Advertisement

 Rita Cavallaro riguardo all’impronta 33 e all’Ignoto 3 nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi:

Garlasco, nuove luci sul delitto Poggi: Rita Cavallaro e il rebus dell’“Ignoto 3” e dell’impronta 33

1. La testimonianza di Rita Cavallaro: “Non è contaminazione”

Rita Cavallaro ha riacceso il dibattito sul delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, presentando una tesi forte sul profilo genetico identificato come “Ignoto 3”. In un suo post su Facebook, la giornalista afferma che “il DNA nella bocca di #ChiaraPoggi non è da contaminazione”, respingendo l’ipotesi secondo cui quella traccia potrebbe essere stata introdotta accidentalmente da sanitari o altro personale presente durante i nuovi accertamentipoliticamentecorretto.com.

Advertisement

Questa posizione si trova in linea con le conclusioni della genetista Denise Albani, incaricata dell’incidente probatorio, secondo cui il profilo genetico in questione è completo (22 marcatori) e proviene da un numero significativo di cellule, elementi che ne escludono una contaminazione accidentalepoliticamentecorretto.com+1. Tuttavia, persistono dubbi sollevati dalla parte difensiva, legati a possibili irregolarità nelle procedure: uso di materiali non sterili (come garze ammuffite), mancanza di verbalizzazioni risultanti da referti o verifichepoliticamentecorretto.com.

2. L’impronta 33: traccia controversa e lacune nei verbali

L’“impronta 33” è una traccia palmare (non digitale, ma del palmo della mano) rilevata su una parete della cantina di casa Poggi, vicino alla finestra da cui — secondo l’accusa — l’assassino sarebbe entrato o uscito.
Il numero “33” non è un codice segreto, ma un numero di repertazione assegnato dagli investigatori per catalogare la prova.

Come è stata rilevata

  • Gli operatori della scientifica l’hanno trattata con ninidrina, un reagente chimico che evidenzia le tracce biologiche lasciate dalle mani su superfici porose o assorbenti (come intonaco o legno).

  • Dopo il trattamento, è stato possibile fotografare e documentare parzialmente la traccia.

  • Non risulta che siano state effettuate ulteriori tecniche di conservazione (come pellicolamento o microprelievo di materiale), il che ha reso la prova potenzialmente deperibile.

  • Nel corso delle indagini, l’impronta 33 è stata attribuita compatibilmente ad Andrea Sempio, amico di Marco Poggi (fratello della vittima), ma mai formalmente indagato.

  • La compatibilità non equivale a identificazione certa: non esiste un match al 100%, ma solo una valutazione morfologica favorevole.

Uno degli aspetti sollevati da Rita Cavallaro e da vari legali è che non esiste un verbale ufficiale che certifichi:

  • lo stato fisico del reperto al momento del prelievo;

  • eventuale distruzione o esaurimento della traccia;

  • catena di custodia (cioè il registro di chi ha maneggiato la prova, quando e dove).

Questa assenza documentale è problematica perché:

  • senza catena di custodia, la prova può essere contestata in giudizio;

  • non si può verificare se l’impronta sia stata contaminata, degradata o addirittura confusa con un’altra traccia.

Se fosse dimostrato che l’impronta 33 appartiene a una persona diversa da Alberto Stasi, condannato in via definitiva, si aprirebbe uno scenario da “terzo uomo” o “sospettato alternativo”.
Il problema è che la prova materiale, oggi, potrebbe non essere più disponibile per nuovi accertamenti scientifici.

 In sintesi: l’impronta 33 è una delle “smoking gun” mai realmente sfruttate nell’indagine. Ha un potenziale enorme per riaprire il caso, ma è intrappolata in un limbo tecnico e procedurale: rilevata, documentata parzialmente, attribuita in via compatibile, e poi… sparita nei meandri della documentazione incompleta.

Parallelamente al tema dell’Ignoto 3, l’impronta definita “33” rimane uno dei nodi più controversi dell’inchiesta. Si tratta di una traccia palmare rilevata su una parete della cantina, trattata con ninidrina e direttamente attribuita a un individuo non identificato, probabilmente Andrea Sempio. Cavallaro evidenzia criticamente come non esista alcun verbale che attesti la distruzione o l’esaurimento del reperto, un vuoto documentale che solleva interrogativi sulla catena della custodia e la gestione della tracciaGenteTAG24.

Rita mette in luce anche la mancanza di verbali essenziali riguardo allo stato del reperto: ad esempio, nessuna documentazione ufficiale conferma che la garza trovata sia ammuffita o evidenzi condizioni che compromettano un suo uso in ambito forense. Questo vuoto investigativo alimenta i dubbi sulla validità di alcune prove chiave della condannaLibero.itTAG24Gente.

3. La scena del crimine sotto la lente: tra errori formali e omissioni

L’approfondimento di Cavallaro si inserisce in un contesto più ampio di criticità investigative: sono ben 47 gli errori, omissioni e controindicazioni documentate nell’inchiesta, che vanno dall’inquinamento della scena del crimine alla mancata rilevazione di numerose tracce, fino allo smarrimento di documenti e fotografie importantiGente.

Tra questi, la traccia 33 risalta perché rappresenta un elemento potenzialmente decisivo, ma fortemente avvolto nel mistero a causa delle lacune nei verbali.


In sintesi: cosa mette in luce Rita Cavallaro

Tema Posizione di Cavallaro Contesto investigativo
DNA “Ignoto 3” Non è da contaminazione Profilo completo, ma difesa solleva dubbi
Impronta 33 Mancano verbali su gestione e distruzione Traccia controversa, senza documentazione
Scena del delitto Numerose omissioni e errori investigativi 47 criticità formali rilevate dall’inchiesta

Con questo approccio, Rita Cavallaro solleva questioni fondamentali sull’affidabilità delle prove giudiziarie: il DNA di “Ignoto 3” potrebbe giocare un ruolo fatale, ma incombe il dubbio su disponibilità e rigore formale degli atti. Nell’arco di quasi vent’anni, il caso Poggi continua a far discutere, con la cronaca che si intreccia a una verità ancora tutta da ricostruire.

FOTO S. Viglia

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteMc Kenzie Catherine Barbara prima base classe 2001 è giunta a Saronno, è il colpo dell’estate!
Articolo successivoBarga incantata. Visioni del paesaggio dell’anima nell’arte di Alberto Magri, Adolfo Balduini, Bruno Cordati, Umberto Vittorini

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui