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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende intervenire nel dibattito sollevato dalle recenti segnalazioni provenienti da piazzetta Guazzaloca, a Bologna, dove la presenza crescente di persone senza fissa dimora ha riacceso l’attenzione mediatica e pubblica su un fenomeno che è, prima di tutto, umano e sociale.

Accogliamo con rispetto le preoccupazioni espresse da commercianti e residenti, perché il disagio sociale non può essere ignorato né minimizzato, ma ci preme sottolineare con fermezza che non è spostando i corpi invisibili della marginalità ai margini del centro storico che si ristabilisce un tessuto urbano sano. Nessuna città è davvero sicura o accogliente se non lo è per tutti, a partire dai più fragili.

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La nostra società non può più permettersi di guardare alla povertà estrema come a un problema di “ordine” o “decoro”. Chi dorme su una panchina non è un ostacolo al turismo, ma un segnale di fallimento collettivo. Se è vero che alcuni comportamenti possono generare disagio o preoccupazione, lo è altrettanto che ogni comportamento ha radici profonde che meritano ascolto, competenza e risposte strutturate.

È tempo che l’emergenza sociale diventi priorità educativa.
Come CNDDU, chiediamo:

  • l’apertura di un tavolo interistituzionale permanente che coinvolga Comune, associazioni del terzo settore, rappresentanze commerciali e docenti delle discipline umanistiche e sociali;
  • l’attivazione di progetti pedagogici e formativi nei quartieri, che vedano la partecipazione delle scuole e delle università nella costruzione di percorsi di reinserimento e cittadinanza attiva;
  • una nuova narrazione pubblica della marginalità, che restituisca voce e dignità a chi oggi è ridotto a “problema da risolvere”.

Non possiamo pensare di educare i giovani ai diritti umani se la nostra risposta alla povertà è l’allontanamento o il silenzio.
Non possiamo formare cittadini consapevoli se normalizziamo l’idea che chi è fragile debba sparire dalla vista, in nome di un’illusoria normalità.

Apprezziamo le aperture mostrate da alcune voci del tessuto commerciale, come quelle di Francesco Mafaro e Nicola Cazzola, che parlano di reinserimento, laboratori, iniziative sociali. Questo è il linguaggio giusto. Non si tratta di trovare “nuove collocazioni”, ma nuovi sguardi. Non serve solo “pulizia urbana”, serve rigenerazione umana.

Siamo disponibili a collaborare con le realtà locali per promuovere una cultura dei diritti che metta al centro la persona e i suoi bisogni. Perché ogni panchina può essere un punto di partenza, non un punto di arrivo.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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