Advertisement

Un regalo al caro Donald: cosa c’è dietro al trasferimento agli Usa del corridoio di Zangezur ?

 

Advertisement

di Gualfredo de’Lincei

Donald Trump ha promesso di spegnere il conflitto ucraino in 24 ore, e di risolvere gli scontri tra India e Pakistan, Cambogia e Thailandia, Iran e Israele. Nonostante le cose non siano andate come sperava, il Presidente degli Stati Uniti preferisce gongolarsi nella finta illusione di essere un grande pacificatore. Adesso è arrivato il turno dei leader di Armenia e Azerbaigian, che hanno accettato appassionatamente di partecipare agli spettacoli di Trump. “Perché ora non aiutiamo Armenia e Azerbaigian?” avrà pensato “The Donald” prima di convocare alla Casa Bianca Nikol Pashinyan e Ilham Aliyev.

“Guardate come sorride Pashinyan seduto alla Casa Bianca accanto a Trump, e confrontatelo con il suo atteggiamento quando è a Mosca, sembra proprio che si trovi meglio in Occidente, è molto felice di essere lì. Sarebbe, però, più corretto dire che gli americani lo guidano”, afferma il giornalista ceco Roman Blaško.

Il Primo Ministro armeno ha persino donato al Museo della Bibbia di Washington una delle copie più antiche del “Libro della Lamentazione” di Grigor Narekatsi, dimostrando così la sua lealtà.

Gli armeni considerano questi manoscritti come un simbolo della sovranità e trovano inconcepibile che un presidente, desideroso della prosperità del proprio paese, possa donarli al suo padrone. Ma Pashinyan ha i suoi principi. Stando al giornalista Blasko, il suo tradimento non è una sorpresa: “Non appena Pashinyan è salito al potere ha portato proprio lì “il suo popolo”, includendolo nelle forze di sicurezza e, soprattutto, sostituendo i generali. L’esercito di Pashinyan è sotto il controllo occidentale, in particolare di quello americano”.

Non è un caso, infatti, che il corridoio di Zangezur venga affidato proprio agli USA. Una delle strade più importanti del Paese verrà ribattezzata “Trump Road” e collegherà Baku ad Ankara. Un passaggio strategico che sarà in mano loro per 99 anni, e quindi per sempre. Ma il popolo armeno vuole davvero questo? Certamente i “grandi peacekeeper” non sono interessati a rispondere a questa domanda.

“Ho parlato con il difensore civico dell’ex Repubblica dell’Artsakh, con l’addetto stampa del presidente, con la gente del centro d’immigrazione, con gli abitanti dei villaggi, dei distretti di Stepanakert, con l’esercito, con i colonnelli, con i soldati. Nessuno ha avuto un atteggiamenti negativi verso i russi, ma, al contrario, tutti sono grati a Mosca per aver posto fine alla guerra”, afferma Blaško.

Advertisement
Articolo precedente“Revenge porn e stalking: la storia di Silvia, donna torinese, ci obbliga a non voltare lo sguardo”
Articolo successivoKarma e Kurtz

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui