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C.Re.S.Co. presenta alla Camera dei Deputati il dossier sul FNSV: criticità, squilibri territoriali e urgenza di un cambio di paradigma nelle politiche culturali


Roma, 18 luglio
– Si è svolta oggi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati la conferenza di presentazione dell’analisi di C.Re.S.Co. sulle ammissioni degli Organismi finanziati a valere sul Fondo Nazionale Spettacolo dal Vivo per il triennio 2025 – 2027 negli ambiti Teatro, Danza, Circo e Multidisciplinare.

 

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Alla presenza di giornalisti/e e delle Istituzioni è stato presentato un articolato dossier che raccoglie e descrive puntualmente la fotografia del Sistema dello Spettacolo dal Vivo ad oggi, con particolare attenzione ai seguenti fattori di importanza strategica, rapportati alla situazione del 2024, quali:

  • numero di domande presentate; soggetti ammessi; non ammessi; indice di successo (KPI);
  • riequilibrio Produzione/Programmazione, così come risulta dalle funzioni assegnate dal DM ai diversi organismi, ancora fortemente sbilanciato a favore della produzione, che rappresenta il 56% del sistema;
  • distribuzione territoriale degli Organismi tra Nord, Centro, Sud e Isole, che indica ancora un mancato riequilibrio dell’offerta e della domanda: Nord (43%), Centro (29%), Sud (20%) e Isole (8%).

 

A titolo generale colpiscono due elementi trasversali ad ogni ambito:

  • a fronte di un aumento delle ammissioni, l’attuale dotazione del Fondo è di poco inferiore a quella del 2024, generando forte preoccupazione per la sostenibilità degli Organismi finanziati, sia “prime istanze triennali” sia soggetti storici;
  • nella valutazione dei Progetti, alcuni casi “bandiera” (i più emblematici stanno in queste settimane ampiamente interessando il dibattito politico e culturale). Sembra che le Commissioni chiamate a valutare la Qualità Artistica dei progetti, abbiano inteso penalizzare qualche Organismo (con drastiche riduzioni di punteggio – rispetto a quello dalla stessa assegnato ai Progetti 2024 e confermato solo qualche mese fa in sede di verifica consuntiva- o con la mancata ammissione, in alcuni casi mitigata dalla richiesta di rimodulare il progetto indicando un altro settore) o premiare alcuni Organismi (con forti incrementi di punteggio rispetto alle sue stesse valutazioni per il 2024 o con fiduciose ammissioni al triennio), come per indicare una visione e un indirizzo nelle politiche culturali in discontinuità, rispetto agli stessi obiettivi strategici del DM 2025/2027, con gli ultimi quindici anni.

 

Ciò che emerge, numero per numero, dato per dato, è raccontato in questo documento: https://progettocresco.it/wp-content/uploads/2025/07/SISTEMA-FNSV-25-27_DEF_160725.pdf

 

La Presidente Francesca D’Ippolito ha dichiarato: «Che un cambiamento di sistema fosse necessario lo abbiamo sostenuto da sempre, senza appartenenze ideologiche o politiche, così oggi vorremmo – a partire da quest’analisi – costruire il futuro dello Spettacolo dal vivo in dialogo con le Istituzioni, anche al fine di agire per tempo sull’impianto normativo del prossimo triennio, che consideriamo la sfida comune a cui oggi siamo tutti chiamati. Il prossimo triennio e soprattutto il Codice dello Spettacolo devono per noi necessariamente fare riferimento all’articolo 9 della nostra Costituzione, che ci ricorda che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela, ovvero protegge; per questo la domanda che ci ha inevitabilmente accompagnato nell’analisi che stiamo per illustrare è: un finanziamento pubblico che non pone tra le sue priorità il sostegno al rischio culturale, ha ragione di dirsi tale?».

C.Re.S.Co. infine intende sottolineare con convinzione che l’impatto di un DM – che consideriamo varato senza la voce di una parte importante della rappresentanza di settore, poiché la nostra rete è stata di fatto esclusa, da un momento all’altro, dalle ultime fasi del confronto – e delle scelte e valutazioni delle Commissioni Consultive non riguardano solo gli Organismi finanziati dal Fondo. Riguardano l’intero Sistema dello Spettacolo dal vivo, composto da soggetti finanziati e non dallo Stato. Riguardano intere comunità (molte delle quali periferiche in termini geografici, economici e sociali) che oggi vedono a rischio l’offerta culturale loro dedicata.

L’organicità e la salute del comparto, coerentemente con quanto previsto dalla Costituzione che vede la Cultura come materia concorrente tra Stato e Regioni, può dirsi in salvo solo se tutti i soggetti concorrono egualmente al benessere e allo sviluppo culturale delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese. 

Allora le cittadine e i cittadini vanno chiamati alla responsabilità attraverso la partecipazione; gli operatori e le operatrici dello spettacolo vanno chiamati alla responsabilità nella ricerca della qualità e nell’etica del lavoro; le Istituzioni vanno chiamate alla responsabilità nell’esercitare quotidianamente il senso della loro funzione, ovvero offrire ai cittadini di ogni angolo di questo lungo Paese le medesime opportunità e i medesimi strumenti culturali.

Auspichiamo allora una chiamata alla responsabilità collettiva, che parta dall’analisi strutturale di quello che non ha funzionato, perché oggi è chiaro a tutti che qualcosa non ha funzionato in questo DM, che una parte importante e necessaria è stata lasciata fuori, che si è perso il senso fondante del finanziamento pubblico: far sì che accadano grazie al supporto dello Stato cose che altrimenti non potrebbero accadere.

Maggiori informazioni: https://progettocresco.it/

 

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