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Simonetta Matone a Zona Bianca (27 agosto 2025) – Il contesto

La puntata del 27 agosto 2025 di Zona Bianca, trasmessa da Rete 4, ha affrontato numerosi temi di rilievo; tra questi, anche diversi nuovi sviluppi riguardanti il delitto di Garlasco, tra cui la modalità dell’omicidio, il mistero delle tracce di DNA, e la comparsa di una nuova impronta sulla scena del crimine
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Durante il programma, sono intervenuti l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, e l’ex magistrato (ora deputato della Lega) Simonetta Matone, i quali hanno offerto delle osservazioni critiche su uno degli elementi chiave del caso: l’orario dell’omicidio.

Le parole di Simonetta Matone

Simonetta Matone ha espresso forti dubbi circa la logica con cui la sentenza nei confronti di Alberto Stasi si sia basata su una finestra temporale molto ristretta. In particolare, ha messo in luce l’assurdità di elaborare un crimine animato da odio con sole 23 minuti a disposizione per commetterlo, depistare e riprendere la quotidianità, definendo che:

“…in uno spazio di tempo così piccolo per riuscire a commettere un omicidio caratterizzato da animosità e un odio particolare nei confronti della vittima, cancellare le proprie tracce, camminare senza sporcarsi, tornare a casa, accendere il computer e lavorare alla tesi di laurea… bisogna avere una personalità veramente criminale e assolutamente mostruosa.”

“…La Procura avra’ elementi che non conosciamo”

Matone ha inoltre ribadito un principio fondamentale di equità processuale: “preferirei un colpevole in libertà che un innocente in carcere”, sottolineando che una tale incertezza nella tempistica avrebbe dovuto giocare a favore dell’indagato, non essere usata come certezza contro di lui
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A proposito poi della nuova traccia di sangue ritrovata accanto al corpo della povera Chiara, la dott.ssa Matone ha chiosato:

“…IO ALLIBISCO come sia spiegabile che una traccia di sangue cosi’ IMPONENTE non sia stata mai esaminata”

L’avvocato De Rensis ha sollevato la questione ricordando che la consulente medico-legale Rosa Muscio aveva indicato l’intera mattinata come l’arco temporale in cui poteva essersi verificato l’omicidio, senza escludere alcuna fascia specifica
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Nonostante ciò, i giudici nei vari gradi di giudizio si sono concentrati esclusivamente sulla finestra 9:12–9:35, ossia i famosi 23 minuti
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La dott.ssa Matone ha aggiunto a proposito dei 23 minuti nei quali si sarebbe consumato l’omicidio:

“…non e’ possibile condannare Stasi in base ad un tempo cosi’ ridotto, 23 minuti, troppo ridotto. Specie dopo due sentenze di assoluzione…none e’ una situazione chiara”

L’intervento di Simonetta Matone è un richiamo potente al principio “in dubio pro reo”: l’incertezza deve sempre favorire chi è accusato, soprattutto in casi complessi come quello di Garlasco. Il dibattito si concentra su aspetti cruciali dell’indagine — fino a che punto è lecito inferire certezze da elementi tecnici incerti, e come la giustizia debba evitare condanne fondate su presupposti discutibili.

FOTO S. Viglia

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