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Dazi e spese militari, in realtà l’intento è lo smantellamento dello stato sociale europeo. Dalla Francia parta la mobilitazione

Intervista a Daniele Delbene, già presidente della Costituente Nazionale PSE e tra i promotori del Manifesto XGLU.IT (www.xglu.it), sottoscritto da quasi ottocento persone impegnate sul territorio e condiviso da oltre quindicimila giovani sui social.

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Nei mesi scorsi, in un’intervista rilasciata al giornale La Voce del Serchio del 22 marzo, ad una domanda su quelle che erano le sue maggiori preoccupazioni riguardo al contesto internazionale, rispondeva testualmente “Le posizioni americane e la maggior spesa per armamenti non potranno che rendere più fragile il sistema sociale europeo e contestualmente, i singoli Paesi europei, dopo 80 anni di pace, si riarmano. Se vogliamo limitarci a guardare in casa europea, si rischia di mettere in moto un meccanismo di rincorsa tra singoli stati per consentire il sopravvivere di un sistema sociale nazionale a scapito di quello dei paesi vicini e questo rischia di portare al riaffermarsi di pulsioni nazionalistiche dei singoli paesi che oggi, a differenza di ieri, avrebbero da “spendere” arsenali di munizioni ed armamenti a buon viso di coloro che li producono. Il presupposto di nuovi conflitti tra paesi europei ad interesse di grandi gruppi finanziari e di Stati non europei…

E’ di queste ore la notizia che il Premier francese, François Bayrou, ha annunciato un piano di taglio alla spesa pubblica in vista della manovra finanziaria 2026, proponendo tagli alla sanità, alla spesa sociale, al funzionamento della macchina pubblica fino ad arrivare alla soppressione di alcuni giornate di festività. Ha inizio quello di cui accennava?

Guardi, le istituzioni europee, gli stati europei, i leader politici e i media in questi mesi si sono concentrati sugli effetti e sul contrasto ai dazi proposti da Trump senza chiedersi e comprendere le vere ragioni che hanno spinto il Presidente americano su certe posizioni. Non ci sono solo i dazi, ma ad esempio la richiesta di portare le spese per difesa e sicurezza al 5% del PIL per i paesi membri della NATO e molto altro.

Quali sono secondo lei queste ragioni?

Si tratta di ragioni che in realtà credo neppure il Presidente degli Stati Uniti comprenda ma di posizioni che è stato spinto ad assumere. Per comprendere le ragioni profonde è bene partire da un dato di fatto: gli Stati Uniti nel bene e nel male, a torto o a ragione, hanno di fatto garantito un equilibrio mondiale giusto o sbagliato che fosse. Nella realtà gli americani hanno speso le proprie risorse in spese militari a scapito di sanità, previdenza e delle minime garanzie sociali e sacrificando tra l’altro migliaia di vite. L’intero sistema americano è stato costruito per focalizzare l’attenzione dei cittadini sulla necessità di investire in questo frangente in ragione della propria difesa nazionale. Bisogna ammettere che il sistema non solo ha retto, ma ha forgiato la mente della maggioranza degli americani. Quale americano resterebbe seduto se un militare o un ex-militare fossero in piedi? Quale americano non cederebbe il passo o non ringrazierebbe per il servizio svolto dai membri dell’esercito?

Cosa è cambiato?

E’ cambiato il mondo! Basti guardare ad esempio allo scambio di informazioni, seppur condizionato, che è diventato globale, alla portata di click e di tutti. Tanti americani stanno iniziando a domandarsi come mai, ad esempio, in Europa possa esservi una sanità pubblica che, nonostante i suoi difetti, garantisce assistenza a tutti i cittadini, mentre da loro spesso non si ha diritto alle cure minime e anche coloro che vi possono accedere vivono sotto il ricatto e le clausole delle assicurazioni sanitarie. Le giovani madri hanno iniziato a chiedersi perché, nella più grande democrazia del mondo, non viene riconosciuto loro il diritto alla maternità retribuita, quando questa non solo non è utopia ma è realtà in tanti paesi del mondo ed in particolare in Europa. E potrei continuare.. Ecco che tutte queste domande, che fino a ieri neppure sfioravano la mente degli americani, grazie ad un sistema che riusciva a “gestire l’informazione e la formazione del pensiero prevalente”, oggi divengono l’origine di ulteriori domande.

Quali sono?

Fino a “ieri”, alla domanda perché in Europa si e qui no, veniva risposto all’unisono perché noi americani siamo altro e da noi non vi sarebbero le condizioni per un sistema sociale come quello del vecchio continente. Il concetto di “vecchio” rende bene l’idea. Oggi, alla stessa domanda, iniziano a circolare diffusamente risposte differenti. Prima fra tutte, gli europei possono permettersi un sistema sociale di quel tipo grazie al fatto che noi spendiamo le nostre risorse anche per la loro difesa. In sintesi : “gli europei possono permettersi quello che hanno a scapito nostro”. Non vi sarebbe nulla di male nel voler ridurre le proprie spese militari per aumentare quelle sociali. Il fatto è che questo non è evidentemente di gradimento ai grandi gruppi economici e finanziari americani. Per non parlare dell’industria militare. Quindi la soluzione non è quella di ridurre le spese militari americane, facendole aumentare agli altri membri della NATO, liberando quindi risorse al fine di garantire diritti sociali. Bensì quella di far smantellare lo stato sociale altrui, partendo ovviamente da quello europeo, così che non vi sia più nessun modello di riferimento. Si elimina il problema sul nascere. Ecco i dazi e non solo. Tra l’altro non si può pensare che in un mondo come quello attuale i dazi avrebbero lungo respiro, proprio perché incompatibili con il sistema corrente. Si tratta ovviamente di un’operazione con obiettivi altri rispetto a quelli manifestati e con effetti auspicati nella breve durata.

Quali obiettivi, quindi?

Molteplici, si sovrappongono diversi interessi e numerosi punti di vista, ma non vi è dubbio che in realtà si voglia minare le fondamenta di qualsivoglia costruzione degli Stati Uniti d’Europa, che rappresenterebbero l’unico argine di democrazia agli interessi finanziari speculativi globali controllati da pochi.

Tornando alle misure proposte dal governo Francese?

Gli intenti di smantellamento del sistema sociale europeo iniziano a farsi sentire ma il vero rischio è quello a cui accennavo nella precedente intervista e da lei citato nelle premesse: ..la rincorsa tra singoli stati per consentire il sopravvivere di un sistema sociale nazionale a scapito di quello dei paesi vicini con arsenali militari ben riforniti..

Il presupposto per una nuova stagione di guerre nel nostro continente.. Cosa si dovrebbe fare a suo avviso?

Purtroppo manca la Politica, mancano gli statisti e i “visionari” in grado di comprendere la realtà e di immaginare un nuovo futuro, ma per iniziare andrebbe fatta la cosa più semplice: ridurre le spese militari pur aumentando la necessaria efficacia della difesa europea.

Sembra un paradosso, come si può aumentare la consistenza della difesa diminuendo le spese militari?

Di certo non riarmando i singoli eserciti nazionali, ma creando un’unica forza militare europea. Senza aumentare le singole spese per gli armamenti ma già semplicemente “unendole” si avrebbe una difesa militare di tutto rispetto e più che sufficiente.

Per creare un esercito comune europeo devono essere d’accordo tutti i paesi europei e questo è, oggi come oggi, un’utopia..

Certamente, ma non no lo è più se gli stati che sono d’accordo iniziano ad unificare le loro spese, i loro armamenti e i loro eserciti in un esercito comune che si ponga come presupposto a quello futuro di tutti gli stati membri. Se partissero anche solo due stati, non tarderebbe una larga adesione perché l’alternativa sarebbe un considerevole aumento della spesa interna a scapito di sanità, servizi ecc..

Quale auspicio nell’immediato riguardo alla difesa comune quindi?

Che i popoli europei si mobilitino per spingere i propri governi nella direzione che ho accennato. Auspico che i primi siano i francesi già nelle prossime ore, in risposta alle manifeste volontà del loro premier. Gli altri seguiranno.

Cosa altro auspica?

Per affrontare le grandi sfide di oggi, passando dalle pandemie alla necessità di garantire pace, libertà, democrazia e un maggiore benessere generalizzato, che consenta a tutti di poter vivere non solo la propria vita ma di poter realizzare i propri sogni, vi è necessità sempre più di istituzioni sovranazionali e democratiche. Stati Uniti d’Europa, in un futuro quelli del Mondo, e quindi di formazioni politiche internazionali o se vogliamo transnazionali.

Bene, se guardiamo all’Europa e alla situazione contingente, l’invito è per prime alle forze d’ispirazione socialista: abbiate la forza di mettervi in discussione per trovare una nuova ragione di esistenza. Riappropriatevi della peculiare capacità di immaginare il futuro e di cambiare in ragione di esso. Siano per primi i partiti e i movimenti d’ispirazione socialista più lungimiranti ad unirsi in un Partito socialista/socialdemocratico transnazionale ed europeo. Potrebbe essere l’occasione per una nuova stagione del socialismo democratico europeo e di quell’umanesimo socialista indispensabile per la costruzione di un’Europa e di un mondo migliori. Ovviamente, se le forze di matrice socialista non sapranno cogliere l’occasione, saranno altri a prendere il loro posto, con tutte le incognite che ne conseguirebbero..

 

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