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IMPEGNO PER IL PODIO

 

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Nessun passo decisivo per la chiusura degli attuali conflitti più menzionati. Gli ultimatum di Trump vengono dalla Russia ignorati: Putin, si sa, non manca di amicizie, è legato alla Cina con la quale sta, nel Mar del Giappone, portando avanti operazioni congiunte, e viene inoltre lo Zar finanziato anche dall’India, di certo non ostile alla Russia. Crescono pertanto gli attentati russi all’Ucraina che si difende come può, attaccando pur essa. Per quanto riguarda poi Gaza, Netanyahu si dice pronto a liberare gli ostaggi con la forza, nel frattempo nella Striscia si continua a morire anche di fame, e ciò suscita generale indignazione. Lo stesso scrittore israeliano David Grossman, a tal proposito, usa in un racconto la parola genocidio, ma viene da più parti contestato, non solo dai connazionali.                                                                                                                     Intanto la Cina, lasciandosi -diciamo- libera da implicazioni, porta avanti il suo progetto che è di togliere alfine il podio agli Usa rendendo leader mondiale il Dragone, l’Oriente. Ciò è, secondo alcuni, previsto a brevi anni (2028-2035), anzi, per altri analisti, l’attuata modernizzazione militare le dà, almeno nella difesa, capacità forse già maggiori rispetto a quelle degli Usa. Resta comunque la Cina ancora la seconda economia globale con un programma che è di collaborazione nei riguardi degli Stati e delle Unioni Statali sul piano economico, oltre che diplomatico e militare. Valido è il partenariato: cooperazione con tutti, multilateralismo, governance globale di giustizia ed equità, nel mentre ritiene che si debbano mantenere le reciproche differenze. E quel che per la Cina molto conta è la capacità di innovare negli ambiti che maggiormente le stanno a cuore, in primis l’ambito commerciale ed economico. Sono legati anch’essi alla Intelligenza Artificiale (tutto, nel presente tempo, si lega all’IA), quindi la promozione della stessa viene considerata priorità nazionale. Conviene impegnarsi ad innovare anche per attirare quanto più possibile investitori stranieri, non bisogna quindi badare a spese, vengono pertanto, oltre ai miliardi di dollari già annualmente stabiliti per gli investimenti infrastrutturali, stanziati, all’inizio del 2025, altri 8,2 miliardi di dollari per promuovere maggiormente l’IA. Si vuole una Intelligenza Artificiale che possa essere inoltre sempre più diversificata a seconda delle esigenze delle varie aree geografiche.                                                                                  E c’è Deepseek, fondato da Liang Wenfeng, un quarantenne balzato come “volto nuovo” della Cina nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Il modello di Liang è stato sviluppato da Hjgh-Flyer Capital, che ha superato i giganti statunitensi (OpenAi, Meta e Anthropic). Deepseek, pur utilizzando meno risorse computazionali, ottiene risultati ugualmente di livello alto. Soprattutto, cosa da tenere in conto, costa meno, quindi è molto più conveniente per gli investitori che accorrono numerosi. Del resto lo stesso Liang ha detto che i prezzi bassi non sono uno svantaggio ma una strategia per attrarre i clienti. La Cina con Deepseek ha fatto nell’IA grandi passi avanti, ma resta il problema della gestione dei dati degli utenti, vale a dire della sicurezza degli stessi, ed è su ciò che conviene riflettere. Ma, a dire il vero, pure ChatGPT di OpenAI, come altre piattaforme, raccolgono dati, anche se poi aumentano i modi per eliminarli nel tempo.                                                                                                                 Certo è che ormai la Intelligenza Artificiale fa parte di ogni settore della vita umana ed ha, come ogni cosa, insieme agli aspetti positivi anche quelli negativi. Gli Stati leader, ma anche tutti gli altri, comprendono bene che non deve l’attenzione ad essa venir meno, s’impegnano quindi, ciascuno secondo le possibilità. E la Cina ha subito compreso superando così le restrizioni sui chip e sull’hardware internazionale. Secondo Morgan Stanley, entro il 2030 potranno venire fuori 140 miliardi di dollari e in più altri 400 dai settori collegati all’IA.  Ricchezza quindi dalla intelligenza non umana. Vero è che, come diceva Orazio, con la ricchezza aumentano per il singolo, ma anche per lo Stato, le preoccupazioni, di certo, però, la non ricchezza non le fa diminuire, crescono anzi di molto. Ben venga dunque per la Cina la ricchezza con l’IA, può fare balzare al primo posto.                                                                                                                                        Ma da parte di tanti filosofi e scienziati ci sono incertezze se la Intelligenza Artificiale rappresenti una straordinaria opportunità per l’umanità o un problema per salute, sicurezza e rischi trasversali. L’AI compie azioni, fa ragionamenti complessi, impara dagli errori, svolge funzioni ‘umane’. Il rischio è che potrebbe la capacità umana non essere più in grado di risolvere i problemi. Stephen Hawking la riteneva “il più grande evento nella storia umana”, ma poi aggiungeva: “Purtroppo potrebbe anche essere l’ultimo, a meno che non impariamo a evitarne i rischi”. Dovremmo tutti, mondo occidentale e mondo orientale, riflettere, cercare il modo per evitare i rischi. Di questo avviso sono anche Elon Musk, Nick Bostrom, Ray Kurzwell e molti altri. James Barrat poi prevede che “l’uomo sarà declassato ad abitante di second’ordine del pianeta”, che saremo trattati “con la stessa dignità che attualmente noi riserviamo ai nostri immediati avversari nella classifica dell’intelligenza: le scimmie. Vale a dire nessuna”. E ancora Eliezer Yudkowsky mette in guardia sull’ “errata convinzione che un’IA debba essere necessariamente amichevole a rendere inevitabile la catastrofe”.  Altri, però, non sono di quest’avviso, a esempio Mark Zuckerberg e Bill Gates, i quali ritengono l’IA il potenziale che possa rendere il mondo un posto migliore per tutti.  Speriamo!                                                            Rimandiamo al futuro, il solo che potrà dare la realtà.                                                               Per ora gli Usa hanno ancora il primato anche dell’AI e la Cina s’impegna a scalzarla dal podio.

 

Antonietta Benagiano

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