SI SPOSTA L’ASSE?
In Occidente continuano, tra gli Stati dell’Ue, i soliti battibecchi inconcludenti per la pace, e intanto gli Usa propongono per Gaza ridotta allo stremo un piano con controllo statunitense per 10 anni, resort di lusso e 5milla dollari a chi lascia la Striscia. Frattanto in Oriente Xi Jinping, a Tianjin, città a sud di Pechino, organizza dal 31 al 1° settembre 2025, il Vertice Sco (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai), quale tessitura di una nuova visione globale. Xi accoglie Putin con lo stesso onore tributatogli da Trump in Alaska, e inoltre il leader indiano Modi, che amichevolmente prende per mano Putin (Russia e India sono per lo Zar “un partenariato strategico”), e quello iraniano, i leader e rappresentanti di altri Paesi asiatici. Xi dichiara che stiamo vivendo “un momento cruciale di ostilità, complotti e instabilità a livello globale” e condanna, tra l’altro, gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran come grave violazione dei principi e delle norme del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e come violazione della sovranità della Repubblica islamica dell’Iran”. Un Vertice, quello a Tianjin, che molti considerano voluto da Xi Jinping soprattutto per disapprovare la politica dell’Occidente e quindi per bilanciare l’ordine mondiale a guida degli Usa. La finalità dello Sco espressa dallo stesso Xi è, in effetti, per “un nuovo tipo di relazioni internazionali e per la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità”. Auspicabile quel “futuro condiviso per l’umanità”! Ma come? Al Vertice non è mancata la condanna all’Occidente anche da parte di Putin che ha definito la guerra in Ucraina “una conseguenza del colpo di Stato a Kiev… provocato e sostenuto dall’Occidente nel 2014”. E per lo Zar l’Occidente è inoltre responsabile del tentativo di attirare l’Ucraina nella Nato. Xi, che ha come scopo precipuo il benessere della Cina, ha invitato i partner a sostenere i sistemi commerciali multilaterali condannando implicitamente la politica dei dazi di Trump. Certamente la guerra è ben lontana dal creare benessere, anche se il commercio di armi viene ritenuto redditizio. Xi parla di pace: quanto si implica per realizzarla? “Non esiste -afferma Gandhi- una via per la pace, esiste solo la pace”. Vale a dire un modo di pensare, di essere e di vivere che ha come centralità la pace. Il mondo è ancora molto lontano, pertanto, a riflettere sul pensiero di Gandhi, si finirebbe col ritenere inutile ogni Vertice per la pace. I Vertici finalizzati alla pace continuano comunque a susseguirsi e ad essi si volge l’interesse del mondo globalizzato, non solo delle parti in causa. Così è stato anche per il Vertice dello scorso Ferragosto in Alaska. Trump ha accolto Putin con molto onore, e l’odierno Zar, mentre procedeva col suo passo speciale, forse ancora una volta ha pensato al Governo russo che per 7.200.000 dollari nel 1867 trasferì agli Usa il possesso di quella terra rivelatasi poi ricca per i minerali preziosi all’ultima tecnologia. Al Vertice in Alaska Putin è apparso in primo piano, non ha concesso nulla, eppure la sua immagine è sembrata migliorata suscitando l’elogio, ovviamente in particolare dei russi. Trump non ha riportato nulla, ma l’essersi prodigato per la pace, anche se con scarso successo, gli ha fatto pensare di aver aggiunto qualcosa a quel Nobel da lui tanto agognato. Ahi, amor sui! Vertice, quello in Alaska, per alcuni osservatori inconcludente, si è rimandato il tutto ad altri incontri. Ma è emersa la conferma di talune posizioni dello Zar, il suo allontanarsi dalla pace, di conseguenza il proseguire della guerra con le sue crudeltà. Le stesse come in ogni guerra, come nell’altra molto menzionata, quella in Medio Oriente che i civili di Gaza affama e asseta e manda a morte spietata. La colomba ha ali spezzate, comunque la gente di qualsivoglia latitudine difficilmente abbandona la speranza che la pace possa debellare la guerra. Non definitivamente, non è mai avvenuto, però almeno per un certo tempo, dappertutto è infatti la guerra ad essere ritenuta “sporca” a causa di distruzione e morte e di quel che ne consegue per la ricostruzione della cosiddetta normalità. Ma la pace solitamente avviene quando il più potente degli attori in guerra l’avrà ritenuta per sé situazione migliore. In Alaska tale non l’ha ritenuta Putin. Intanto la Cina continua a dichiarare la bellezza della pace senza, però, implicarsi, forse molto potrebbe, data la vicinanza con Putin e gli interessi in Medio Oriente. Le sue valutazioni vanno, però, su altra linea, su quella, a esempio, dello sviluppo economico e sociale, soprattutto della Cina, e ciò mentre prospetta un nuovo ordine globale che dovrebbe essere in opposizione a quello occidentale. Solo specchio!
Antonietta Benagiano










