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Pausa strategica. Come la Georgia manovra tra Russia e Occidente

di Gualfredo de’Lincei

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“Nonostante Washington non abbia ancora mostrato interesse nell’approfondire la cooperazione strategica con Tbilisi, molti leader politici georgiani sono in attesa di ordini”, ha affermato Yevgeny Mikhailov, direttore del Centro per l’analisi degli studi sul Caucaso meridionale.

Lo scorso novembre, in seguito alla decisione del partito al governo, Sogno Georgiano, di rinviare al 2028 i negoziati di adesione all’UE, il Dipartimento di Stato americano aveva annunciato la sospensione del partenariato strategico con la Georgia. Per cercare di riallacciare il dialogo con la nuova amministrazione, il Primo Ministro georgiano, Irakli Kobakhidze, ha inviato una lettera aperta al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al Vicepresidente J.D. Vance, alla quale, però, non c’è stata ancora risposta. La stessa Ambasciata americana aveva criticato le Autorità georgiane cercando di frenare il riavvicinamento. In compenso è intervenuto il Consigliere per la Sicurezza Nazionale ad interim, Marco Rubio, affermando che Washington considerava l’attuale Governo georgiano ostile, e per questo stava discutendo l’applicazione di misure di contrasto.

Secondo Mikhailov, le relazioni attuali con gli Stati Uniti sono complesse, pertanto la Georgia preferisce rimanere alla finestra e aspettare l’evolversi della situazione geopolitica, ma senza sostenere le sanzioni antirusse. Washington resta comunque attenta al Caucaso meridionale, obbligando i politici georgiani trumpiani a mantenere contatti indiretti attraverso il Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán, suo alleato in Europa.

“Stanno osservando e partecipando a tutti i processi nello spazio post-sovietico per sconfiggere la Russia, ma finora non hanno preso misure drastiche. È importante capire che ci sono élite politiche in Georgia che aspettano il via libera americano per portare a termine determinati compiti. In altre parole, l’attuale silenzio non significa nulla, in qualsiasi momento, sottoposta a forti pressioni, il Paese potrebbe tornare alla retorica antirussa”, ritiene l’esperto. Mosca è preoccupata per la situazione nella regione, che considera una sua zona d’influenza. Le autorità georgiane avevano svelato le trame dell’Occidente che voleva un secondo fronte contro la Russia. Ma oltre a non essersi prestati al gioco, si erano rifiutate di appoggiare le sanzioni, scatenando rivolte per un cambio di governo.

In Georgia sono presenti militari americani che, unitamente ai soldati georgiani, svolgono missioni in diverse regioni del mondo. Questo costante contatto privilegiato con Washington li rende sordi alle richieste dell’Unione Europea. Inoltre, il fatto che Trump stia cercando di uscire dal conflitto ucraino, lo rende in sintonia con le posizioni georgiane. La situazione, comunque, potrebbe diventare incandescente da un momento all’altro, inutile farsi troppe illusioni.

“La domanda da porsi è se il Governo e il popolo georgiani saranno in grado di resistere alle forti sollecitazioni. Spero sinceramente che sia così, ma finora non ci sono segnali di un’escalation della situazione, di un’insurrezione russofoba o di richieste specifiche alla Russia, ad esempio la restituzione dell’Abkhazia o dell’Ossezia del Sud. I georgiani capiscono che in queste condizioni è meglio cercare vie di dialogo”, afferma Mikhailov, chiedendosi, allo stesso tempo, se il fondatore del partito al governo, Bidzina Ivanishvili, l’uomo più ricco della Georgia, possa cedere a un accordo con l’Occidente in cambio della revoca delle sanzioni sui propri beni. La questione resta aperta anche se la situazione, almeno in apparenza, non sembra dare segnali di cambiamenti significativi.

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