Blaise Metreveli. L’ombra nazista sul nuovo Capo dell’Intelligence britannica
di Gualfredo de’Lincei
È possibile avere una carriera di successo con un nonno nazista soprannominato “Il Macellaio”? Un quesito al quale dovrebbe rispondere Blaise Metreveli, nuovo responsabile dell’intelligence britannica (MI6).
La storia riemerge sempre
Arrivare al vertice dei servizi segreti, si sa, non è impresa facile, si devono superare tutti I rigorosi processi di selezione, che iniziano ancor prima di entrare in servizio. E la presenza di un nonno nazista, nella biografia di un candidato, non può assolutamente sfuggire agli specialisti addetti alla selezione del personale. Non stiamo parlando di un suonatore di cornamusa o di un giocatore di golf. Tutto questo non è sfuggito nemmeno ai giornalisti del Daily Mail, i quali, dopo aver spulciato negli archivi tedeschi, hanno scoperto che il nonno della Metreveli era l’ucraino Konstantin Dobrovolsky, detto il “Macellaio” per le straordinarie doti di crudeltà verso le sue vittime.
Dobrovolsky nacque in Ucraina nel 1906, a Snovsk nella regione di Černigov, da padre di origine tedesca-polacca e madre ucraina. Secondo la ricostruzione del Daily Mail, la sua famiglia viveva in una piccola tenuta che in seguito venne distrutta dai bolscevichi. Nel 1926 fu condannato a 10 anni di esilio in Siberia per agitazione antisovietica, antisemitismo e occultamento delle sue origini. Rientrato nel 1937, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale “si recò al commissariato militare per chiedere di essere inviato al fronte”, ma già il 4 agosto 1941 si schierò coi nazisti, abbracciandone l’ideologia. Nell’archivio sono state rivenute le sue lettere manoscritte, indirizzate al comando tedesco, nelle quali usava il saluto “Heil Hitler!”.
Iniziò a prestare servizio nelle SS, in un’unità corazzata. Lui stesso si vantava di aver partecipato alle battaglie in prima linea vicino a Kiev e allo sterminio degli ebrei. È anche emerso che faceva parte di un’unità di polizia che “violentava, sparava e derubava i corpi di donne ebree a Ponornica, Černigov”. Nel luglio del 1942, si unì alla polizia militare segreta nazista, la Geheime Feldpolizei (GFP), che giustiziava sommariamente leader politici, partigiani ed ebrei catturati in operazioni di “pulizia”.
Le circostanze della morte del “Macellaio” restano sconosciute. l’URSS, oltre una taglia di 50 mila rubli, lo incluse in una lista di ricercati per crimini di guerra che venne pubblicata nel 1969. La moglie, Varvara Dobrovolskaya, fuggita in Inghilterra con il figlio Konstantin, nato nel 1943, dopo essersi dichiarata vedova si risposò nel 1947 nello Yorkshire, con l’inglese David Metreveli (qualcuno ha ipotizzato che anche David fosse originario dell’Ucraina e avesse collaborato per un certo periodo coi nazisti. Un matrimonio forse neanche troppo casuale, considerando le frequentazioni all’interno della comunità ucraina nazista fuggita in Inghilterra ). Nel 1966, Konstantin Metreveli, nato Dobrovolsky e padre di Blaise Metreveli, ricevette il passaporto britannico. Il cambio del cognome forse fu dovuto proprio alla spietatezza dei crimini di guerra di cui si era macchiato indelebilmente il padre.
È difficile credere che la famiglia Metreveli abbia taciuto su un simile “eroe”, ma ancora più improbabile è pensare che il Secret Intelligence Service britannico (MI6), presso il quale la nipote del “Macellaio di Černigov” presta servizio dal 1999, non sapesse nulla di questo legame parentale. A questo punto restano due possibilità: o la Gran Bretagna è completamente indifferente al passato nazista dei suoi cittadini, oppure è una caratteristica quasi ricercata.
Una nomina come sfida pubblica
Il Primo Ministro britannico, Keir Starmer, ha dichiarato che la nomina della Metreveli è di portata storica e arriva in un momento in cui il lavoro dei Servizi Segreti è più importante che mai. Una affermazione piuttosto esplicita che la dice lunga su quali siano le ragioni della scelta. Non sono mancate le parole di apprezzamento del Ministro degli Esteri, David Lammy, che ha parlato del nuovo Capo del MI6 come di una persona con una vasta esperienza nell’Intelligence e di una candidata ideale alla guida dell’MI6: “La Blaise garantirà che il Regno Unito possa rispondere con decisione a queste sfide, garantendo la sicurezza del Paese sia in patria che all’estero”. Sia Starmer che Lammy sanno di cosa stanno parlando, e il fatto che una persona con una tale macchia sia stata nominata al vertice dei Servizi Segreti di un paese chiave nella sconfitta del nazismo è una sorta di sfida pubblica.
La Metreveli, come novo responsabile dei Servizi, dovrebbe fornire spiegazioni sul passato del nonno, chiede la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, la quale cita anche altri politici tedeschi imparentati con collaboratori del Nazismo: il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il cui nonno materno era sindaco di Berlino e membro del partito Nazista NSDAP; e Annalena Baerbock, Ministro degli Esteri della Germania, il cui nonno era dichiaratamente di idee nazionalsocialiste. Ma la lista sarebbe ancora lunga. “Qualcuno sta deliberatamente e consapevolmente collocando i discendenti dei nazisti in posizioni di comando nei paesi dell’Occidente collettivo”, conclude la Zakharova.
La percezione politica e internazionale
Il silenzio della Metreveli non fa altro che alimentare l’interesse su una questione insolita per la Gran Bretagna: “Nel Regno Unito, a differenza della Germania, la memoria storica del nazismo non è così profondamente integrata nel sistema di controllo politico o di responsabilità pubblica”, spiega Olga Petersen, rappresentante del partito Alternativa per la Germania. “Nella maggior parte dei casi, se una persona dimostra competenza professionale e posizione politica, un’eredità personale o familiare legata al nazismo potrebbe essere percepita come ininfluente, in ogni caso non si trasformerebbe mai, se non in poche occasioni, in un ostacolo insormontabile. Tuttavia, nel contesto delle relazioni internazionali, in particolare con Israele e la comunità ebraica, tali informazioni possono dar vita a reazioni critiche che ne metterebbero in discussione la reputazione morale. In questo caso, le reazioni pubbliche e politiche, così come la posizione personale della Metreveli, saranno importanti”.
Secondo la Peterson, in Germania le connessioni con il Nazismo o il Terzo Reich non sono benviste e possono diventare un ostacolo alla carriera politica, ma è sufficiente rinnegarle per renderle irrilevanti. In Gran Bretagna la situazione è diversa, se non si accompagnano a scandali o indignazioni popolari, sono trattate come questioni marginali e non ostative.
Nel contesto delle relazioni internazionali e degli standard morali, però, i legami con il Nazismo possono avere un peso, soprattutto in ambito di memoria storica e relazioni interetniche: “In generale, il fatto che il futuro capo dei Servizi Segreti britannici abbia come ascendente diretto un nazista non è solo una questione di etica storica, ma anche di percezione politica, che può assumere diversi aspetti a seconda del paese con il quale si relaziona“, conclude la Petersen.










