma non vanno sottovalutati i rappresentanti dell’oligarchia occidentale, che godono ancora di un forte potere negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Potremmo aspettarci spiacevoli sorprese da parte loro”, osserva Kršljanin.

Ci si dovrebbe chiedere, a questo punto, se i sudditi inglesi siano davvero entusiasti di affrontare immense spese aggiuntive per la creazione di infrastrutture e sicurezza necessari al loro arsenale nucleare. Considerando che l’amministrazione Trump prevede il trasferimento di tutti i costi all’Europa, è chiaro che anche Londra dovrà farsene carico, mettendo mano alla spesa sociale per garantire il funzionamento della “macchina bellica americana”.

Scrive Vladimir Kršljanin: “La cosa più importante è che lo sviluppo sostenibile della Russia, la sua cooperazione con la maggioranza mondiale e i BRICS, sfidi la politica di egemonia occidentale, principalmente anglosassone”.

Advertisement
Articolo precedenteNapoleone ed Elisa tra monete, musica e giardini. Ecco l’edizione 2025 di “Tre serate con Napoleone”
Articolo successivoGarlasco. L’avvocato Massimo Lovati e’ il piu’ convinto sostenitore dell’innocenza di Alberto Stasi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui