Caso Garlasco: il ruolo cruciale di Daniele Occhetti, perito informatico, nella puntata di Zona Bianca del 20 agosto
Garlasco, agosto 2025 – A quasi diciotto anni dal delitto di Chiara Poggi, il perito informatico Daniele Occhetti torna al centro dell’attenzione grazie al suo intervento nella puntata del 20 agosto di Zona Bianca su Rete 4. I suoi contributi rilanciano la rilevanza delle prove digitali e propongono nuove riflessioni investigative.
Perizia informatica e alibi: il mattino del 13 agosto 2007
Occhetti ha ribadito quanto già emerso nelle analisi originarie: Alberto Stasi accese il suo computer la mattina del 13 agosto 2007, dalle 9:35 alle 12:20, mentre lavorava sulla tesi. Questo periodo di utilizzo coincide con l’orario in cui fu commesso il delitto, consolidando l’alibi dell’imputato ilGiornale.itIlSussidiario.net.
Il contenuto dei computer e l’ipotesi del movente
Parlando in trasmissione, Occhetti ha evidenziato che tra l’accensione del pc e il momento in cui i RIS vi accederono, oltre il 90% dei dati era già stato alterato. Ha spiegato:
“Da quando Stasi ha copiato la tesi sulla chiavetta a quando i Ris hanno preso in mano il pc, oltre il 90 per cento dei dati di quel pc sono stati modificati” IlSussidiario.net.
Queste modifiche compromettono la catena di custodia e la ricostruzione delle prove digitali.
Cosa ha visto Chiara? Forse molto di più nel suo pc
Occhetti ha smontato la teoria del movente basato sul contenuto del pc di Stasi:
“Chiara non ha mai aperto quei file pornografici nel pc di Stasi.” Men On WheelsIlSussidiario.net.
Ha inoltre suggerito che i contenuti potenzialmente allarmanti potrebbero trovarsi sul pc di Chiara, dove sarebbero state effettuate ricerche sospette («sesso + Garlasco»), probabilmente in orari in cui lei non era presente, il che fa pensare a accessi da parte di terzi Men On WheelsIlSussidiario.net.
“Chiara poteva allarmarsi molto di più dai contenuti presenti sul suo computer che non su quelli di Stasi.” IlSussidiario.net.
Il perito ha sottolineato la possibilità che altri soggetti abbiano utilizzato i dispositivi appartenenti a Chiara, grazie all’analisi di cronologie web e file “estranei” alla personalità digitale della vittima Unita.tv.
Ha anche spiegato che le copie forensi originali dei dispositivi sono ancora conservate negli archivi giudiziari e potrebbero essere riesaminate con strumenti tecnici aggiornati o affidati a consulenti diversi Unita.tvIlSussidiario.net.
La perizia originale realizzata da Porta e Occhetti — pur nel contesto di un PC compromesso — offre una ricostruzione dettagliata di un alibi digitale solido. Stabilisce chiaramente che Stasi era impegnato nel lavoro di tesi, rendendo complesso ipotizzare la sua assenza in quel lasso di tempo.
L’intervento di Daniele Occhetti a Zona Bianco del 20 agosto rilancia questioni fondamentali: la validità delle perizie digitali, la possibile contaminazione dei dispositivi, e la necessità di approfondire i contesti informatici spesso trascurati. La pista informatica, lungi dall’essere chiusa, si arricchisce di nuovi interrogativi che potrebbero richiedere approfondimenti futuri.
Secondo quanto ricostruito, Chiara Poggi sarebbe stata uccisa tra le 9:00 e le 9:30 del 13 agosto 2007. Il fidanzato, Alberto Stasi, dichiarò di essere rimasto a casa la mattina, lavorando alla sua tesi di laurea al computer, fino a quando — intorno alle 13 — andò a casa di Chiara e trovò il cadavere, dando poi l’allarme.
Questa affermazione è stata oggetto di verifica attraverso una perizia informatica giudiziaria, che ha avuto un impatto fondamentale sull’intero procedimento.
La perizia informatica originaria, realizzata dal perito Daniele Occhetti, ha ricostruito l’attività sul PC di Stasi (un computer fisso). Ecco i dati emersi in sintesi:
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Il PC viene acceso alle 9:36 del mattino del 13 agosto 2007.
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Rimane attivo e utilizzato per circa tre ore, fino alle 12:20 circa.
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In questo arco temporale risultano aperti file legati alla tesi, documenti Word e PDF.
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Non risultano interruzioni significative né attività che suggeriscano un’uscita di casa.
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Non ci sono tracce digitali di apertura o salvataggio file dopo le 12:20.
Queste informazioni sembrerebbero confermare la versione di Stasi, ovvero che si trovasse al computer mentre Chiara veniva uccisa.
I punti controversi
Nonostante questa ricostruzione, ci sono due aspetti critici sollevati dagli inquirenti e dagli avvocati della parte civile.
1. L’alibi basato sul PC può essere falsificato?
Gli inquirenti hanno ipotizzato che Stasi potesse aver predisposto un utilizzo fittizio del computer per crearsi un alibi:
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L’apertura di documenti può avvenire anche senza reale interazione.
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I file possono essere programmati per aprirsi automaticamente o manipolati.
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In teoria, si può simulare l’attività al computer per coprire un’assenza fisica.
Tuttavia, Daniele Occhetti, nel suo intervento a Zona Bianca (20 agosto 2025), ha spiegato che l’attività riscontrata appare coerente con un uso umano e manuale del PC:
“Ci sono interazioni complesse e continue. Non è un uso automatizzato né simulato.”
Fonte: Il Sussidiario
Un altro dubbio riguarda il margine temporale:
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Se Chiara è stata uccisa tra le 9:10 e le 9:30, è possibile che Stasi sia uscito, andato da lei, commesso il delitto e sia tornato entro le 9:36 (ora di accensione del PC)?
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I periti hanno valutato che in bicicletta il tragitto casa Stasi → casa Poggi duri circa 3-5 minuti.
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Gli accusatori hanno suggerito che in una finestra di 20-25 minuti (dalle 9:10 alle 9:35) il delitto poteva essere compiuto e l’alibi digitale predisposto con l’accensione del computer poco dopo.
Ma Occhetti ha sottolineato:
“Non ci sono prove di manipolazioni dei log. L’alibi digitale è tecnicamente consistente.”
a sentenza e il peso dell’alibi
Nonostante le perizie difensive (inclusa quella di Occhetti), la Cassazione confermò la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni per omicidio volontario nel 2015. Tuttavia:
Il PC non fu considerato prova pienamente esonerante, ma nemmeno prova di colpevolezza.
L’alibi digitale non venne smentito tecnicamente, ma fu giudicato “non incompatibile” con la possibilità che l’omicidio fosse stato comunque commesso da Stasi in una finestra temporale ristretta.
Considerazioni attuali
Nel 2025, con i nuovi sviluppi del caso e la possibile riapertura delle indagini, l’alibi digitale torna d’attualità, soprattutto in base a due nuove riflessioni:Si può oggi riesaminare il PC con strumenti più evoluti? Occhetti dice di sì.
La sovrapposizione tra tempi tecnici e medico-legali potrebbe essere rivalutata con le nuove analisi (es. BPA, DNA, esami sulle garze).
L’intervento di Daniele Occhetti a Zona Bianco del 20 agosto rilancia questioni fondamentali: la validità delle perizie digitali, la possibile contaminazione dei dispositivi, e la necessità di approfondire i contesti informatici spesso trascurati. La pista informatica, lungi dall’essere chiusa, si arricchisce di nuovi interrogativi che potrebbero richiedere approfondimenti futuri.
Foto. V. Viglia











