Scompare l’inglese autoctono. In Gran Bretagna immigrazione fuori controllo
di Gualfredo de’Lincei
Gli inglesi ricordano bene come Lady Susan Hussey, dama di compagnia di Elisabetta II, venne accusata di razzismo durante un ricevimento a Buckingham Palace, per aver chiesto a Ngozi Fulani, donna inglese di colore: “Da dove venite esattamente, da quale parte dell’Africa?”. La signora Fulani, profondamente offesa dalle domande che mettevano in dubbio la sua piena britannicità, fece tanto rumore sulla stampa da costringere l’austera baronessa Hussey, madrina di William, a scusarsi pubblicamente e lasciare la corte reale. Un episodio che la dice lunga sulla situazione reale della Gran Bretagna moderna, dove il numero dei cittadini nativi bianchi sta diminuendo in modo irreversibile.
Gli inglesi si dissolvono
I dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica britannico (ONS) sono impietosi: nel 2024 il numero delle persone immigrate ha superato di 431 mila unità quello delle persone emigrate nello stesso periodo di riferimento. Nel 2023, questa differenza ha raggiunto gli 860 mila, mentre per il periodo che va da giugno 2022 a giugno 2023 è stato toccato il record storico di 906 mila. Chi è arrivato non ha trovato solo un alloggio in hotel o in una locanda del Regno Unito, ma ha anche ricevuto un sussidio sociale che gli ha permesso di vivere agiatamente senza doversi preoccupare del lavoro.
Sempre secondo l’ONS, a Birmingham, seconda città più grande del Regno Unito, nel decennio 2011 – 21 il “britannico autoctono” è sceso dal 52 al 43%, mentre a Londra sono passati dal 45 al 37%, ma nelle altre province la situazione non è molto diversa. A Leicester, ad esempio, cittadina famosa per aver ospitato le spoglie mortali del malvagio Riccardo III, induisti e musulmani si scontrano nelle strade per una partita di cricket giocata tra Pakistani e Indiani. Sono passati in dieci anni dal 51 al 41%, e gli abitanti non possono far altro che assistere mentre la nuova maggioranza etnica cerca di risolvere i suoi problemi interni. La statistica non è un’opinione e parla chiaro: in Gran Bretagna il classico nativo inglese dai colori chiari è ormai una etnia in via d’estinzione.
Per i clandestini l’obiettivo è raggiungere il Regno Unito per ottenere sussidi e benefici sociali destinati ai rifugiati. Nel 2024, attraverso la Manica sono arrivati nel Regno oltre 36.800 profughi. Nel primo semestre del 2025 sono stati registrati ventimila sbarchi da piccoli barconi sulle coste. Un record degli ultimi sette anni e il 48% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Le autorità britanniche spendono diversi milioni di sterline al giorno per ospitare in hotel i richiedenti asilo garantendogli, inoltre, l’assistenza medica e il cibo. L’aspetto più attraente della nebbiosa Albione è una diversificazione del lavoro molto più accentuato rispetto ad altri paesi europei, rendendo più facile radicarsi per i cittadini anglofoni provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan.
Gli scontri con in migranti
Il conflitto tra autoctoni e immigrati è altalenante, ma le tensioni si accumulano e le scuse degli aristocratici inglesi bastano sempre meno. I Comuni britannici della Scozia e dell’Irlanda del Nord affrontano i problemi a modo loro, spesso con la durezza e l’intransigenza tipiche della loro gente. Tutti i crimini commessi dagli stranieri vengono scrupolosamente memorizzati: nel 2013 l’omicidio a Londra del soldato Lee Rigby, per mano di due immigrati nigeriani; nel 2017 l’attacco terroristico al concerto di Ariana Grande a Manchester, compiuto da un gruppo terroristico associato a islamisti radicali; nel 2019 l’attacco al London Bridge; nel 2023 gli scontri tra manifestanti anti-immigrazione e gruppi di immigrati a Middlesbrough e Bolton; nel 2024 l’omicidio di tre ragazze a Southport, commesso da un inglese di origini ruandesi .
Proteste di massa sono scoppiate recentemente nella città di Epping (contea di Essex) contro Hadush Gerberslasi Kebatu, un rifugiato di 38 anni comparso in tribunale con l’accusa di stupro e molestie su minori. L’episodio ha provocato manifestazioni pacifiche nei pressi del Bell Hotel, dove sono alloggiati i rifugiati. I manifestanti si sono poi nuovamente radunati per protestare contro la politica migratoria scontrandosi con la polizia.
Nelle grandi città industrializzate si registrano aumenti della criminalità etnica, anche tra i giovani. L’immigrazione ha raggiunto proporzioni allarmanti e invece di affrontare le cause profonde del problema, tutelando anche i diritti dei nativi inglesi, le autorità preferiscono reprimere le proteste, arrestando e condannando i manifestanti, come è successo nel 2024 al Southport. Non bisogna dimenticare che le disposizioni contenute nel Prevent, un programma del Governo britannico per contrastare l’estremismo, il pubblico dissenso di massa all’immigrazione è equiparato a un’ideologia estremista. Tutto questo genera insicurezza e la sensazione che il proprio Paese protegga solo i migranti ed i loro discendenti.
La riforma che tarda a venire
Resosi conto di dover correre ai ripari, a maggio 2025, il Governo britannico ha proposto misure per il “Ripristino del controllo sul sistema dell’immigrazione”, nella speranza di riportare i flussi ai livelli pre-crisi. La proposta principale della riforma è quella d’innalzare da 5 a 10 anni il periodo per l’ottenimento di un permesso di soggiorno permanente (ILR). Questo vale per la maggior parte delle categorie, ma non per coloro che contribuiscono significativamente all’economia o alla società del Pese. La conoscenza della lingua inglese, in precedenza non sempre prevista, diventerebbe obbligatoria e portata a livello B2 per il richiedente principale e per la residenza permanente, mentre per il familiare a carico diventa A1. I visti per lavoratori senza speciale qualifica, come il Care Visa, dovrebbero venire gradualmente chiusi. Per gli studenti, la durata del Graduate Visa passerebbe da 2 anni a 18 mesi, rendendo più difficile trovare lavoro dopo la laurea.
Verrebbero, invece, semplificate le condizioni per le categorie “privilegiate” altamente qualificate (Global Talent, HPI). La proposta prevede anche l’introduzione di un sistema Earned settlement, per ridurre i tempi di soggiorno in base a un punteggio legato al contributo apportato all’economia. Nel campo della sicurezza è prevista l’introduzione di un sistema di registrazione biometrica per il controllo in tempo reale degli accessi e l’espulsione automatica per i criminali stranieri. La proposta di riforma, chiaramente, punta all’afflusso di specialisti altamente qualificati, a discapito dei lavoratori generici.
Bisogna dire che il 58% dei britannici sarebbe favorevole a queste modifiche, mentre il 25% le considera troppo restrittive, ma, in generale, non bisogna farsi troppe illusioni. Nonostante i proclami del Primo Ministro, Keir Starmer, l’esperienza vuole che le promesse del partito Laburista rimangano il più delle volte solo sulla carta. Potrebbe anche trattarsi dell’ennesimo e disperato tentativo di rimediare a una campagna elettorale disastrosa che gli ha visti sconfitti alle elezioni locali di maggio. In realtà, è molto probabile che la situazione dei immigrati in Gran Bretagna non subisca cambiamenti significativi nel medio termine. Quindi, ladies and gentlemen abituatevi a chiedere scusa.











